segnali dall'alto
Non avrai altra radio all'infuori di me
Ieri, ore 18.20, Milano, Stazione centrale. Salgo sull'interregionale, sgomito e combatto la quotidiana guerra per un sedile. Ho Caterpillar nell'auricolare ma in stazione la ricezione è disturbatissima e precaria. Poi sento un fort BZZZ, un'apparenza di lieve scossa dentro il timpano. La radio si spegne. Pile scariche, penso. Mi siedo e sistemo le masserizie. Sospiro mentre il vagone si pigia di umanità alla rinfusa. Riaccendo la micro-radio e sussulto: tutte le mie 20 emittenti in memoria sono scomparse. Al loro posto, solo una voce maschile nitidissima che mi dice del peccato e della redenzione. Cosa significa? È accaduto ad altri, spero. O è un messaggio in esclusiva per me?
Fine di una storia: lettera d’amore e di addio
Mia amata Lady Sweet,
le nostre strade stanno per separarsi. Quando ci incontrammo, era il ’99, ti feci un voto di fedeltà assoluta, di complice dedizione. Tu, muta, annuisti. Firmai un assegno e fosti mia.
Il contatto con te mi dava i brividi. Non ero bravo, lo so, ma volevo diventarlo. Da giovane ero stato per 4 anni con una tua cugina minore giapponese, ma poi ci eravamo lasciati. Poi, la castità assoluta per un intero biennio.
Tu m’incantavi: solo a guardarti, sinuosa e inerte, fremevo. Tenerti in braccio e cullarti, scivolare le dita sulle tue forme, accostare la bocca a te, sentire la tua voce lievitare, schiava della mia bocca, respirare dentro di te… Era vero amore. E cresceva.
Poi pian piano me ne accorsi. Il tempo passava e tu, tu non godevi, lo so, me ne accorsi, lo sentivo nonostante le tue pietose bugie. E allora io scappai. Scappai via, mi annegai in una tinozza di Jack Daniel, mi stordii con un cargo di PallMall e non funzionò. Ti avevo davanti tutti i giorni, tu e il tuo sguardo muto, tu e il tuo silenzio accusatorio. Così ti relegai nel sottoscala buio e tornai a sollazzare le mie dita con vecchi ottantotto tasti bicolori. E intanto la mia vità cambiava velocemente e, ad ogni nuovo cambio (pendolare, marito, padre), tutti i tempi si contraevano. Così un anno fa, scoprii che non ero nemmeno geloso quando te ne andasti a passare il Natale da un amico, che ti baciò a lungo e a carnevale ti riportò qui. Eri felice da lui? Non rispondesti neppure, sdegnosa.
Ti avevo battezzato con quel nome da film, avevo desiderato essere il tuo crooner, il tuo sublime balladeur. Non pretendevo molto: non avrei insidiato Rabbit, né Bird, né Trane. Volevo che dicessi la mia anima con la tua voce, quella vera.
Oggi o domani ti porto da Gianni, lui ti darà una controllatina agli ormoni, una lustrata e poi ti metterà in vetrina, a brillare. Non fare quella faccia ora, non storcere il chiver: ormai ho deciso. È inutile ora aprirmi le tue chiavi e promettere nuove umide dolcezze, è inutile stuzzicarmi con la promessa di nuovi e diversi bocchini.
No, non è per soldi che lo faccio. Continuo a volerti bene. E ti lascio perché voglio che tu sia felice altrove. Che i baci di qualcun altro ti facciano davvero sussurrare e gridare per davvero. Con la tua voce migliore. Non quella incerta e perplessa che ho ascoltato io.
Addio, Lady Sweet, goditela. E fatti sentire stavolta.
Zio Burp
Ps: causa mancanza di tempo, disamore e mancanza di reciproci orgasmi, vendo sassofono tenore “S und B” (Germania Est, signori, mica Taiwan...), età 5 anni, usato pochissimo, completo di vestito da sera nero rigido e treppiede da palco (o da salotto).
adv: memorie di uno spermino estinto
Modella o non modella, io fecondo la più bella
Dello spermino di Fastweb e della sua campagna bloccata dallo IAP, avevamo accennato qui. Dopo qualche settimana, all’uscita delle motivazioni della sentenza, non c’è molto di nuovo da dire: mancanza di rispetto per la donna ed evocazione di un’inseminazione senza consenso sono i motivi principali della bocciatura. Laura Basili, direttore comunicazione Fastweb commentando la sentenza (leggo da Italia Oggi di qualche giorno fa) nega di aver voluto creare un’antitesi brutto/bello e sottolinea di non aver utilizzato come obiettivo dello spermino trasfuga, “un soggetto femminile paragonabile a una modella” (??!?).
