proposta indecente
Meglio una canzone (della solita marcia nuziale)
Ehi voi… sì dico a voi. Proprio voi due, sì. Ora, se per cortesia la smettete un secondo di limonare romanticamente sulla panchina sotto la pioggia, o dentro a un portone o in fondo a un cinema, se finalmente capite che è ora di dare un senso compiuto alla vostra unione e decidete infine di unirvi nel vincolo supremo che è proprio dell’idillio dell’amore, voi, ascoltatemi. Quando urgente sarà il desiderio di rendere unico quel giorno fatidico che vi attende, ebbene sappiate che qualcuno lassù ha pensato a voi, donandovi un’occasione preziosa. Comprate il cd di Mariano Apicella, compilate il coupon allegato e, con una botta di fortuna (o qualche raccomandazione) potrete avere direttamente al vostro matrimonio lui in persona. Lui, il parcheggiatore-menestrello dalla voce di cherubino e dalla chitarra suadente, il musicista di corte miracolato dalla sorte, il sublime compositore che indegnamente volge in crome e semicrome le parole dell’Italia che ama.
quizzello mattutino: soluzione
Sono i morti che guadagnano di più
Secondo Forbes i signori qua sotto sono vere macchine da dollaro. Anche se sono passati a miglior vita da tempo.
Se volete saperne di più cliccate sulla tabella e leggete i bilanci.
| Rank | Name | Earnings ($mil) |
| 1 | Elvis Presley | 40 |
| 2 | Charles Schulz | 32 |
| 3 | J.R.R. Tolkien | 22 |
| 4 | John Lennon | 19 |
| 5 | George Harrison | 16 |
| 6 | Theodor "Dr. Seuss" Geisel | 16 |
| 7 | Dale Earnhardt | 15 |
| 8 | Tupac Shakur | 12 |
| 9 | Bob Marley | 9 |
| 10 | Marilyn Monroe | 8 |
| 11 | Frank Sinatra | 7 |
| 12 | Richard Rodgers | 7 |
| 13 | Oscar Hammerstein II | 7 |
| 14 | Jimi Hendrix | 7 |
| 15 | Cole Porter | 6 |
| 16 | Irving Berlin | 6 |
| 17 | Dr. Robert Atkins | 6 |
| 18 | James Dean | 5 |
| 19 | Jerry Garcia | 5 |
quizzello mattutino
Ma che ci fanno insieme?
Un plauso (e magari una birra) a chi indovina da quale classifica è tratta questa top 5.
1. Elvis Presley
2. Charles Schultz
3. J.R.R. Tolkien
4. John Lennon
5. George Harrison
La soluzione su questi stessi schermi dopo mezzodì.
profe, ecco la giustifica
Blogvagando. Ho visto cose che voi umani...
Sì, rieccomi, dicevamo? Ok, sì sono stato impegnato. Ho visto una commedia hollywodiana, bravi e belli, sì divertente, ma era dei geniali fratelli Coen e allora siamo solo perplessi o assai delusi? Poi sono andato a sentire un gruppo, ho bevuto una birra con vecchio amico e amenità varie e un bel “chissenefrega” me lo dico da solo.
In realtà pur assente dal bloggare attivo ho percorso qualche nuova via qui sopra. E continuo a stupirmi. Che non appena uno esce dal personale recinto dei blog che segue abitualmente (qualcuno in più dei pochi link disordinati che trovate in fondo a destra), non appena uno varca il confine del conosciuto si può perdere davvero. E se dici “Esco 10 minuti”, stai certo che tornerai dopo 30 e via così. Esponenzialmente. Esattamente come la sbrodolata che segue.
