letteratura condensata: microlibri
Dodici parole, di più non ce ne vuole...
Domenica è il supplemento culturale del Sole 24 ORE e ogni tanto istiga i lettori a qualche stuzzicante giuochino. Su questi schermi avevamo segnalato quello sugli ossimori. In questi giorni, chi volesse azzardarsi a riassumere in non più di dodici parole un classico della letteratura, può mandarlo a ClassiciSms fermoposta@ilsole24ore.com. Io oggi gli ho mandato quel che segue. Migliorabili senz'altro (il secondo risparmia ben quattro parole!). E poi mi sono fermato a pensare a quali/quanti classici ho davvero letto.
1. Lui assente per venti anni, lei fedele. Fantascienza? No, epica.
2. Frate-detective risolve il mistero della risata proibita.
3. La divisa impolverata dagli anni, controlla invano la posta e via.
Quello del Sole è un concorsino con pubblicazione dei migliori. Il mio no. Però possiamo fare che chi vuol scrivere i titoli nei commenti, vince la solita birra media. Salute.
ps: il titolo è da canticchiarsi sull'aria di un tormentone estivo in cui le parole erano tre.
pancetta: spiegazioni ex post
Basta pappa? Dai... che la carbonara te la finisce papino
Lo dicevo io che un nesso ci doveva essere...
blog vagiti
Come eravamo e il blognonno
Segnalo (via Macchianera, via Quarky) la stuzzicante idea di ripubblicare in fila i blog-esordi di parecchi blogger ora assai noti. Quello di BURP! lo trovate naturalmente qui. Ma il vero mio primo post sta in un altro posto meno visibile. E in quel lontano 10 giugno 2003 (mi si perdoni l'autoreferenzialità narcisa e onanista) faceva così:
Stato interessante
Ehm permesso?
Sì ecco buongiorno io sarei qui per un controllo… cioè forse meglio fare direttamente un’ecografia…
No, a me!
Non a lei, la signorina è un’amica che mi ha accompagnato. Il problema… l’ho io.
Ho tutti i sintomi insomma, dottore mi dica lei per favore cosa mi sta accadendo. Mi sento strano a volte e c’è dentro qualcosa che si agita, e molto e vuole dire la sua, e chiede un suo spazio… non so se mi capisce. Ma io non so cosa sia, davvero… e badi che ho preso tutte le precauzioni anche combinate tra loro… Questo gonfiore sospetto qui davanti, dice? Oh, no dottore questo è solo birra, vita sedentaria, buona cucina, vizi vari sa… Ecco sì, mi dia una controllatina ai livelli…
…
C’è? Ommammamiabellasantissimaevenerata c’è?
No scusi io lì non vedo niente, mi spieghi un po’ lei!
Ma va’? La struttura scheletrica in tre frame, le prime rudimentali funzionalità… dice? Io vedo solo una nebulosa scura… però di lei mi fido eccome (pago 80 dobloni per un vhs tutto nero, vuoi anche che non mi fido?)
Beh l’importante è che sia sano, no? Ma mi dica dottore quando… quando…
Eh? Se so la storia della gatta?
Ne so un sacco: quella in soffitta con la macchia nera, quella sul tetto che scotta, quella zoppa che tornava dal lardo…
Come?
Ah, certo quella frettolosa che fece i gattini ciechi… sì scusi svantaggiati, ipovedenti ecco. Ho capito insomma, devo stare calmo e fare ogni cosa a suo tempo, sì. Meglio una gestazione tranquilla e pianificata che rischiare virus o malformazioni, certo miodio, non mi dica… scusi gli scongiuri ecco.
…
Maaa… un bel certificatino per stare a casa dal lavoro no eh? (Ladro bastardo… dopo ti chiedo la ricevuta! Anzi no che è meglio metter da parte i soldi per lui, il nuovo arrivato).
Grazie dottore, grazie (ladro bastardo, paga le tasse)
...
E così me ne esco nella città coi miei pensieri. A chi lo dico per primo? E come sarà? A chi somiglierà? Che gusti avrà? Leggerà, suonerà, scriverà, come suo padre? E piacerà ai suoi simili? Avrà amici? Nemici? Litigi? Amori?