Tutto il resto ci quadra: l’azienda che “rischia” una pubblicità ardita, scommettendo sulla risposta del pubblico e sull’eco sui media (contro la tempestività di un’eventuale sanzione), le lacrime di coccodrillo postume a sanzione avvenuta (lacrime temperate dalla crescita di notorietà della marca: +5%). Insomma è tutto secondo la tradizione. Tranne che la signora Basili voglia prendersi gioco della nostra intelligenza (e dei nostri ormoni), perché pareva ovvio che la scelta dello spermino fosse guidata da un criterio estetico netto (e anche condivisibile).
E proprio qui, dentro questa scelta, stava uno dei nodi che lo IAP ha sciolto. Cassando.
zio burp per il sociale: pagare per scrivere
Ecco 1.000 copie della mia interessantissima autobiografia…
In data 14 gennaio Il Giornale ha pubblicato su doppia pagina un’ottima inchiesta di Francesca Amè e Paolo Bianchi intitolata “La grande illusione del romanzo fai da te – Rischi incognite e trabocchetti dell’editoria a pagamento”. Utile casistica con nomi, cognomi, indirizzi e prassi da sconsigliare a chi cerchi un editore. Se avete ambizioni letterarie nel cassetto, guardatevi dai pescecani che, come tutti i pescecani, fiutano il vostro sangue e lo trasformano in euro sul loro conto.
La testata non ha un sito e dunque i pezzi non sono on-line. Siccome mi pare poco carino che dei consigli utili si perdano via così, nel cestone della carta da riciclo, chi è interessato si faccia vivo che glieli spedisco volentieri.
medicina alternativa: cinema
Due "Notting Hill" al dì, al posto dei pasti

È uscito per Feltrinelli “Cinematerapia – C’è un film per ogni stato d’animo”, scritto da due cugine yankee, che consigliano di curarsi con i film (qui un’intervista a una delle autrici). Pare un libro tipicamente femminile (era un ottimo regalo natalizio, diamine), dicono ben fatto anche se tragicamente hollywoodcentrico. L’idea ci incuriosisce, ma non lo abbiamo letto e - discostandoci dal nostro solito malcostume di blaterar di cose ignote - sospendiamo il giudizio. Lo segnaliamo, allora, ai nostri blog cinematografici preferiti e al nostro settimanale di cinema prediletto.
Parole, suoni e valori
Ma www.naichi.com sarà libero?
È la domanda che mi pongo leggendo di Mike Rowe e del suo www.mikerowesoft.com che ha scatenato sulle sue tracce un nugolo di azzeccagarbugli billgatesiani.
vere digestioni: diete
Un mese di Big Mac + patatine + Coca-Cola = 13 Kg in più
Mentre il nostro premier si sottoponeva a una rigida dieta tibetana, dall'altra parte dell'oceano un martire si immolava sulla causa del junk-food, traendone altresì un drammatico documentario.
Per una strana coincidenza domani 24 gennaio non è solo il compleanno della discesa in campo ma anche quello (ventennale) del primo vero computer Apple. Tra le cose su cui ci è caduto l'occhio finora, segnaliamo uno speciale dal sito dell'Unità e un pezzo ("I vent'anni di una rivoluzione") da Affari & Finanza (dal garage di Cupertino al pulmino con gli spinelli e via dicendo). Tutte cose già note agli addetti ai lavori ma che la massa di Windows-addicted non sa. L'Unità ospitava ieri anche un bel pezzo di Cotroneo che per ora on-line non troviamo. schegge
Elvis e una nuova dignità postuma
"Elvis è un'icona americana che ha fatto una fine ingloriosa, dicono che sia morto sulla tazza del cesso. Allora nel mio libro io invento che si faccia sostituire da un sosia; poi cade col suo pullman in un torrente, si rompe una gamba e infine fa anche una lotta con una mummia; volevo restituirgli dignità." (Joe R. Lansdale)
La citazione l'ho presa dallo speciale di Virgilio sul "Noir in Festival 2003", che contiene "Un'antologia delle affermazioni più acute e divertenti sentite al Noir in Festival di Courmayeur".
lifting presidenziale: chi, dove, come
Fuori la faccia, please!