Così ho visto blog di carta. Quelli ospitati da un quotidiano e mensilmente pubblicati sul medesimo. Ho visto un blogger rifare stupendamente lo stile Soncini e finire anche lui su carta e con i complimenti meritatissimi della parodiata medesima. Ho acquistato il primo atteso numero di una rivista di carta e prima ancora di poterla sfogliare avevo già letto qua e là almeno tre pareri diversi, contraddittori e interessanti. Ho scoperto la storia del theremin (avete presente quella specie di sciamano che si agita sul palco ai concerti di Vinicio Capossela? Quel tipo suona il theremin). Ho scoperto che il Viagra fa avere gli amplessi blu, ma ti aiuta anche a scrivere pezzi come questo. Ho appreso che la lobby della chirurgia estetica, dopo aver prima gonfiato e poi sgonfiato le puppe al mondo, ora punta a lavorare sulle dimensioni. Ma non le solite, quelle della spada: quelle del fodero. Ho capito che quel pazzo di Ali G. che imperversa sottotitolato la sera su Jimmy conciato come un rapper pappone è laureato a Cambridge in cultura afroamericana. Mi sono dispiaciuto per il suicidio di un cantautore che neppure conoscevo. Ho visto uno splendido elenco di bloglink sottesi da una compiuta metafora cinematografica. Ho appreso che l’autrice e la regista di Bridget Jones, Hugh Grant, lo sceneggiatore delle commedie blockbuster inglesi (già inventore di mr Bean) e lo stesso Rowan Atkinson sono un fertile gruppo di amichetti che si scambia le idee dai tempi del college. Ho letto tanti di quei pareri su un film che vorrei vedere (intervento del regista compreso) che quasi quasi non lo vado più a vedere. Ho scoperto una sirena che, pazza d’amore per un marinaio blogga la loro storia e gliela regala. Ho scoperto che in USA parte la terza edizione di una serie di cui mi arrabatto a seguire insieme la prima e la seconda serie (oh, ma questa qui non è morta venerdì? Ah no oggi è domenica). Ho visto i primi blogvagiti di una interessante autrice di cui ho letto cose interessanti sul MDS (e che mi ha insegnato la coniugazione originale e partenopea del verbo cazziare). Ho scoperto che un dj bravo e belloccio ora tiene una rubrica sul Sole 24 Ore, su un tema molto a la page come la responsabilità sociale delle aziende. Ho scoperto che sul Giorno il giovedì (solo carta ahimè) c’è una promettente rubrica titolata “Storie di parole”. Ho saputo che un notissimo a apprezzatissimo blogger se ne esce con un romanzo. Allungo ancora l’occhio avanti e vedo che Dispenser del sabato sera promette un’intervista al traduttore di Palahniuk. Che gli GnuAward forse portano sfiga. E altro ancora che ora non rammento e che si è perso sullo schemo, nello zaino, o su qualche interminabile treno. Insomma, c’è tutto un mondo là (qua?) fuori.
E in tutto questo blogvagare ho trovato anche il modo, come ogni benedetta settimana che qualcuno manda in terra, di portare a casa la pagnotta.
parole: sport estremi
Tautopassera: plaudiamo passera pacifista!
Si chiama tautogramma, si fa con le parole ma è a tutti gli effetti uno sport estremo. Non fate quella faccia, provateci. Provate a raccontare una storia o a descrivere qualcosa utilizzando solo parole che iniziano con la medesima lettera. Qui, parecchie notizie (e un gran tautogramma in P) su “Povero Pinocchio” un libro spassosissimo, nato dai corsi di Umberto Eco a Bologna, che comprende naturalmente molti esercizi estremi di questo tipo. Ma sto divagando.
Rilancio dunque volentieri la palla rimessa in mezzo da yaub e vi invito a leggere su “Lessico e nuvole” (preziosa rubrica di giochi ed enigmistica a cura di un certo Bartezzaghi) Tautopassera, morfologia, fisiologia, storia, amori, politica, consigli pratici, proverbi e altro, tutto sui sui genitali femminili. E tutto solo con parole che cominciano per P.
Incantevole, spettacolare.
Off topic post scriptum: no, non ho ancora provato a risolvere i problemi di visualizzazione di Burp!. In compenso mi è sparito anche il margine sinistro che dava un po' di aria al testo. Scusate. Ma c'è il corso di blog al CEPU? Quasi quasi...
musica, saldi: 3 post al prezzo di uno
Rock, latin, & Tenco
Riprendo dal “Riformista” e accorpo qui ben tre begli articoli di argomento musicale usciti questa settimana.
Qui, un bel profilo di Ben Harper, presto in Italia. Io ho già detto la mia su di lui (mannaggia dov'è quel post...). Dimenticando di aggiungere che credo sia il suo l’unico disco di rock uscito negli ultimi due anni che non mi stufo di far girare. Ma si sa che qui il titolare è un pre-matusa snobbone e jazzofilo che rinnega il suo passato di poppettaro-rockettaro-marchettaro.