E un giorno mi renderà blognonno?
musica e legge 626
La sicurezza degli oggetti
A casa mia il pianoforte nero sta perennemente aperto. Non perché lo si suoni di continuo, intendiamoci. Perché due robuste bande di scotch bianco fissano il coperchio della tastiera ai lati dello strumento.
Esteticamente non è un granchè, lo riconosco. Ma c’era una puntata di ER in cui il piccolo Reeeze, figlio di Benton si scrafazzava un paio di diti attirandosi maldestramente addosso la mannaia di legno. E non c’entrava il fatto che fosse sordomuto. C’entrava solo che era una creatura. Curiosa e maldestra. Per questo il mio piano resta aperto. Notte e dì.
musica: sognare è gratis
Ma noi non ci Sanremo. Né lì né a Mantova
Sapendo che un nostro amico si sdoppierà tra Sanremo e Mantova per “accompagnare” giovani (?) promesse (alcune in realtà già assai ben mantenute) della canzone italiana, non abbiamo resistito. Abbiamo cominciato, davanti a lui, a fantasticare di vorticosi scambi di sapide chiacchiere, ripidi gossip, bavose anteprime, papaveri, papere. E lui ci guardava muto. Oltre gli ombrelli pioveva. E noi, solo noi, che ragionavamo di telefonate quotidiane, di mail, di sms… E già pensavamo di sparger fiori su BURP! e una bella scala nel mezzo... E contatori che sbarellano, e linki che piovono e allori e… stop.
Molto delicatamente, stendendo una rete capiente sotto il baratro del nostro entusiasmo, il nostro amico ci ha detto: “Sarà già tanto se trovo il tempo di dormire, di mangiare e di chiamare a casa…”
Già, abbiamo pensato, il lavoro: questo ottuso e infido nemico del blog, della vita e dei suoi sogni.
musica: premi pesanti e autocelebrazioni leggere
Quando la Banda passò…
Il fatto che la Banda Osiris si sia accattata l’Orso d’Argento a Berlino per la colonna sonora di “Primo amore” di Matteo Garrone mi aveva fatto un sacco piacere. Io con loro ho sempre riso un tot. Li ho sempre trovati intelligenti, leggeri nel senso migliore del termine. Poi oggi un amico mi ha girato il loro messaggio di commento al premio. Che a sua volta è bellissimo. Intelligente, leggero.
tv: series
Chiusura col botto
Pare che nella puntata di stasera che chiuderà "Sex and the city" (negli USA obviously) ci sia un colpo di scena negli ultimi 10 secondi. Intanto chi lo desidera può comprarsi un ricordino qui, facendo pure beneficienza.
"Quand'è che una serie che un supervisore della sceneggiatura avrebbe definito debolissima è diventata un fenomeno sociale?" Questo e altri interrogativi con relative risposte nel paginozzo della Soncini ("una tracagnotta provinciale") sul Foglio.
tra colleghi rassegnisti...
Ale, datti da fare con la carriera, grazie
A causa delle mail di complimenti e affettuosi incoraggiamenti che siamo soliti inviare a Alessandra Lucarini di Punto.com, siamo stati oggetto di pubblici gentilissimi ringraziamenti sull'edizione di lunedì (che naturalmente non è on-line, così non possiamo bullarcene al bar con gli amici).
Sappiate comunque che quando questa signora dalla penna brillantemente caustica dirigerà un prestigioso mensile o condurrà un reality show, allora potremo orgogliosamente affermare di averla scoperta noi. E dunque potremo ragionevolmente azzardarci a chiederle di trovarci un lavoro migliore.
ps: qui trovate la sua "Rassegna Stramba" di venerdì scorso, in cui chiedeva (e chiede tuttora a gran voce) lumi sul gradimento della testata.
addi: questioni di stile
Il silenzio del Pantadattilo e il frusciare degli avvoltoi
La “polverina bianca sul comodino” è già saltata fuori. Presto compariranno le “donnine allegre”.