Silvio, mostrati, ti prego, non ne possiamo più. Sei una star e da tale ti stai comportando, ma non credo che la nostra attesa possa durare ancora. Svelati e mostraci dunque il tuo nuovo volto (dopo la tiratina leva-borse) e la tua nuova linea dopo la dieta tibetana (cicoria+spinaci+acqua bollita) che secondo Libero ti ha fatto perdere 10 chiletti e rimesso al top della forma per il decennale di FI.
La linea politica invece, quella valla a dare ai "ragazzi", come li chiami tu, che in tua assenza hanno montato il solito casino da primissima repubblica.
Qui, le prime indiscrezioni sul lifting.
ne riparleremo
Vedi Napoli e poi blogga
Immagino che il tema di oggi sia il pezzo (onesto finalmente) del Corsera e il blograduno di Napoli. Ma io qui avevo degli arretrati. E che diamine.
fatalità
Lifting killer: addio Olivia
Periodicamente si fa un gran parlare del rischio insito negli interventi di chirurgia estetica, che sono comunque delle operazioni chirurgiche. Stavolta c’è andata di mezzo un’innocente scrittrice americana di mezz’età.
Poteva andar meglio. A lei.
E pure a noi.
occasionissima
Vendo catene ancora cellophanate
Causa eccesso di zelo (obbligo di catene a bordo, le mie ovviamente stavano a casa, andavo al mare in fondo), vendo sottocosto catene nuove di pacca per pneumatici xxx-xx-xx (ora non ce le ho sottomano). Pagate la bellezza di 74 euri, mi vengono via anche con 50 suvvia. Eventualmente riciclabili anche come accessorio sadomaso.
ricordi
Allora non avevo un diario, tantomeno un blog
Era la fine di marzo del 1985. Da due ore vedevo solo cose orribili. Nessuno parlava. All’esterno il vento mi tagliava la faccia, il cielo non aveva colore. E dovunque mi girassi, una fila di block. Tutti uguali, allineati in ordine dentro il reticolato. Una fila che non finiva. Fino all’orizzonte. Senza colore.
il prezzo dell’onore
Emancipazione femminile, questione di civiltà
Fino a ieri le donne di Hamas non potevano immolarsi. Il rischio era troppo alto. Il rischio dell’esposizione del corpo ad altri sguardi, dico. Conoscete qualcosa di più esposto di un corpo esploso? Poi qualcosa è cambiato e ora le donne di Hamas hanno un diritto in più. Possono sacrificarsi, ma solo se sono disonorate. Il martirio garantisce loro l’onore perduto.
È tutto molto triste. E pensare che qui da noi in Occidente, chi ha perduto l’onore, con qualche migliaio di euro si fa un imene nuovo e finisce lì.
product placement 1
“MESSAGGIO PROMOZIONALE” su grande schermo
Il decreto Urbani sul cinema liberalizza il product placement. Ora, io se ho un’azienda, posso legalmente acquistare dalla produzione del film la presenza dei miei prodotti nella pellicola. Così come le BMW in 007 o AOL in “C’è posta per te” e via dicendo.
Così l’Italia si adegua ai paesi anglosassoni. Ma per il cinema è un bene o un male? Più soldi, sì, ma per chi? Qui, alcune prime considerazioni di una regista (Cristina Comencini), un intellettuale (Ugo Gregoretti) e un creativo (Roberto Gorla).
Su Punto.com di oggi (solo cartaceo), un’intervista a Vincenzo Guggino (segretario generale dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria), che ribadisce come non cambi il criterio di riferimento della trasparenza dei messaggi pubblicitari. Quindi, par di capire, prodotti sì, ma non a tradimento. Si tratta di inventarsi qualcosa che avverta lo spettatore che si trova in presenza di un messaggio pubblicitario. Sì, perché io la sovraimpressione almeno al cinema proprio non la vorrei vedere, grazie.
Qui, un sito con parecchie case history di product placement.