Qui, un bel profilo di Tommy Mottola. Come chi è? Ex manager Sony ora in affari per conto suo. Scopritore dei talenti vocali (e non solo vocali, direi) di Mariah Carey (sua ex moglie), Jennifer Lopez (sua ex fidanzata), ora impegnato nel lancio palanetario di Thalìa Sodi (v. foto, già cantante dei "Vaselina"...) e prossima bomba del latin-pop (sua attuale moglie). Ebbene sì: dico a te, volonterosa ragazzina gorgheggiante che sei di nuovo rimasta fuori da "Saranno Famosi". Scrivi a Tommy Mottola, detto pigmalione e accludi foto. Non si sa mai.
Qui, una presentazione critica del Premio Tenco 2003 che premia tra gli altri Gaber, esattamente come 29 anni fa nell’edizione d’esordio. Dove va la musica d’autore? Ci siam persi un’intera generazione o sbaglio? Questa la tesi non peregrina dell’autore, malinconicamente perso tra le lodi per quelli bravi che ci sono, e il rimpianto per quelli che non ci sono più.
Ps: occhio a Rai 2 e Radio 2 che trasmetteranno il Premio Tenco. Quando?
omonimie risolte
5 nominations, 2 Oscar, 7 mariti, 20 romanzi
Perdiana, non male il curriculum di Elizabeth Taylor!
Già, solo che le Taylor sono due.
La più nota è la Liz hollywodiana, Cleopatra, la diva dagli occhi viola, per intenderci.
L’altra è una scrittrice inglese (“the dark british lady”) attiva tra i Quaranta e i Settanta, tanto sofisticata quanto spassosa.
Mai uscita in Italia. Ora l’editore Giano ne ha acquistati quattro titoli. Siamo curiosi.
Qui, il Riformista.
campagne elettorali
La coscia dell’infermiera e i cetrioloni padani
Storie e storielle di candidati dalla campagna elettorale trentina per il presidente della Regione.
Qui, il solito brillante Gianantonio Stella su Corsera.
Chi trovasse l'immagine del manifesto elettorale in cui il candidato del centrodestra Carlo Andreotti “truccato da arrapato matusalemme, allunga la mano sotto le gonne di un’infermiera”, è pregato di segnalarlo al titolare, che mi par cosa assolutamente degna di attenzione nazionale.
ancora pippe (non mentali stavolta)
Giudici pazzi, primo caso in Francia. Allora è epidemia?
Tempi duri per i magistrati. Un giudice della Corte d’Appello di Bordeaux colto a farsi una pippa durante l’arringa di un’avvocato (sì, con l’apostrofo). Si ignorano, per ora, i motivi del gesto.
Secondo alcuni rumors il magistrato avrebbe un suo blog e avrebbe inteso schierarsi in modo inoppugnabile con Guia Soncini.
Bocciato. Che qui mica è il Verna’oliere, diamine.
scrittori: graditi ritorni
Bentornato, Mordechai
Scritto nel 1990 da Mordechai Richler, arriva in libreria per Adelphi “Solomon Gursky è stato qui”. Sono ben 596 pagine. Basteranno? Dico basteranno a chi appena letta “La versione di Barney” ha visto scomparirne l’autore e ha cercato invano consolazione ne “Il mio biliardo”? Basteranno a chi sovente torna ad abbeverarsi di dolcezza e cattiveria dentro i pensieri e la vita di Barney Panofsky?
Il "nuovo" romanzo narra avventure e peripezie di una famiglia ebrea di Vilnius che traversa l’oceano alla fine dell’Ottocento e brigando e truffando, pian pianino mette su il suo bell’impero multimiliardario basato su contrabbando di alcol e hotel con piacenti donnine.
Basteranno queste 596 pagine? Spero di sì perché il mio Barney è parecchio consunto e puzza di sigari e whisky.
E per chiudere, una scintilla del vecchio Mordechai. Barnard (il più cattivello dei figli di Solomon) sta sul letto di morte. La moglie Libi gli chiede se crede in Dio.
E lui: “Come puoi pensare a stronzate simili in un momento come questo? ... Non capisci proprio niente. Se Dio esiste, io sono fottuto.”
scrittori: tra chat e cartoon
Libri che sono un paesaggio
La chat con Alessandro Baricco di quest’anno mi è parsa un pochino meno interessante di quella dell’anno scorso. O forse che quella era una novità e mi aveva intrigato di più. O forse che “Senza sangue” mi ha un po’ perplesso e non sono il solo. Però anche quest’anno non sono mancate le cose interessanti (vedi per esempio l'estratto qui sotto) o quei casi strani in cui una semplice domanda è talmente più bella della possibile risposta che finisce per basire anche lo scrittore.
