cambi di stagione
La vida te da sorpresas / Sorpresas te da la vida
La primavera sotto casa ha un che di caraibico. Davanti mi scorre la statale. A un metro dal portone in una specie di vecchia cascina, due porticine. In una la sede di quartiere AN. A mezzo metro, nell’altra, i Caraibi.
Non so di dove siano, né quanti siano esattamente. Non li vedo per tutto l’anno. E poi al primo sole vengono fuori, colorati e casinisti. Il tavolo marrone di formica lo escono sul marciapiede davanti alla porticina, in quel metro e mezzo che la separa dall’aiuola, tra le auto parcheggiate. Si mettono fuori con le sedie verso le cinque, le sei e pompano la musica nello stereo dall’interno, finestre spalancate. Sorseggiano qualcosa, sorridono, chiacchierano. Fanno un gran casino. Spettacolo.
Praticamente un pezzo di Cuba trapiantato qui. Tra un GS e un distributore di benzina, lungo la statale. Olè.
blogosfera
Il blogger e la blogstar: come ti “chiamo” un link
Si sa: molti blogger scenderebbero a qualunque compromesso pur di essere linkati da una blogstar.
Ma non sempre è necessario. A volte basta una buona idea che si trasforma in un post ben scritto. Qui, "il cecchino", la storia di come il Signor Palomar si acchiappa un meritato link da Marsilio black.
Il blog della collana noir di Marsilio è uno dei posti più interessanti qui in giro se amate le storie nere e chi le sa orchestrare dentro un libro.
Signor Palomar è uno che… alt, un momento. Signor Palomar non posso dirvi chi è. Non so assolutamente nulla di lui. Se sapessi qualcosa di lui, allora lui sarebbe una blogstar. E tutto questo post non avrebbe senso.
Non fate quella faccia. Leggetevi la storia e i commenti.
update: vedo ora che nei commenti al post, Marsilio black si sveste dei panni da blogstar che gli ho appena cucito addosso. Il che mi imporrebbe di riscrivere tutto quanto utilizzando una perifrasi ridondante tipo la seguente: un blog molto conosciuto che possiamo definire blogstar a patto di sfrondare dalla definizione gli aspetti unanimamente considerati più deteriori della definizione medesima. Ci rinuncio.
musica e cucina: remixaggi
- Mamma voglio fare il dj
- … ecco poi metti il prezzemolo e l’uovo e cominci ad amalgamare il tutto.
Casa di mia madre, domenica mattina, seconda lezione di canederli. Le sue mani affondano in un pastone biancastro. Io mi schiarisco la voce e ci riprovo, un po’ più convinto.
- Maaamma voglio fare il dj.
- Eh? Ma sei scemo? Alla tua età… con la famiglia da mantenere…
- Ma Daniele Silvestri mi ha pubblicato un remix di “Salirò”…
- Un che roba?
- Un remix, mamma. Prendi dei pezzi di canzone e li mescoli insieme ad altre cose… Proprio come stai facendo tu col pane raffermo adesso...
- … ora mettiamo lo speck e la pancetta, vedi?
- … e alla fine la canzone si trasforma e diventa un’altra cosa.
- A me quella lì piaceva così com’era. Non era quella del Sanremo?
- Sì. Ora la mia versione sta su un cd-rom… un cd insomma.
- Bene, bravo, settepiù. E quanto hai guadagnato?
- Ma mamma… ma che discorsi sono… nulla.
- ...
- ...
Mi sorride e spinge verso di me il pastone.
- Ora facciamo così. Io metto la farina e tu adesso remixi questo qui. Va bene?
incroci: letteratura, teatro, musica
È uscito l’ultimo cd di Calvino. O il primo?
Non più tardi della settimana scorsa ho fatto un voto: non mi compro più un libro finché non inizio a leggere quelli che ho comprato e trascurato: una mezza dozzina. Credo che l’ultimo letto sia quello di Bianca Pitzorno (bellissimo ma era fine gennaio…) del quale scriverò presto.
Vabbè, poi ho visto questo. Che non è un libro, è un cd. Però è tratto da un libro. Non un libro qualunque. Un libro di Italo Calvino, che ai miei tempi si leggeva alle medie. E il libro è letto (recitato, vissuto) da Marco Paolini. E la musica che accompagna il tutto è di Paolo Fresu & c. E costa solo 12 euri.