Ps: Punto.com ci piace sempre di più e non solo per la leggerezza di Alessandra Lucarini e della sua “Rassegna stramba”. Peccato non abbia un sito.
product placement 2
Giovani consumatori crescono. Di peso
Qui, nella lettera di un genitore a Carlo Petrini, apprendiamo che un sussidiario di seconda elementare affianca la foto di Ronald Mcdonald’s alla seguente istruttiva “lettura”:
Che gioia al fast food, Hamburger e Patatine. Ai genitori non va a genio. Il cibo non è buono, dicono. Ma per noi bambini andare al fast food è una festa! Al fast food ci piace tutto, a cominciare da quel modo di mettersi in coda in varie file. Ma il meglio sono le patate fritte in un astuccio che assomiglia a quello delle sigarette e non hanno niente a che vedere con le patatine di casa. Ci sono i colori caldi e allegri: tutto è arancione, rosso, giallo, brillante. Finisce un po' troppo in fretta, ma possiamo sempre ritornare.
Buon appetito e buona educazione alimentare.
Update: qui, invece un'iniziativa di educazione alimentare generata da un interrogativo stimolante: Riuscira' il conte Hamburger de Ketchup a farsi accettare nel paese di Mangiabene?
Parole & tendenze
Gianni Letta e David Beckham. Cos'hanno in comune?
Secondo l’American Dialect Society, la parola dell’anno è metrosexual: il maschio eterosessuale metropolitano sempre in sintonia con l’ultima moda. Un pezzo del Riformista ne svela la genesi televisiva ("Sex and the city") e poi si lancia nella ricerca dei metrosessuali nostrani tra politici (Pecoraro Scanio, Gianni Letta), sportivi (Beckham, Totti?), giornalisti (Rossella).
Apre il pezzo un’ottima battuta che circola sui gayblog nostrani: “il metrosessuale è un eterosessuale che si lava”.
libri: Kind of blue
Genesi di un capolavoro
Esce il Italia un volumozzo di tale Ashley Kahn che svela “storia e fortuna del capolavoro di Miles Davis”. Qui e qui un paio di recensioni on-line che si sommano a quelle uscite sui giornali. Il disco è del 1959 ed è il più famoso e venduto della storia del jazz. Non il più bello, che i gusti son gusti e ognuno dice la sua. Ma un disco di svolta, che ha aperto alla modalità e che dà spazio a quello che era di gran lunga il miglior quintetto di quel periodo: Davis, Coltrane, Cannonball, Evans, Chambers, Cobb. Il giornalista ha avuto accesso alle fonti originali, comprese di discussioni tra i musicisti, false partenze, spiegazioni. Prefazione di Mr Jimmy Cobb, unico musicista ancora in vita, in quei giorni nascosto dietro i tamburi.
Di quel disco si potrebbe scrivere per ore, con o senza quel libro. Ma che senso ha ora? Meglio ascoltarlo.
“Kind of blue”, Edizioni Saggiatore, 224 pp, 29 €.
tv: guerre esplicite e retroscena maligni
Tapiri, Badesse e "scosse"
Bonolis contro Ricci e viceversa, la "scossa" per cui Amadeus è pronto a dimettersi e il maligno retroscena del Lodo Iseppi (inciucio Rai-Mediaset basato sulo scambio tra ascolti e quote pubblicitarie.
Dal Riformista e dal Foglio due pezzi appetitosi sulla tv di questi tempi.
giochi: the Istat game
In & Out
Attraverso questa tabellina e le riflessioni che ne nasceranno
potrete valutare il vostro coefficiente di contemporaneità. Siete o no in linea con quanto dice l’Istat in fatto di consumi?
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IN |
OUT |
l'onorario del commercialista |
formaggio italico |
Poi potete procedere come segue:
1. corrugare la fronte chiedendovi il senso dell’espressione “automobile in miniatura”;
2. inventare una storia (o un personaggio) utilizzando tutti gli elementi;
3. tornare a occuparvi delle cose più importanti che stavate facendo un minuto fa;
Per la cronaca, io totalizzo 4 cose In e 3 Out.
Ma soprattutto non scambierei MAI la mia canottiera con nessuno degli addendi della cella di sinistra.
Anzi sì. Ma solo con l’onorario del commercialista.
blog e giornali: l’informazione monca
Pink blogging al profumo di violetta
Il “caro diario” finisce in soffitta, ora le ragazze scelgono il blog. Le confidenze delle teenager non sono più sotto chiave.