Chat a parte, sempre a proposito di Baricco, andrebbe comunque letto (anche se non vi piace Baricco intendo), il pezzo che ha scritto su Repubblica a proposito di "Appuntamento a Belleville", il magnifico cartoon francese in arrivo per Natale.
"A me non piacciono molto i libri che vai avanti perché vuoi vedere come va a finire. Mi piacciono quelli in cui, potendo, staresti lì, senza andare avanti. Quielli che sono un paesaggio, e non una strada. Per cui anche quando scrivo libri che sono strade (Seta, ad esempio, lo era) li scrivo come uno che costantemente si lascia distrarre dal paesaggio, e perde tempo per strada, e alla fine si siede sotto un albero e guarda quello che c'è intorno, e parte con la fantasia. "
live music: Brian Auger
Per tutti i drawbar! What a family!
Supportato da un emulatore di Rodhes e da un signor Hammond, da una infuocata cantante (sua figlia Savannah la rossa, god bless her mama), da un drumming mai banale (suo figlio Karma) e da un basso che pompa (adozione in vista?), il buon Brian Auger (che sta ormai sui 65) ha tirato fuori parecchi conigli dal cilindro. Sfoggiando con naturalezza britannica una camicia impossibile per un ultrasessantenne, arrampicandosi su un italiano autoironico e istrione, Brian ha accarezzato, schiaffeggiato, scivolato, svolazzato, scosso, vibrato su tutti i tasti a disposizione, rifilandoci una serie di uppercut bluesy, diretti funky, ceffoni rock, sputazzi jazzy. E sgocciolando ulteriore sudore lubrificante su quella tastiera già per sé ripida e affilata che quando la tocca uno bravo davvero, ti ribalta i punti di riferimento: e così par che sia il rotor a star fermo mentre tu e il tuo mondo vibrate.
Con la mia seconda birra è finita anche una “Light my fire” lenta e dolente, in post-atomic version per intenderci.
Poi… poi si è fatto tardi e se restavo oltre mi perdevo uno scarpone. Il guaio è che in questa vita vedo sì molte albe. Ma le vedo dalla parte sbagliata del giorno. Quindi, a malincuore, ho lasciato la Auger family su un blues latino e non so cosa mi son perso. Me lo racconterà chi c’è stato (magari proprio qualcuno di quelli che assai gradevolmente hanno aperto la serata).
La foto di Furio Sollazzi, è tratta da qui.
adv: legge Gasparri e bimbi in tv
Tutti contro Titti

Titti De Simone è il deputato di Rifondazione autore dell’emendamento sul divieto di presenza dei minori di 14 anni negli spot tv che ha fatto inciampare il governo. Lì per lì la notizia era l’inciampo della Gasparri e la presenza dei primi franchi tiratori. And so we loved you, Titti.
Ora però provate a pensare di lavorare in pubblicità e a togliere tutti bimbi dagli spot tv. Un bell’esercizio in teoria, no? Un gran casino nella realtà. Tutte le campagne di svariati prodotti (pannolini, giocattoli, merendine ma anche banche, iniziative sociali) sono a rischio. Per non parlare della rappresentazione del concetto di famiglia, altro topos obbligato della comunicazione pubblicitaria.
E se non vi basta allora pensate al vile soldo che c’è in ballo. Quanti danari entrano nelle tv grazie alle inserzioni coi bimbi?
O pensate alla disparità di trattamento con gli altri media: bimbi via dalla tv ma ok su stampa e affissioni? Ma ha senso?
Gli attori del settore sono divisi tra coloro che si grattano la zucca perplessi e coloro che fanno pressioni perché si rimedi. E in fretta “che tra poco è Natale e il bimbo mi serve eccome nello spot, perdiana”.
Insomma, Titti, abbiamo apprezzato davvero, ma ora su: fai ritorno nella tua brava gabbietta, dai. Nulla di personale, sia chiaro.
