# rassegna stampa #
(...?) Ma dove ho già vissuto questa scena?
GB: l’autorià pubblicitaria inglese ha respinto il ricorso dei consumatori contro una campagna della low cost easyJet. L’accusa era quella di “banalizare il tema della guerra e il conflitto in corso”.
No comment.
(Qui accanto prima del weekend c'era l'immagine della campagna. E c'era anche la mia bicicletta davanti alla stazione, legata a un palo. Oggi sono sparite entrambe. Ok, tutto qua.)
# rassegna stampa #
La poesia approda ufficialmente in Parlamento. Repubblica riprende dall'Ansa lo scambio di rime tra Clemente Mastella e Giancarlo Giorgetti.
Castelli e' andato
il movimento e' mortificato
l'Udc vi ha inculato.
Tempo 2 giorni il generale e' in sella
e chi ci ha inculato verra' mutilato!
# rassegna stampa #
Ps: ma prima o poi i Riformisti si accorgeranno che anche se i loro articoli sono accessibili solo previa registrazione, io li linko da qui e li beffo? A beneficio vostro, naturalmente.
... vostro?...
Ohè, ma c'è qualcuno lì?
# cose di musica #
L’altra sera me ne vado a sentire un gruppo. L’Ensemble Vinaccia esegue il suo tributo a Vinicio Capossela. Sostanzialmente una cosa musicalmente ben fatta, nonostante l’acustica pessima. Bravi, dai, bravi tutti. Solo al batterista avrei volentieri tirato una bomba intelligente per come ramazzava indegnamente sui piatti, privandomi a ogni tragica piattata di tutte le frequenze alte per le successive tre battute.
Ma vogliamo parlare del cantante? Io ‘sto ragazzo, permetto, non lo conosco. Ma perché, mi chiedo io, uno che si esibisce in un tributo a Capossela deve sforzarsi anche tra un pezzo e l’altro di imitarne la voce e il modo e la mimica e l’atteggiamento e le parole? Ok, sbattiti, salta di qua e di là, dacci dentro perdio. E il ragazzo ci dava dentro eccome: dal suo completo maron ai 40 gradi del locale si poteva ricavare a fine serata una mappa precisissima delle zone di massima produzione del sudore negli umani. Massimo rispetto insomma per il sudore d’artista.
D’artista, appunto. Giovane, sì dico a te con il capello lungo e la barbetta, giovane per favore: risparmiaci la clonazione totale in diretta. O hai forse delle crisi di identità? La tua dedizione di fan (lo sarai, immagino) arriva al punto che anche nell’intimità parli e agisci come lui?
O è che sei un professionista e ti pagano per fare il buffone al 100%?
Ma forse ‘sto ragazzo in fondo non c’entra del tutto. Non diamogli tutta la colpa, suvvia. Il guaio, la vera peste musicale è 'sta mania dei tributi che sta rovinando gran parte dei giovani musicisti. Ma che senso ha replicare in ogni dettaglio l’altrui repertorio, completo di costumi, mosse e ammicchi? Perché per puntare sullo zoccolo duro dei fan di una star (amo l’originale, vado a sentire il tributo, corro) questo benedetto mini star system della provincia canora ha messo in piedi tutti questi cloni così tanto perfettini e speculari da ispirare una gran voglia di prenderli a calci?
Ma se io domani mi alzo di buzzo buono e ricalco per benino Picasso? E se copio a mano Garcìa Marquez, secondo voi lo trovo un editore? Ma se io copio paro paro un cd e poi lo vendo commetto o no un reato?
Ragazzi, la musica è altro. È altrove.
Intendiamoci. Io sui tributi scaglio la prima pietra perché, confesso, ho peccato, ho tributato. Anni fa, november ’91 se non erro, me ne stavo su un palco quando arrivò la notizia che Freddy Mercury se n’era andato. Il gruppo era una cover band ruspante, la cui sana energia era tutto sommato quasi indipendente dal tasso alcolico e stupefacente.
Avevamo pronta “Show must go on” e la eseguimmo dopo aver dato la luttuosa notizia dal palco. Quello fu un tributo. Vero, improvviso, sentito. La gente lo capì. Il pezzo venne benino immagino, ma mica perfetto. Però c’era l’energia giusta e nessuno si rivoltò nella tomba immagino.
Poi quello stesso gruppo decise di battere il… feretro finchè era caldo (sorry Freddie, ora rivoltati pure) e divenne una specie di queenificio. Ma questa è un'altra storia.