Questi il titolo e sottotitolo della pagina trovate la pagina (a firma Loredana Lipperini) che Repubblica (qui il pezzo principale) di ieri ha dedicato al fenomeno blog. L’ennesima presentazione monca del fenomeno blog, tutta intimismo e minimo diarismo, tutta puntata sulla cosidetta fuffa insomma, e a onor del vero la teen-fuffa. L’unica novità stava nella corposa pennellata di rosa e nel profumo di violetta che emanava dalla pagina: una bella foto realistica di una bionda massaia che monta le uova mentre consulta il notebook ridacchiando tra sé (“oh signur, quanti nuovi deliziosi commentini…”) e un pezzo di spalla su madre e figlia che usano il blog per tenere i loro segreti femminili al riparo dagli uomini di casa.
Che dire? Sulla piena cittadinanza della fuffa ci siamo già espressi, anche se a onor del vero la teen-fuffa ci pare davvero poco interessante. Sulla tendenza dei media a trascurare i blog cosiddetti di servizio (informazione, musica, cinema, cultura, altro) rimandiamo a chi meglio di noi ha spiegato "perché i giornalisti odiano i blog".
E ora scusate ma devo finire di tagliare il sedano fine-fine-fine per il ragù e poi mi devo collegare all’internet per leggere il diario di mia figlia e sapere se ha già baciato il suo spasimante di turno, che immagino (ahimè) mendace, musicista, capellone, graffitaro e graffettato di piercing.
blog e modalità di fruizione
Zio Burp e i commenti: assente giustificato
Come già riferito, i blog sono una delle mie letture in treno. Seleziono e stampo intere paginate di post e poi con calma, leggo, rollato dal placido e lentissimo tran-tran delle FS. Così se sulla Milano-Genova vedete un tale assorto maneggiare lunghi papiri di fogli disordinati accennando smorfie varie (per lo più corrugamenti di fronte, sorrisi e risate trattenute), be’ a meno che non abbia una folta chioma, allora potete chiamarmi per nome. Questo spiega perché in treno non attacco bottone con nessuno (non che ce ne sia la possibilità, stanno tutti al cellulare) e perché non sono molto presente nei commenti ai blog che leggo.
Ma questo post in fondo è un po’ una scusa per scrivere che oggi nelle mie letture c’erano alcune new entry della mia lista: Tom, EustonStation, Squonk e Sestaserasonoqui. Grazie ragazzi, ho passato una mezzoretta proprio gradevole.
libri: un buon copy in curva nord
“Voi comaschi, noi con le femmine”
Leggo su Il Giornale di un libro in uscita: “Giulietta è ‘na zoccola”, Giorgio (Giorgio?) Militello, ed. Kowalski. Si tratta di una raccolta commentata degli striscioni più esilaranti comparsi negli stadi italiani in questi ultimi anni. Quello che dà il titolo al libro risale a un Napoli-Verona del 1989. I tifosi partenopei erano stati accolti all’andata da un poco elegante “Lavatevi!”. E al ritorno pensarono giustamente di replicare con maggior eleganza.
Quello, francamente geniale, che dà il titolo a questo post si deve alla sagacia dei tifosi viola in un lontanissimo Como-Fiorentina del 1982.
Di questo striscione giustamente mitico, io sentii parlare in radio anni dopo (doveva esse il 1986) perché allora su radio Popolare esisteva una trasmissione che si chiamava “Bar Sport”, di e con Sergio Ferrentino (poi Caterpillar e ora Catersport) e la Gialappa’s Band. Poi da quella trasmissione nacque un libro, “Pebbacco o devi morire" Ed. Comix (on-line pare irrintracciabile...), in cui sono pubblicati (a mia insaputa ovviamente) anche un paio di miei acerbi ma gradevoli contributi: uno in particolare così dannatamente profetico da meritarmi un interrogatorio stile KGB negli studi di RP: “Chi sei davvero? Chi conosci? Chi te l’ha detto che andremo a Mediaset?”
celebrities in difficoltà
Uno scanner per Jacko!
"Non solo Cirio, non solo Parmalat, anche Michael Jackson ha il suo “bond” da pagare (guarda caso, alla Bank of America) entro poche settimane. E il mancato pagamento potrebbe causargli altri seri guai. A svelarlo è l’informatissimo Roger Friedman di Fox news, che nella sua rubrica spiega..." Segue su Vareseonline.