Fonte di questo post una pagina di Europa del 15-10. È online, ma non riesco a linkare diretto. Ergo usare l'archivio e digitare "spot".
al volo
Guia vs bloggers: secondo round
Mhmm... oggi la vicenda Guia si fa ancor più spinosa e pelosa. La Soncini sul Foglio di oggi commenta le numerose accuse personali ricevute dai bloggers dopo l'articolo di martedì: son volate parole grosse, ovviamente supportate dall'anonimato, più qualche riferimento personale di troppo per i miei gusti. Ma la Soncini si adira a tal punto da minacciar querele solo quando qualcuno le suggerisce la lettura di "Come trovare un marito dopo i 35" (se n'è parlato anche qui sotto, scroll & read). E allora io capisco che scherza.
Credo.
Comunque YAWN, forse sarebbe il caso anche di parlar d'altro. Anche perché poi tutto questo ripiegarsi su noi stessi e bloggare solo di blog non pare davvero un po' troppo onanistico? E se avesse ragione Guia?
bloggers on blogging
Opinioni di un blogaiolo
Premessa: le seghe mentali fanno venire l’acne mentale. E vi sfido a pensare limpido con il cervello colmo di foruncoli.
Dunque, senza la pretesa di dire cose nuove, qui c’è una bella risposta al pezzo di Guia Soncini e relativo dibattito.
E poi che dire di un pezzo che contiene già le risposte alle proprie stesse domande?
Mi pare valida la proposta di differenziare i nomi: chi scrive il diario lo chiamiamo X e chi fa rassegna Y. E già, bravo: e così resta comunque il problema degli XY (sottoscritto compreso).
Mi pare significativo, poi, apprendere che i blog di Repubblica siano “forumizzati” al limite dell’ingestibilità. Selvaggia ha tolto i commenti, Wittgenstein e Camillo non li hanno neppur presi in considerazione. Ergo: se sei un “very important blog”, o accetti il rischio o ti scordi i commenti. Ma la questione riguarda probabilmente lo 0.1% dei blogger.
Sull’anonimato Guia ha senz’altro un po’ di ragione però ci sono parecchie eccezioni di blogger che si firmano. E l’anonimato diventa un problema davvero spinoso solo se si diffama (sulle corna o altro; a proposito: ma esiste davvero poi il Lui rancoroso protagonista della prima parte dell’articolo? Qualcuno dice di sì.)
Il problema è che questo è un mondo nuovo e vario e che a far di tutta l’erba un fascio si fa in fretta ma poi si rimane lì col rastrello in mano a chiedersi: e ora? Con tutta quest’erba che ci fo? La vendo, pensano alcuni giornalisti. E sul loro bravo covone costruiscono un pezzo che qualcuno paga. Ma mica è colpa loro, è il mondo che va così.
L’unica distinzione valida, secondo me, resta su cosa/come si scrive. Premesso che tutti hanno diritto di bloggare come gli pare, io leggo quelli che dicono cose interessanti (sono parecchi) o che rendono il loro privato interessante anche a me che non li conosco (sono meno ma ci sono).
E infine, non sono il primo a dirlo, Guia ha molto in comune con i blog: l’impostazione molto personale dei pezzi, il linguaggio che mescola i registri senza trascurare il triviale, lo stile tagliente e provocatorio. I suoi pezzi dalla laguna veneta o tutta la serie “Estate” (compresi i litigi con il proprio perizoma) non erano altro che il suo diario. Un signor diario dato che lei sa scrivere (e ragionare). Buon per lei che qualcuno la paga per scriverlo allora.
Probabilmente sono molti i blogger che vorrebbero fare i giornalisti. Io no: io vorrei essere pagato per fare il blogger. Proprio come Guia Soncini.
blogger on blogs
Segaiolo a me? (...ma si vede tanto?)
Suggerirei di recarvi in edicola ad acquistare Il Foglio. In alternativa potete collegarvi al suo sito dopo mezzodì. Potrete leggere "Vita da blogger 1 e 2" (le firme sono di Wittgenstein e Camillo) e "Il rimuginare autistico e logorroico in cui affoga il demiurgo del blog (Anche i più lucidi possessori di sito-contenitore alla fine rientrano nel popolo di segaioli orfani di editore)" by Guia Soncini. Io me li tengo per la pausa caffè o per quando ho tempo. A risentirci per i commenti.

# nome de plume e coup de teatre #
Melissa P. alias Giuseppe G.?
Intellettuale-scrittore-polemista-blogger confessa: sono io il vero l’autore di “100 colpi di spazzola”.
Il disvelamento, tutti i particolari (e i commenti) qui e specialmente qui (un po' lungo ma merita).