# vecchi tempi, assai vecchi #
Cos’hanno in comune Cynthia Plaster Caster (collezionista di calchi “intimi” di rockstar), Bebe Buell (mamma di Liv Tyler), Paula Yates (ex Mrs Geldof e vedova dell’Inxs Michael Hutchense), Anita Pallenberg e Marsha Hunt (entrambe mamme di un piccolo rollinstone), Nancy Spungen (compagna di Syd Vicious), Pamela Des Barres (ha giaciuto con quasi tutto il rock inglese anni ’60) e le più artisticamente famose Nico e Janis Joplin?
Semplice: sono state delle groupies. Per intenderci, la parte di Kate Hudson in “Quasi famosi”, o la Rosie cui Jackson Browne dedicò una canzone che faceva così.
Una ricercatrice dell’Università di Palermo ci ha scritto su un tomo di ben 300 pagine, Groupie – ragazze a perdere. Ne ha parlato il Messaggero.
Altro rock, altre ragazze, altri tempi.
# ministri canterini #

Ormai si fa prima a contare i giornali che ancora non ne hanno parlato, dei blog dico. Ieri è toccato all'Avvenire in un paginone di cui linko (qui e qui) i due pezzi principali.
# rassegna stampa #
La soubrette Michelle Hunziker, il suo nuovo compagno nonché agente e amministratore del patrimonio, la fattucchiera madre di quest’ultimo, il povero Eros, l’incolpevole Aurora, la nonna preoccupata, la Bild, Amorth l’esorcista del vaticano e last but not least, il demonio in persona.
Ecco i protagonisti del primo vero polpettone estivo con tutti i crismi.
Roba da Rosmary's baby, incredibile.
O è più incredibile che La Stampa lo spari in prima pagina?
# standing ovation #

Quest’uomo mi seduce.
La sua mescolanza mi intriga.
La sua semplicità, la sua energia, il suo impegno, la sua grazia, la sua grinta, tutto ciò in qualche maniera mi compensa: erano aaaanni che nessun musicista rock contemporaneo mi dava queste vibre.
Per non dire del fatto che il suo sguardo a volte mi fa dubitare persino della mia felice eterosessualità.
Comunque, a parte i meriti di Ben, la notizia di oggi è che anche un e-somaro come me ha imparato a mettere le immagini. Olè, standing ovation.
# rivelazioni#
L’altro giorno allibivo leggendo su Repubblica quale nuovo entusiasmante gioco trendy sta prendendo piede in quel di Las Vegas. Si chiama “Hunting Bambi” e funziona così. Si insegue nella foresta una ragazza nuda (Bambi), la si caccia con un fucile che spara pallottole di plastica che marchiano con vernice rossa, la si guarda agonizzare a terra, la si finisce BUM nel medesimo modo, ed eventualmente la si attacca per le braccia al paraurti del fuoristrada per riportarla alla base. Le Bambi sono adulte, consenzienti e ben pagate (2.500 $). I cacciatori sono adulti (?) e ben paganti 10.000 $. È vietato sparare sopra la cintura. Nel sito web trovate info, prezzi, foto, interviste.
Mi pareva una ghiotta notizia, ci stavo lavorando su quando La Stampa del giorno appresso mi svela la bufala.
Trattavasi di un’idea per convogliare traffico sul sito che vende, ovviamente, video porno. Il tutto orchestrato dallo stesso Mr Burdick che anni fa cercò di vendere online la verginità di una ragazza rivelatasi poi una sgamata pornostar.
Ci siamo cascati nell’ordine la tv Klas di Las Vegas, che ha messo online un video molto realistico, la assai meno locale Fox News e da lì con effetto domino vari giornalisti tra cui appunto la mia fonte, Repubblica.
Io me l’ero bevuta molto serenamente, devo dire. Forse perché ancora mi fido dei giornali. Forse perché tutto mi par possibile in un magico paese in cui la sodomia tra adulti consenzienti ha appena smesso di essere un reato penale.
# incontri #
L’altro giorno salgo sul treno e incontro il professor M., mio paziente ma inutile istruttore di matematica e fisica alle superiori. Cordialità e domande.
“Prof, la trovo in formissima, lei è in pensione no? E che fa?”
“Oh guarda, un sacco di belle cose: buoni libri, cinema, le passeggiate. E poi la musica, lo sai che devo dare il 5° di chitarra classica no?”
“Orpo, che vita meravigliosa prof., un nirvana… libri, cinema, musica… il paradiso del tempo ritrovato.”