Ora ditemi: come diavolo faccio io a resistere?
jazz: Paolo Fresu - Uri Caine
Il bello, il brutto e il concerto di ieri
Il bello dei concerti gratis è che te li puoi permettere sempre. Il brutto dei concerti gratis è che ci va il mondo. Anche in una città che del jazz se ne strafrega come Pavia. Ai concerti gratis, se arrivi tardi e trovi un posto in ultima fila non te la menare. Risali agile verso il proscenio e accalcati con i curiosi in piedi sotto il palco. Nel caso, assumi l’aria di uno che sta cercando l’amico che gli ha tenuto il posto. Appena si abbassano le luci tutti grideranno SEDUUUTI! e tu avrai conquistato il tuo posto-pavimento. In prima fila.
Il bello di un concerto in prima fila è che non ti sfugge nulla: le mosse, gli sguardi, persino gli odori dei musicisti. Per non dire del suono che quasi ti ferisce per quanto ti arriva addosso nudo. Il brutto di un concerto con il posto-pavimento è che non hai più 20 anni: non sai dove tenere le gambe, i piedi ti sformicolano, la schiena ingobbita chiede tregua.
Il bello di un concerto di Paolo Fresu e Uri Caine sono parecchie cose: i suoni, i pianissimo con la tromba sordinata, i voli del flicorno, le dinamiche di Caine, il suo miracoloso controllo dello strumento, un repertorio scelto con equilibrio e attenzione all’audience (A night in Tunisia, Porgy and Bess, Cheek to Cheek), tutto il resto.
Caine guida il piano come una limousine. Fresu sale, si fa accompagnare qua e là, poi scende si fa un pezzo a piedi. Intanto la limousine magari diventa un bolide o un trattore. E via così.
Il bello di un concerto di Paolo Fresu e Uri Caine, esteticamente parlando dico, tra i due è senza dubbio Fresu. Il brutto invece è Caine che pare un Veltroni coi capelli ricci, però vestito peggio.
Il brutto di un concerto di Paolo Fresu e Uri Caine è che a un certo punto finisce.
segue da un vecchio post: Francesco Cafiso
Il miracolo della precocità artistica
In un post ormai vecchio di qualche settimana, avevo scritto la mia sull’esibizione sanremese del giovanissimo Francesco Cafiso, il piccolo sassofonista che Wynton Marsalis si è già portato in tour per il mondo. Nei commenti poi, intervenne tra gli altri, anche il babbo di Francesco. Oggi (dopo aver invano atteso che nei commenti comparisse anche il babbo di Norah Jones, anch'ella citata), ci torno su. Dopo aver ascoltato altre registrazioni (scaricatevi gli mp3 da qui, Ornithology per esempio) anche se non ce n’era bisogno. Mi spiego ma consiglio a più interessati la lettura della puntata precedente. I miei rilievi sulla performance dell’Ariston criticavano il suono sovrabbondante dell’orchestra e si auguravano che Francesco non fosse solo un grande acrobata delle scale veloci, ma che avesse dentro anche qualcosa da dire. E io mi riferivo a quella “Cherokee” dell’Ariston, ma la risposta la sapevo già. Teniamo conto che stiamo parlando di un ragazzino di 15 anni: un miracolo di suono, tecnica, gusto. Che il destino ce lo conservi e che il suo mondo lo aiuti a crescere coi tempi giusti. Nessuno vuole che il piccolo riponga il sax per quando sarà più grande. È che siamo tutti un po’ spaventati quando tocchiamo con mano il miracolo della precocità. Spaventati per lui, naturalmente. Dopo aver letto le parole del suo babbo, un giusto mix di orgoglio, impegno, responsabilità (chi fosse padre se le legga), siamo tutti più tranquilli.
E poi chissà… chiudiamo con una battuta, suvvia. Potrebbe anche darsi che tra poco Francesco scopra le ragazze e allora magari addio sax! Mi auguro di no e anche in quel caso mi terrei strette le sue registrazioni.
Risposte ad personam
Al signor Angelo: grazie degli interventi (e dello sfogo), speriamo che questa chiacchierata cancelli la sua cattiva opinione dei blog.
A Diana: non ho scritto “è jazz solo se c’è swing”. Era una delle tante ipotesi di classificazione. Grazie mille per i commenti lunghi e per l’interpretazione delle mie parole. (OT: Ma con tutto quello che una ragazza può sognare di fare con Bollani proprio un duo a quattro mani al piano?)
A Gaia e Yaub: grazie per i commenti.
democrazia, media, par condicio
Osservazioni in merito agli osservatori (e baci annessi)
cambi di stagione: buoni propositi
"Basta seghe! È primavera"
Eroico (e malizioso) titoletto del Manifesto di ieri per una lodevole iniziativa dei Verdi milanesi.
L’ANSA, sfumando il concetto, conferma.