Chi - avendo nella vita cose più importanti da fare - non ha seguito tutta la vicenda dal principio, ne trova un onesto riassunto qui.
# ach, diavolo di un conflitto di interessen! #
Ho passato un buon weekend, grazie. Non ho bloggato perché impegnato in chiacchiere e libagioni con un amico tedesco che è calato a trovarci dal nord. Musica, bambini, lavoro, donne, genitori, cucina, birra. Un sacco di argomenti, insomma.
Gli ho parlato anche di blog, naturalmente. L'amico fa il giornalista per la radio, tra l'altro. Si è incuriosito. Secondo me tra qualche mese ne apre uno anche lui.
Inevitabile poi parlare del nostro premier, del kapò Schultz, del sottosegretario Stefani inseguito dai bagnini romagnoli, del nuovo Fini che da destra dice cose di sinistra. Di politica, di informazione. E di tv.
Così a un certo punto - esaurita la mia lunga e lenta spiega - siamo proprio davanti al video quando l’amico teutonico, brandendo il telecomando, chiede: “Insoma, ma ci è una telefisione ke anke indiretamente non è kontrolata da Perluskoni?” E io sereno: “C’è, c‘è: premi il tasto 7”.
…
Uhm… ok. Con calma. Da capo.
# sintonie #
Radio killed the video star?
Non accadrà mai, lo so. Almeno non in questa vita. Ma sono mesi che vado ripetendomi quanto la radio di oggi può essere decisamente più interessante e divertente della tv. La ascolto a fasi e la riscopro ogni volta. Ho riscoperto “Caterpillar”, non ho mai smesso di amare “Dispenser”, ho appena scoperto “Tutti i colori del giallo” e “Ogni maledetta domenica” (che ha anche il suo blog). Tutta roba di Radio 2, lo so. Ma che ci posso fare se sul mio nuovo micro ricettore portatile Radio 3 è un fruscio e tutta la banda FM inaffidabile?
Devo dirlo al signor Sony.
# del desiderare la donna d’altri #
Ti lamenti di tua moglie? Beccati questa che è peggio
Si chiama “Wife swap” (scambio delle mogli), è un nuovo format tv inglese che fa 5 milioni e mezzo di audience. Lo hanno già acquistato i tedeschi, lo faranno in USA, gli inglesi stessi progettano le varianti “Holiday” e “Celebrity”.
È un successone insomma. E non è quello che pensate. Il sesso, per intenderci, non c’entra nulla.
# senza sangue, ma anche senza apostrofo #
Permalosetto?
Oggi, di sguincio, sono entrato al volo nella chat con Baricco. Ho buttato lì un paio di cose: su Novecento (ottimo libro, pessimo film, ma che colpa ne hai tu?), sui blog (che ne pensi?). Non mi ha risposto. Lo immaginavo. C’erano solo altre 1652 domande e probabilmente più interessanti.
Però forse potevo anche evitare di fargli notare che aveva scritto un'altro con l’apostrofo.
A volte odio a morte il correttore di bozze che ancora vive dentro di me. Come liberarmene?
RAEB RAEBcarta: premiazioni
Università di Harvard, gremita la sala dei congressi.
Un distinto signore si presenta sul palco
brandendo un’anatra morta.
Ok, ora lo arrestano e lo schiaffano a Guantanamo.
No. Applausi, strette di mano: lo premiano.
Gli consegnano un lingotto d’oro lungo m. 0,000000001,
ha diritto anche a un discorso di ringraziamento,
ma con tempi ben precisi:
non più lungo di 31 secondi (24 tecnici e 7 divulgativi).
Sono gli Ig-Nobel, i premi per le ricerche più inutili e stravaganti.
Qui ne scrive il Riformista.
Il signore in questione, per la cronaca, si chiama Moeliker,
fa il biologo e ha compiuto studi di grande interesse
sulla necrofilia omosessuale tra le anatre.
Tra gli altri premiati quest’anno: una ricerca sulle superfici
più adatte al trascinamento di una pecora,
uno speciale bronzo per statue che non attira i piccioni
e infine la dimostrazione scientifica
della preferenza accordata dai polli alle persone di bell’aspetto.
(Quest’ultima tesi potrebbe spiegare almeno in parte
le confidenze accordatemi da una gallina in un vecchio post).
Il titolo di questo post, lo dico per chi non l’avesse riconosciuto,
è il caratteristico verso dell’anatra durante la copula.
dubbi improvvisi
società: comune senso del pudore“Scusi agente ma il vetro si sarebbe appannato… dopo!”