“Sì vabbè, poi devo fare anche altre cose tipo la spesa, cucinare per mia moglie, insomma dai, le solite cose.”
Sceso dal treno pensavo al mio babbo. Che ha fatto lo stesso mestiere per quarant’anni, ma di pensione si è fatto un anno solo.
E non se l’è neppure goduto.
# fenomenologia del pirla #
Un anno fa arbitrava da par suo un quarto di finale del mondiale nippo-coreano. E subito diventava famoso come affossatore della patria pallonara. Ed essendo il calcio uno dei due valori eminentemente bipartisan del nostro meraviglioso popolo egli riusciva a catturare sulla testa imbrillantinata ogni sorta di ingiurie e maledizioni per una quota all’incirca doppia di quella massima raggiunta dal nostro premier. Poi, tornato in patria, si distingueva ulteriormente sul campo di gioco nella sua diabolica vocazione a scontentare capre e cavoli, quindi perdeva le elezioni politiche della sua città, la cui squadra aveva invano tentato di favorire con qualcosa come 15-20 minuti di recupero, trovandosi essa in difficoltà. Indi rientrava in Italia per un’ospitata assai ben lucrata sulla tv di stato in un programma insignificante con nani e ballerine in cui esprimeva la sua faccia tonda e quel suo cipiglio orgogliosamente indio-idiota. Infine, proprio l’altro giorno, arbitrava per una cifra infima, una specie di sfida scapoli-ammogliati in un paesino romagnolo. Presentatosi genialmente nella patria della Ferrari con un cappellino griffato Williams, il nostro uomo si beccava impavido gli insulti dei circa quattromila presenti, quindi un lancio di uova e ortaggi e infine un inseguimento con annesso tentativo di pestaggio. Protetto da un efficiente servizio d’ordine, il cui costo spaziale era evidentemente algebricamente connesso al suo cachet pezzente, usciva per ora dalle cronache per tornare in clandestinità.
Fermiamolo. Mettiamolo sotto tutela. Qualcuno lo sottragga al suo agente, se ne ha uno. Qualcuno gli faccia leggere Pennac o gli spieghi a voce che fare il capo espriatorio ha senso solo se hai una famiglia numerosa e se ti pagano bene. E che per farlo di un’intera nazione allora il prezzo sale ancora.
# lucertola #
Gente, ma ve l’immaginete che razza di partite potrà raccontare adesso The voice?
# fenomenologia del pirla #
[Par condicio a un solo neurone]
L’unica volta che sono stato ospite alla radio per presentare un mio cd ho incontrato un pirla. Il dj. Ma non il tipo tamarro, no. Il tipo colto. Che infatti presentava lo spazio del jazz.
C’era in ballo non so più quale elezione e mi disse fuori onda che non poteva passare una canzone per “problemi di par condicio”. Trattandosi di brani strumentali la cosa mi pareva singolare. Il brano si chiamava “Hasta siempre” e il suo unico neurone concentrato sul timer e sul mixer insieme (un lavoraccio) non poteva comprendere che si tratta di un saluto, che lo puoi fare alla tua mamma, alla tua bella, al tuo comandante se ce l’hai. Insomma è proprio la cosa che a un dj pirla non diresti mai: pussa via, torbido ignorantello pezzente e sudaticcio.
E così passa il brano. Innominato. Latino sbronzo, sghembo, triste y final.
Poi ho preso il microfono e ho semplicemente aggiunto che si trattava della versione strumentale però, perché quella con le parole ce l’avevano appena censurata. Sì perché raccontava della mamma e della sorella di un dj e delle cose che facevano la notte sulla binasca.
Ora, poi anni dopo capita di andare su Vitaminic a vedere le statistiche di download, cosa che non fai da due anni, e di scoprire che il brano più scaricato di quel poco che hai messo online è proprio “Hasta siempre”.
E lì il dubbio ti viene anche.
Un pubblico di pirla?
# lucertola (il riassunto di un coccodrillo) #
[Son triste per Compay]
Il titolo è del Manifesto e mi pare il più bellino. Anneghiamo il lutto in un rhum, sorbiamoci un sigaro Montecristo di quelli che lui prima arrotolava per sua nonna e poi fabbricava per campare e che aveva fumato ininterrottamente dai 10 ai 95 anni. Nell’aria proprio un son triste, con il suo armonico e la sua voce dietro, segunda.
E che dio ci conservi Rubèn Gonzàlez e quegli altri ragazzi.