Io oggi ho letto solo Gianni Mura. Che mi par dica quel che c’è da dire senza nascondersi dietro pietismi inutili, senza condanne, senza assoluzioni. Con tutta l'umanità, la grazia e la misura di cui nei prossimi giorni sentiremo il bisogno.
lavoro: differenze di genere
Che colpa ne ho io se 'sta macchinetta lo fa bollente
che ci vogliono almeno 15 minuti prima di poterlo bere?
Ora ci manca pure che ci levano la pausa caffè. (Solo agli uomini poi, chissà perchè...)
stili di vita e di lettura
I tempi del quotidiano
La cognata di una mia collega (trentenne circa, milanese, un lavoro, mica un altro pianeta insomma): “Ah, io e mio marito il quotidiano ce lo compriamo solo il lunedì, poi lo leggiamo durante la settimana (prevalentemente in bagno, precisa lui) e così per domenica l’abbiamo finito.”
L’altra settimana all’edicola:
Edicolante: Signor Mario, guardi che duman ghe ‘l scioper d'i giurnal?*
Pensionato: Orpo, allora oltre al Corriere che mi dia anche La Stampa, che così anche domani ho da leggere.
* Coloro che sanno scrivere il dialetto milanese perdonino (e suggeriscano magari la corretta traslitterazione).
nuovi mestieri: il titolista di inediti
Viaggio a la portoguesa
Sono in treno senza biglietto e quando parte la musica scorgo il controllore che si avvicina e mi muovo furtivo di vagone in vagone, fingendo indifferenza ma in realtà sorvegliando con attenzione il suo movimento obliterante in avvicinamento.
Tutta la necessità di questa spiega verrebbe meno se il pezzo lo si chiamasse "Mio Dio, il controllore!" in portoghese però, che ora francamente mi sfgugge.
Grazie esimio M.stro Stefano Bollani.
omonimie
Cesare Battisti (l’altro) e lo sputo della Nonna Temporale
Ora, che ce ne sia un altro io lo scopro dai gionali e poi ne leggo qui e qui. Fino all’altro ieri per me Cesare Battisti era quello delle vie e del racconto di mia Nonna Temporale. Battezzata così per via di alcuni rumori simil-petardi che deflagravano sovente da tergo sotto le sue enormi gonne, Nonna Temporale era solita rivolgermi frequenti inviti a un comportamento più educato (”Nein, zaltare zui letti!, Nein naskondere kiafe de la ficina di kasa!”), spesso aiutandosi con un antico attrezzo ligneo chiamato “la palota per la polenta”, che un dì si ruppe proprio sul mio groppone. (Era legno marcio, ne ridemmo tutti quanti.)
Detta Nonna mi narrava talvolta di quando bambinetta fu condotta a Trento a sputare sul cadavere di tale Cesare Battisti. Non ebbi mai il coraggio di dirle quanto razzolava male, che sputare sui morti non era cosa educata. Che ci volete fare, non era kattifa, era solo austriaca.
prospettive future
Re Ragù e i cavalieri della tavola calda
Questa mi è venuta pensando al weekend che mi aspetta: sono di corvee. La regalo a chiunque ne voglia fare il nome di una neonata trattoria.
adv: spot e bimbi
“Il paradiso è quel posto dove si beve sempre il caffè”
Rafforzatami l’anima con un enorme piatto di pizzoccheri, ieri sono andato a un convegno sul tema “Bambini e pubblicità”. (Burp! ne ha già scritto qui.)
Ho scoperto che i bambini di 5-13 anni passano davanti alla tv ben un terzo (29%) del loro tempo libero (quantificato in circa h 4.30’). Studiare 16%, giocare dentro casa 12%, giocare fuori 16%, videogames 3%, giornalini 1%, libri 1%, poi mi son fermato. Vagamente preoccupato. A dissipare le mie ansie, il signor Doxa ha precisato che è l’identica quota (consumo di tv/tempo libero) di noi adulti. Non mi sono per nulla tranquillizzato.