Jacko, dai retta a me, comprati uno scanner. A Parma danno via un buon usato con già pronto il logo della Bank of America.
reality show: imprevisti
Non tutte le ciambelle riescono col buco
Sky Uk risarcirà con 500mila sterline per rimborsare i cinque concorrenti del programma "There's something about Miriam", uno show basato sui tentativi di conquista della protagonista, Miriam. Motivo del risarcimento il fatto che Miriam, come si è acclarato dopo decine di appuntamenti e corteggiamenti e qualche toccamento, era un transessuale.
Qui, Ananova.
senatori a vita
Avanti un altro. Anzi due!
Salutati l’Avvocato un anno fa e Bobbio l’altro ieri, sono ben due gli scranni liberi per i senatori a vita di nomina presindenziale. Accanto ai tre restanti assegnati ad Andreotti, Montalcini e al sempre frizzante e dinamico Eugenio Colombo.Tra le candidature che affollano la scrivania e la mente del Carloazeglio, qui il Riformista ne cita tre in pole position. Luigi Preti, novantenne ex senatore socialdemocratico, Mario Luzi, il poeta italiano vivente più tradotto all’estero, Mike Bongiorno (sostenuto da Ferrara, Fede, Berlusconi, ma anche anche – udite udite – da Biagi e Paolo Mieli).
Chi non avesse mai letto un rigo di Luzi, ma avesse visto “Il portaborse”, sappia che su di lui è ricalcata la figura dell’anziano poeta mentòre di Silvio Orlando omaggiato solo tardivamente dalle istituzioni. Che aveva tra l'altro un nome perfetto, il poeta dico... ora mi sfugge chi lo sa?
Ps: Luzi pare essere decisamente anti-berlusconiano.
dal paese delle meraviglie
“Lei l’ha mai visto un canguro coi calzini?”
- Allora, mi dica: che le è accaduto.
- Vede, dottore, facevo il canguro…
- Mmm capisco…
- Mi viene benissimo sa?
- Già, non dubito.
- Dopo la scimmia, in casa è il più apprezzato… però è molto impegnativo.
- Per le articolazioni, certo. Si accomodi, via i pantaloni, la avverto che le farò male.
…
- Mmh, no, così no, ora pochino, sì, no, ahi ahi ahi, alt, ferma, no, argh, sigh.
Conflitto femoro-rotuleo del ginocchio dx in sospetta presenza di meniscopatia mediale.
- Dottore… ma che vergogna…
- Eh, come dice?
- Ma ho un calzino liso e l’altro bucato…
- E che sarà mai? (segue battuta-titolo)
cinema: battute
All my loving
- Papà, ma cosa fanno gli scarafaggi quando stanno in gruppo?
- I Beatles.
Chi ha già visto “Mi chiamo Sam”, capirà tutto al volo. Gli altri dovrebbero vederlo. Io dovrei finire di vederlo, ma questa battuta, nel suo contesto, era gigante.
BURP!: informazioni di servizio
Piccole cose senza importanza
Ho messo dei nuovi link qui a destra nel blog menu. Il che significa che ho trovato il tempo materiale per aggiungere i link in un elenchino sempre disordinato e non molto indicativo. Il fatto è che ho sempre pensato che tenere una lista di 50 link fosse uguale a nessuna lista. Ma per quel che vedo in giro il listone a cascata è ancora la modalità più diffusa di gestione dei link agli altri blog. Ovviamente ci sono mille eccezioni (il “listino” di Luisa, la cine-metafora di Shangri-la) molte delle quali ignoro. Una soluzione sarebbe una lista breve da aggiornare periodicamente sostituendo e non aggiungendo. Chi vivrà, vedrà.
Poi ho semplificato (incasinato?) le due sezioncine sui libri e sui dischi. Anche qui stesso discorso: non potendo aggiornare spesso, meglio una listina vaga ma nutrita di preferenze piuttosto che un solo nome che resta lì dei mesi. (Pigro! Ancora quel libro leggi?)
Poi passano gli anni e accadono cose e anche la linea editoriale (!?) di BURP! ne è schiava. Così i più attenti noteranno un certo incremento di post “dal paese delle meraviglie”, che forse c’entrano come il cacio sulle acciughe o meriterebbero un loro blog a parte, chissà.
D’altra parte era chiaro (almeno per me) che non appena la creatura avesse smesso di essere un semplice fagottino digerente per diventare realmente interattiva, sarebbe diventata la mia occupazione preferita.