# letture: wedding-marketing #
That's marketing, babe
Lei si chiama Rachel Greenwald e il marito se l'è trovato a 28 anni (tre i pargoli, per ora). Il suo libro si chiama "Find a Husband After 35 Using What I Learned at Harvard Business School", già in vetta alle classifiche USA, presto in GB, diritti per il cinema già venduti, insomma un gran bel business. Complimenti aalla signora.
Ma pare non sia il solito caso di "chick lit" o il nuovo manuale di una Bridget Jones frustrata. Il libro prevede ben 15 precise tappe per trovare l'anima gemella. Si va dal Marketing Focus (assicurarsi di essere veramente in cerca di un marito) al Marketing Support (garantirsi l'aiuto di un amico nell'impresa). Poi si passa al packaging (migliorare l'aspetto fisico e mostrarsi al meglio), al telemarketing (chiamare tutti i conoscenti e chiedere di organizzare incontri) e via dicendo. Per arrivare alla exit strategy, cioè il momento clou di ogni relazione, quando la donna decide se lasciare oppure sposare l'uomo con cui esce.
Ordunque, amiche single che vi lamentate in continuazione che noi, magnifiche prede, siamo tutti o già saldamente presi, o irrimediabilmente immaturi o gaiamente felici su altre sponde, che aspettate? Volete forse attendere che il libro esca qui da noi e avere migliaia di concorrenti che usano la vostra stessa strategy? Se fossi in voi lo ordinerei online così da cominciare a studiarmelo per bene.
E se vi capita di passare da Londra, sappiate che lì esce in gennaio e il titolo sarà "Come trovare un marito dopo i 30 anni...". Ma è solo una scelta editoriale riferita al mercato inglese. Il libro è lo stesso. Accattatevìllo e poi invitatemi alle nozze, claro.
# carta: novità? #
Dopo quasi due anni di preparazione, vari test, un sacco di soldini spesi, una mega campagna a sostegno è uscita finalmente l’edizione italiana di Vanity Fair by Condé Nast. Come già si temeva una signora delusione per tutti coloro che si aspettavano una novità nel panorama dei “femminili”. Non dico un altro Donna, un'Amica ma insomma una boccata d'aria.
Allora, chi va di fretta si accontenti del commento ficcante di Luca Sofri: "Sono andato a comprare il nuovo Vanity Fair italiano e mi hanno dato IoDonna dell’anno scorso".
Chi ha più tempo si legga l'arguto pezzino del Foglio: Grande Testata partorisce il solito "mangio-tutto-e-resto-magra".
# carta: peccati capitali #
Del rumoroso rosicare della ex
dello scrittore ormai famoso
Ok, facciamo un gioco: tu che stai leggendo sei una giovane apprendista scrittrice. A un seminario estivo conosci un giovanotto tale quale a te: di buona volontà e di belle speranze, divorato dalla passione per lo scrivere. Ma afflitto da un persistente blocco creativo. Vi piacete e vi fidanzate. Poi, nell'anno seguente, mentre tu produci solo un raccontino e una misera sceneggiatura lui… Be’ lui scrive un tomo di centinaia di pagine che battezza Le Correzioni e che in breve diventa un best seller mondiale. E nel frattempo vi siete anche lasciati. La domanda è semplice: non provi un pochino di invidia tu, che ti resti la sconosciuta Kathryn Chetkovich, di fronte a lui che diventa Jonathan Franzen? Qui, dal Corsera di lunedì, tutta la storia.
# scintille #
Elogio del lateralismo
Sul blackout continuiamo a leggere di tutto. Ma nel diluvio di banalità vorrei sottolineare alcuni pensieri “laterali”.
1. La teoria del caos
Da un collega blogger, un brillante collegamento tra il buio totale e il luminoso compleanno del premier. (Leggi il post titolato “La teoria del caos e i piani ben riusciti”).
2. Coincidenza
Di fronte alla notizia del blackout due persone che tra loro non si conoscono (un amico mio e un’amica di una mia collega, per la cronaca) hanno prodotto lo stesso commento poeticamente spiazzante: Caspita, chissà come si vedevano bene le stelle.
3. Riscoperta
Adriano Sofri ha scritto che grazie al blackout ha rivisto per la prima volta dopo anni il buio, quello nero, quello vero, quello che in cella non c’è mai.