Buona primavera a tutti. E W gli alberi.
calcio e debiti
Purgarsi per Kakà?autoreferenzialità e poco altro
Circa una quindicina di anni fa ho vissuto sei mesi in Spagna con una borsa di studio. Salamanca. Quasi superfluo dirlo: i mesi più belli della mia vita universitaria. E ho conosciuto e voluto bene a un sacco di persone: spagnole e non solo. Poi sono passati gli anni e li ho persi di vista. Quasi tutti. Per pigrizia, per pantofolisfo, per immobilismo. Chiamatelo come volete. Ho messo radici. E poi al tempo non c’era questo mondo elettronico e interconnesso che ti basta la e-mail per farti vivo. Bisognava scrivere, imbucare, spedire. O telefonare. autoreferenzialità allo stato brado
19 marzo
Oggi è la festa del papà. E beato chi ce l’ha è la prima rima che mi rotola addosso.
Una festa del cazzo, diciamocelo, che da figli l’abbiamo sempre un po’ snobbata, evitata, banalizzata. E giustamente, per carità. Per me c’è stata solo una festa del papà in cui sia io che il mio vecchio eravamo colleghi, entrambi festeggiati. E forse quel giorno non ci siamo nemmeno visti. Così oggi faccio gli auguri a me. E a lui.
fenomenologia del pirla
Ma che bei saltelli del ministro Castelli
Un ministro della Repubblica che in piazza Montecitorio si unisce a una manifestazione di Giovani padani e bel bello sorridente intona il saltarello da stadio “Chi non salta italiano è” lo possiamo chiamare in un altro modo? Possiamo essere più precisi di così? Secondo noi no.
Pirla.
erosblog
Un blog da leggere con una mano sola
Leggevo che il blog inglese “belle de jour” diventerà un libro. Un editore ha deciso di pubblicare il diario della escort di lusso inglese che - dicono – sappia scrivere e persino padroneggia i classici. Intanto è già partita la caccia all’identificazione dell’autrice (o del ghost writer). Chi volesse approfondire, poi magari mi fa sapere se per caso gli inglesi hanno trovato la loro Melissa P. (“100 colpi di mouse prima di spegnere il pc”) o se si tratta di qualcosa di più valido? Grazie e occhio alle diottrie.
UPDATE: la notizia sapeva già di muffa, lo so. Infatti oggi sul Corsera (e su un sacco di blog) c'è la cronaca dello smascheramento di tale Sarah Champion, 33enne giornalista e scrittrice.
blogosfera: nuovi arrivi e nostalgie
Sinistra: in Spagna Zapatero, in Italia gli zapatetici
Non ricordo se ho scritto qui che Lia Celi aveva aperto un suo blog. Da leggere, direi, per esempio il post di oggi.
Per farsi una risata al sangue amaro, per stuzzicarsi i neuroni. Per ripensare a quando la leggevamo su quel foglio verde di cui conservo in garage in un paio di scatoloni la collezione completa. A futura memoria.
musica e spleen: concerti provvidenziali
Belle (& Sebastian) coincidenze
Poniamo che state attraversando un periodo di vago sbuffo/insoddisfazione. E, senza darvi una spiegazione nitida, continuate a rimandare alcuni incontri e contatti di lavoro. Non c’avete voglia di fare altro se non godervi queste prime gemme di primavera. Andate a zonzo con la creatura appena potete. E passano weekend interi senza che il computer venga acceso. Il vostro blog langue e siete persino riusciti a convincervi che non è il caso di sentirvi troppo in colpa. In tutto questo ralenty, in questo necessario periodo un sacco slowly, vi trovate per le mani un cd. Che suona bene: fresco, beatlesiano, ottimista, molto sixties. Vi ricorda anche qualche vinile anni '80 che non riuscite a identificare bene (Style Council? Everything but the girl?). Mentre lo fate girare, vi accorgete che vi fa muovere il culo. E in un periodo in cui nulla vi smuove l’adipe non è un segnale da sottovalutare. Mentre suonate forte la prima traccia e danzate la creatura sul tappeto del soggiorno, vi dicono che Belle & Sebastian vengono a Milano questa settimana. Il giorno successivo un collega simpatico vi annuncia che gli cresce un ticket. Volete disprezzare una simile messe di coincidenze?
elezioni e consenso
Consensi "bulgari" e modi per ottenerli
«Ho parlato con Putin al telefono e mi ha spiegato come si fa arriva ad ottenere il 71 per cento dei voti. L’opposizione è avvisata...». Forse più che a Putin sarebbe il caso di chiedere all'OSCE, che ha sollevato parecchi dubbi sulla regolarità di quelle consultazioni.
musica: the show must go on, so ladies & gentlemen...
"Suonare bastardi!"