# back office #
Oggi ho convocato il mio capo a quattr’occhi e le ho dato un mazzo di rose rosse senza i fiori. Tutto spine. Mentre il sangue le colava dalla mano, ho preso del caffè bollente dalla brocca e gliel’ho versato dall’alto sui biondi capelli. Mentre il caffè le scendeva sul viso pensavo: e il guaio è che non sei neppure brutta, baby. Impietrita mi fissava.
Poi le ho detto che il nuovo progetto che mi proponeva poteva pure tenerselo: che quelle quattro lire in più non mi cambiavano la vita ma più tempo e meno stress invece sì che me la cambiavano.
E poi sono uscito sbattendo la porta.
Leggero.
Ho fatto quattro passi e ho inciampato da paura. Breve idillio con la gravità, silenzio, apnea sonora, ralenty. Tonfo sordo con la faccia sui miei dubbi, sul mio mutuo, sui miei debitori bradipi e sui curricola che devo spedire.
# parole & dubbi #
I primi hanno uno stipendio congruo, rappresentano i cittadini e pigiano i bottoni anche due o tre alla volta per entusiasmo o cortesia, per fare un favore a un amico o uno al paese. E questi si chiaman pianisti ma è una forzatura. Bottonisti, pulsantieri, ditisti, via. Pianista è parola grossa, dai.
I secondi hanno uno stipendo – mi auguro - normale, non rappresentano nessuno se non se stessi e pigiano a una velocità pazzesca su dei tasti bianchi e neri di piccole macchinette a metà tra l’harmonium e la pianola Bontempi. E questi si chiaman pianisti e lo sono per davvero. Volano come lippe e sgravano su rotolini di carta tutte ma proprio tutte le cose che vengono dette nelle sedute parlamentari.
Con la sola esclusione di campanelli e cazzotti questi santi uomini loggano il quotidiano del legislatore. E lo fanno accarezzando i tasti di Michela. Così si chiama la diabolica macchinetta inventata dal signor Antonio Michela Zucco nel 1860.
Ora, a parte che nel 1860 che ancora non c’era nemmeno la patria, un signore brevettava ‘sta cosa a me mi pare già una bella storia. Che poi negli anni Ottanta arriva un altro signore che rivoluziona la macchina è un’altra storia. E poi che infine adesso arriva la nuova Michela è l’ultima storia. Poi basta. Poi io mi chiedo perché il Corsera, la mia fonte in questo caso, non mi spiega come diavolo funziona Michela. Perché non è mica semplice. Come fa uno con 10 tasti alla destra e dieci alla sinistra a scrivere miliardi di parole più o meno sensate, questo non dipende da lui. Mestiere faticoso, turni di cinque minuti, il problema dei dialetti, 150 parole al minuto (contro le 80 della segretaria-jet), ok, tutte cose interessanti, ma perché non mi dici come funziona ‘sto coso?
# zappando #
Ma chi è? Lo vedo ogni tanto che presenta Hitchcook su CineClassics. Con quella simpatia un po’ ruspante e lombarda che sembra un vecchio professore in pensione. E poi lo vedo su Antenna Tre che sproluquia, spronostica, sproclama di calcio. Giocato o parlato, d’estate o d’inverno, scoopato o gossippato. E sempre con quella simpatia un po’ ruspante e lombarda che sembra un vecchio bidello in pensione.
Poi ogni tanto, o con Hitch o con Cuper, una lama di genialità. Tipo che al momento dei saluti dice che sua moglie va a Zanzibar e che lui spera che la mangi una tigre. Ma chi è? Ma che vita fa? Ma come fa a ubiquarsi così sul canale in del cinema classico e sulla tavolata unta e vociante del bar sport televisivo? E poi quel nome che non può essere vero. Però se è vera la faccia, e quella cosa in cima al collo lo è, allora diamine, tutto può essere.
Ma chi cazzo è Joe Denti?
# vecchi tempi #
tanto poi succede ancora..."]
21 anni fa, oggi, indossai i seguenti indumenti nell'ordine:
1. una maglietta da portiere a manica lunga di colore rosso vivo, di un cotone grezzissimo simil-iuta, con il numero UNO in plastica nera appiccicato alla schiena
2. una semplice maglietta bianca a manica corta
3. una canottiera verde intenso con bordi neri, priva di numero sulle spalle e di un tessuto simile al panno del biliardo o a una coperta militare, qualcosa insomma di realmente comodo e traspirante
Così agghindato, un paio di pantaloncini neri della Puma e dei sandaletti di gomma completavano il tutto, me ne andavo felice in piazza a mescolarmi con la folla. Ma non avevo l'età per tirar tardi e presto rincasai.