Poi, man mano che i relatori si susseguivano, i pizzoccheri prendevano il sopravvento. Alla terza ripetizione della battuta sul professore di filosofia utilizzato come testimonial per i pannolini, stante il divieto della Gasparri) mi sono imbozzolato in un piacevole visionario torpore. E ho sognato nell’ordine:
- Neonati volanti con il basco del Che
- Bimbi corti e messicani che inscatolano aeroplani
- Bimbi miopizzati dal gameboy (e non più dalle sane pratiche muscolari di un tempo)
- Una pletora di signori eleganti che torturavano Gasparri (duole dirlo, ma stavolta incolpevole)
- Una progenie di bimbi elettrici clonati che invadeva la sala lanciando merendine ai presenti
YAWN...
Mi ha svegliato, proprio in chiusura, con lo stesso effetto di una stalagmite di ghiaccio nel coppino, la battuta (?) del presidente di TP su un eventuale frate pedofilo in una fiction tv.
Su Italia Oggi trovate un pezzo più serio di Federico Unnia che era presente al convegno. Ma non ai pizzoccheri.
Il titolo del post è la ovvia risposta di un bimbo di 4 anni alla domanda “Cos’è il paradiso?”.
bambole
“Altri vestiti nuovi? Basta, tra noi è finita”
Dopo ben 43 anni di fidanzamento (o matrimonio?) Barbie e Ken si mollano. Si sa che l’orientamento sessuale di Ken è sempre stato un tema parecchio chiacchierato. Oggi un mio collega gay a cui ho riferito la notizia ha detto “Wow, sarà felice Billy” (spiegandomi che Ken ha sempre avuto questo amante molto prestante). Direi che per saperne di più potremmo chiedere ai ragazzi di Tom (di cui mi sento di consigliare la lettura anche per un sacco di altri motivi).
Al di là del possibile outing di Ken, credo che chiunque prima o poi si sarebbe stufato di un’anoressica con le tette a punta che da anni non fa altro che cambiarsi d’abito. Per non dire della gelida impenetrabilità del suo sguardo. E qui, elegantemente, mi fermo.
affari: provincialismi
“Il mio falegname con 20.000 lire te la faceva più bella”
A volte mi interrogo sulle ragioni di questo pendolarismo che mi ha spinto a trascurare il lavoro che può emergere qui in provincia. Poi capita che ho un contatto plausibile qui in zona e faccio un preventivo per una brochure. E quando il tipo ti risponde che la cifra è alta e che si aspettava “meno della metà, che poi è il prezzo che mi farebbe il mio tipografo... e poi scusi, cosa vorrebbe dire la voce creatività?” mi viene in mente inesorabilmente la battuta che Giovanni dice in “Tre uomini e una gamba” soppesando l’opera del Garpet.
tempistica
Mani-rigore-batto!
Non per fare a tutti i costi gli sboroni, ma la notizia che il Coriere della Sera spara in pagina ieri sul tipo che si è prescritto un mese di solo McDonald’s BURP! l’aveva ripresa parecchi panini fa.
rock: ricorrenze e lacune
Cantava da dio. Anche se era già morto.
Ci sono quelle lacune culturali che ti porti dietro per anni senza mai trovare la forza di metterci una pezza. Bene, il pezzo (dal Foglio) di Stefano Pistolini sul decennale dell’apparizione italiana di Cobain & c. me ne ha colmata una grave. Ora, se si capita sull’argomento, posso anche far credere che a quei tempi ero ancora abbastanza giovane e abbastanza ribbelle da seguire i Nirvana. O per lo meno da sapere chi fossero, da dove venivano, cosa rappresentavano, che pezzi fecero in tv a Tunnel e su quale pianeta stava già da tempo il loro unico lume creativo.
Da Rolling Stone, invece, apprendo che www.nirvanaclub.com ha reso disponibili nove pezzi di un loro concerto del 1987.
(neo)scrittori e mondo letterario
“Uno sclittole tuto nudo? Favolile passapolto, plego!”