Sob.
E 'mo quando mi ricapita?
# ach! diavolo d'un motore di ricerchen! #
Istruzioni per l'uso:
1. aprire Google,
2. digitare weapons of mass destruction
3. cliccare su Mi sento fortunato
4. leggere (se sapete l'inglese, altrimenti fatevi aiutare)
5. riflettere (se sapete riflettere, altrimenti non fa nulla)
Mi dicono che funziona in modo simile anche con ricerche molto più sbarazzine (trombare la gnocca, per esempio).
Non è male in fondo pensare che Google abbia un'anima hippy: mettete fiori nei vostri motori di ricerca.
Oggi ho fatto un nuovo colloquio. Trovandomi di fronte a una selezionatrice donna non ho resistito.
E mi sono espresso al meglio nella parte del giovane futuro padre in trepidante attesa di prole. Con un uomo non credo che funzionerebbe. Con la donna è quasi sempre un successo. Se siete al primo figlio (o lo fingete) e sapete intortarla bene può rivelarsi un'apoteosi. Attenzione però: dovete stare all'occhio e capire il personaggio. Un conto è sospingerla simpaticamente a ricordare vecchie emozioni, un altro è farla riflettere sul rapido ticchettare del suo orologio biologico.
In entrambi i casi - ne sono coscio - simulare una gravidanza della compagna/consorte è un privilegio esclusivamente maschile.
Ben altro precario destino vi attende di questi tempi se la pancia che lievita è inequivocabilmente la vostra.
Oggi mi è caduto il telefono cellulare. Si è aperto in tre o quattro pezzi. L'ho visto bene dall'interno.
L'ultima volta che ne avevo visto uno dall'interno stavo a Roma, a piazza S. Giovanni, alla fine di una manifestazione che non ricordo per cosa fosse. C'eravamo io, Mattia e due signori in divisa che ci hanno ordinato di levare le aste di metallo dalle bandiere. Poi ci hanno fatti scendere dal cellulare e via.
Una volta, tempo fa, salendo su un treno si poteva scegliere. A seconda di quanta voglia avevi di avere a che fare con il tuo prossimo potevi sederti nello scompartimento col signore distinto che leggeva il Corriere (scusi, posso dare un’occhiata al giornale?), in quello con la bella ragazza sola (scusi, non ci siamo già visti da qualche parte noi?), in quello con la coppietta vacanziera (limonate sereni, ragazzi, non mi disturba affatto), in quello con la famigliola con bimbi piccoli (scusi, come si spengono questi due generatori di rumore?), in quello con le due signore anziane (come dice? No, spiacente il punto croce non lo conosco), in quello con nessuno dentro (che bel panorama, chissà chi arriverà).
Oggi difficilmente trovi gli scompartimenti. Ma che ci siano o no ti troverai in mezzo a persone che parlottano coi loro cellulari, digitano sui loro cellulari, provano le suonerie dei loro cellulari.
E tu probabilmente farai lo stesso.
Se ancora non l’avete fatto, telefonate al signor Telecom al 187 e chiedete la disattivazione del numero 709. Così non rischierete di vedervi recapitare bollete smisurate per connessioni truffa imposte via web. O proteggetevi in altro modo, con comodi profilattici anti dialers.
Alla Telecom ora sono molto gentili e ti spiegano tutto per bene. La richiesta di disattivazione è addirittura gratuita. Sì, perché fino al mese scorso si dovevano cacciare ben 13 euro e rotti per farsi togliere un servizio che te ne succhiava molti più assai.
Se invece, come me, avete ricevuto una bolletta strana (per me son solo 40 zucche in più ma in giro c’è del gran peggio) allora leggete qui cosa dovete fare.
Ps: è la prima volta che linko alla polizia di stato, ops scusi signor brigadiere addetto al controllo che legge queste righe… alla Polizia di Stato.
Apprendo che qui c’è un’ottima biblioteca delle menzogne che potete consultare per valutare meglio le mille catene strappalacrime (le peggio incurabili malattie infantili) o le leggende strapparabbia (bonsai kitten) che circolano sulla rete e infestano le nostre mail.
Io non lo sapevo che Alfredo Nobel si rifiutò di istituire un premio per la matematica perché sua moglie si sollazzava sovente con un matematico.
Ovviamente il fatto che io non lo sapessi non significa che ora sia vero.
Se per caso ci avete il satellite e codesto canale e per altro puro caso siete interessati dalla pubblicità in tutti i suoi meravigliosi e pessimi risvolti allora non perdetevi questo programma.