“…fate conto di svegliarvi di colpo, senza documenti o uno straccio addosso, sulla piazza Tienanmen di Pechino all’ora di punta, senza la più pallida idea di come ci siete arrivati. Il minimo che si può dire è che provereste una sensazione di disagio. Siete nudi e non avete documenti (dove potreste averli messi, dato che siete nudi?): quindi nessuno di quelli che avete intorno ha la minima idea di chi siete e da quale nazione, magari ostile, venite. Devo aggiungere, per chi non sia ancora abbastanza spaventato, che vi trovate in uno stato di polizia in cui i documenti, i certificati e i bollini di conformità sono vitali.”
Qui un godibilissimo pezzo di Tullio Avoledo “Impressioni di viaggio nel mondo letterario”, che riprendo da Yaub, dove vi consiglio di recarvi per leggere altri commenti in proposito.
primarie: è cornuta la vedova Heinz?
“Del ketchup ne avevo abbastanza!”
Dovrebbe suonare più o meno così, secondo noi, la parziale discolpa che Kerry fornirà agli USA e al mondo quando lo avranno beccato con le mani nella marmellata.
zio burp vi cerca il lavoro
Autorevole testata mensile cerca correttore bozze
Non me ne vogliano alla redazione di “Rolling Stone” ma è l’animaccia del correttore di bozze che abita in me (quello “spirto pignol ch’entro mi rugge”) a suggermirmi di spingervi a mandare in redazione i vostri cv. Qui una brillante collaboratrice (nonché blogger) nota come dal suo pezzo siano spariti virgolette e corsivi, il pezzo su Joss Stone non ha l’ombra di una È maiuscola (alt+022, ragazzi, prendete nota) e nel pezzo su Parco Lambro (bellissime le foto e anche il resto) ogni tanto qualcuno si è fumato una riga intera. E se è vero che “tre indizi fanno una prova”…
Insomma, va bene essere alternativi o praticare qualche negligente vezzo rockettaro, ma il mio edicolante, cordialissimo ancorché milanista, non è in grado di dirmi quanto fa 2,50€ meno le righe mai stampate.
libri: Mordechai Richler
Solomon Gursky (non) è stato qui
Almeno non ancora. Teniamo intonso in caldo questo librone pervenutoci a Natale. E nel frattempo segnaliamo una recensione sul Foglio di ieri. Se non avete ancora letto il libro, probabilmente non ci capirete una fava. O forse vi invoglierà ad acquistarlo, dato che in Canada sostengono che questo sia il vero grande libro di Richler, non la "Barney’s version" che qui abbiamo invece sentitamente amato.
musica & politica
Help save the youth of America (and the british Lords too)
Che il buon Billy Bragg fosse uno che faceva politica lo sapevamo dai tempi di Red Wedge. Solo che allora usava la chitarra e ora scrive le proposte di legge: suo un progetto di epurazione degli ultimi membri ereditari della Camera dei Lord. A più tardi per il link dal Riformista di oggi.
UPDATE: ecco qui.
ps: fico il sito, ci sono i testi e pure degli mp3 da scaricare.
cartoon
Yellow nostalgia
Visti e registrati i nuovi episodi dei Simpson. E mentre lo facevo, mi domandavo: ma da quant’è che non vedo una puntata nuova dei Simpson? Ma non è una vergogna? Vabbè che alle 14 non sei a casa ma santo iddio c’è il videoregistratore, no? O è che stai diventando vecchio? Eppure li citi di continuo. Eppure la creatura sa i nomi di tutti i protagonisti tutti e non le ci vorrà ancora molto tempo per associarti a Homer per storie di mancanze qui e di abbondanze là. E che insomma, ti mancano eccome.
E poi ti viene da pensare che i Simpson si guardavano alle 14 in via Cardano, con Beppe, uno lavava i piatti, l’altro metteva il caffè e poi uno sul divano fachiro l’altro sulla sedia chiodata a fumarsi una cicca coi Simpson, prima di separarsi (“Io leggo un po’”, “Buona idea, io studio”) fino al caffè successivo, mentre le formiche ripulivano le briciole sotto il tavolo, i ragni del soffitto si pascevano di zanze e i gatti amorosi riempivano il cortile di soffi e graffi, il basilico germogliava lieto nel minigarden sopra le fogne spagnole e quel portone di legno massiccio in fondo al cortile ci riparava dal mondo presente e futuro.
Già. Deve essere per questo che non ho mai più registrato le puntate nuove.
colleghi e/o lettori
Gente che va, gente che viene
Quando è nato BURP!, c’erano alcuni validi motivi perché il neonato blog non vagisse il suo verbo pubblicamente anche all’interno del mio posto di lavoro.
Il primo era tenermi aperta la possibilità di dire pane al pane sui miei cazzi amari lavorativi al riparo da orecchie indiscrete. E come motivo resta valido: è accaduto, ricapiterà.
Un altro era quello di cercare lettori diversi dai colleghi, anche e soprattutto per non diventare argomento da pausa caffè. E resta valido anche questo.
Però mi seccava non dirlo neppure a quel manipolo di colleghi e colleghe che, sapevo, l’avrebbero compreso e apprezzato. Così, oggi che faccio ciao ciao col fazzoletto a un paio di persone che vanno a lavorare altrove (una ragazza bionda e un ometto col pizzetto), il mio umore è rasserenato da questa idea: oggi perdo due colleghi ma forse guadagno due lettori. Forse.
Che poi è sempre la solita storia: c’è grossa crisi e l’emorragia si porta altrove sempre quelli bravi e simpatici. O quelli coraggiosi? O incoscienti? Un po’ di tutto, direi, ma questo è un altro discorso.
si sbagliava da professionisti
Procurato aborto per il jazz in città
Un pazzo o un genio aveva deciso di ospitare nel suo locale una serata settimanale di jazz in questo cimitero di nebbia che è Pavia. Dopo aver dichiarato di voler investire fino a maggio senza curarsi dei risultati (questo mi faceva propendere per il genio), dopo tre mesi di programmazione coi naturali alti e bassi in un locale che ovviamente conservava anche i suoi buttafuori microcefali all’ingresso, le feste latine e l’andrivai giovaniluversitario, non ha retto il banale pareggio dei conti nella sera in cui ospitava un nome che avrebbe dovuto garantirgli un pienone e lauti incassi. Da lì poi cose brutte e scazzi di litigi e mancati pagamenti, il tutto spruzzato di alcol, troppo.
Quanto a te, sprezzante sgarzola alla cassa che mi hai scucito 20 euri (che non stanno né il cielo né in terra ma soprattutto non stavano su nessuna locandina: imboscata!) e me li hai scuciti dicendo “è Paul Jeffrey, è negro, è americano viene una volta l’anno”, per stavolta – segnatelo - ho deciso di lasciarti in vita. E non per quell’ippopotamo tatuato che mi soffiava sul collo mentre te la menavo sempre meno convinto che ero amico del tale e del tal’altro…
E comunque non era vero amore. Era una fecondazione artificiale, d’accordo. Solo che, porcomondo, coi tempi che corrono è così difficile ingravidare un locale con della musica sana e viva…
di tutto un po’ (senza neppure i link, che vergogna)
Arretrati rovesciati qui direttamente dallo zaino
Se avessi trovato il tempo avrei scritto di un po' di cose.
L'addio all’autore di Dadaumpa, le performance di Stefano Bollani a Caterpillar, come spendere 20 euri per un concerto jazz e farsi girare i maroni a mille (update: post bell’e pronto), ma quant’è bella Diane Keaton (ehi, è un gorilla o un Edipo quello che hai sullla spalla, fratello?) e da grande voglio fare il Jack Nicholson, gli scrittori italiani e il jazz (dal Messaggero), il nuovo blog di Lia Celi (chi ha Cuore non se la dimentica), “La lingua italiana e i mass media” (un libro dal Sole 24 Ore), i libri a -30% che mi sono comprato in C.so Buenos Aires, la creatura che mi ha chiesto il verso dell’aragosta e l’imitazione del calamaro, la visita al mio asilo a 30 e passa anni di distanza (uguali solo i serramenti e le suore, queste ultime meglio tenute), il concerto di Silvestri ai Magazzini (ah, le magie della radio), La Talpa e Bisturi che non ho visto, Scrubs che trovo geniale e Boomtown pure, le nuove puntate dei Simpson… già ma quelle direi che meritano un post a parte.
balance