Accompagnato dal grido rauco che ne ha scandito le scalette, intorpidito da due anni di totale assenza dal palcoscenico, falcidiato dagli acciacchi e dal destino cinico e baro, affrancatosi infine della palude della democrazia, il Modello 740 (tutto ma proprio tutto qual che ne resta) si esibisce domani sera sabato 13 marzo al PuntoZero di Garlasco (Pv). Chi c'è c'è.
blogosfera: nuovi arrivi
Un'ape curiosa
Insomma era l’otto marzo e cincischiavo su una panchina del centro di Milano, temendo il suono della campanella che avrebbe chiuso il mio libro (Cortazar, Il persecutore) riconducendomi per un orecchio in ufficio. C’era un filo di sole tiepidino, per cui non mi sono scomposto più di tanto quando ho visto passare un’ape. Quando mi si è avvicinata sì però. Le ho gentilmente indicato il cappellino a fiori di una sciura che passava ma nisba: ce l’aveva con me. Temendone la puntura le ho dato udienza. Trattavasi di ape operaia evidentemente femmina, curiosa del mondo e del ruolo che le donne vi svolgono, interessata all’alveare della politica e ai ronzii che da esso provengono.
Dato il mio essere di sinistra (con tutti i punti di domanda che volete), il mio essere uomo sempre attento all’altra parte del cielo, la mia passione infantile per gli insetti, la mia vicinanza ai curiosi con o senza ali, quando questa ape curiosa mi ha chiesto indicazioni su come aprire un blog, le ho ronzato in breve tutto quel (poco) che so. E adesso è lì che vola in giro, ronza e scrive. Andatela a trovare, ronzate la vostra, datele una mano se vi va.
E non fate come me: risparmiatevi le battute facili sullo streap tease dei fuchi la sera dell’8 marzo. Che altrimenti vi punge davvero.
musica: pusheraggio a fin di bene
"Pensavo di spedirgli un libro sui formaggi italiani, che dici?"
Ebbene sì, ho scatenato un mostro. Ho una collega clamorosamente giovane e altrettanto promettente per voracità culturale ed estraneità all’ambiente vacuo che ci ingloba. E così le ho spacciato qualche brano di Damien Rice. Perché ne avevo udito parlar bene (qui in giro: Luca Sofri, Emmebi, Eustonstation) e mi garbava, punto, senza neppur conoscerne il sembiante o aver mai veduto la copertina del disco. Credo sia la prima volta che spaccio della musica che conosco solo in quanto tale, senza poterla associare a una faccia, a un’immagine. Ora lascio la parola alla collega e ai suoi commenti dopo il concerto dell’altra sera.
“E poi è anche carinissimo. E quanto pompa con quella chitarra e con quei pedali. E c’era anche il Liga. E Damien che ha parlato un sacco del suo amore per la mozzarella di bufala (una macchia di colore in questo mondo grigio, come la bimba rossa di Schindler’s list) e del gorgonzola. E poi quando è uscito si è fermato lì con noi, seduto sul marciapiedi a fare due chiacchiere e firmare autografi. Ed era così cucciolo che avrei voluto portarmelo a casa e tenermelo sul comodino.”
Gente, era da tempo che non vedevo simili sinceri brillii di luce causati da un nuovo amore musicale. Dunque sono orgoglioso del mio pusheraggio e del piccolo mostro curioso e insonne che ne è nato.
musica: the show must go on, but…
Democrazia e decisione nei piccoli gruppi (rock)
Ora, immaginate di aver suonato con altre 4 persone per oltre 15 anni in una rock band ruspante. Incisioni zero ma concerti tanti. Il successo di divertirsi e far divertire, un periodo di crescita e di tante piccole grandi soddisfazioni insomma. Immaginatela anche come una storia d’amore, che quello ci vuole per forza per restare insieme in 5 persone durante 15 anni.
musica: one million dollar question
What's jazz (e cosa c'entrano il seme di Ravi Shankar e un ragazzino siculo)?
Stamattina mi sono alzato con ‘sta cosa in testa. Ne uscirà un post lunghino. Cercherò di renderlo abbordabile con spazi e grassetti. Buona lettura.
Non è semplicissimo dare una definizione di cosa sia il jazz e di cosa lo distingua con certezza dalle altre musiche.
Si può guardare all’aspetto tecnico-esecutivo e dire: è jazz solo se c’è lo swing (if it ain’t got that swing). E se ci chiediamo che cos’è lo swing? Well, per swing possiamo intendere una particolare pronuncia della note che accenti i tempi in levare. Troppo tecnico? Bene pensate allo scat, a Louis Armstrong che fa una cosa tipo: |(um) ba-dà-ba-da-bì-ba (um) ppa | bì-do (Um Um) X |…
Uhm, ok pensate al canto scat (non è facilissimo scriverlo in lettere e valori ritmici) o a un walking bass” in 4 che marca per bene tutti gli ottavi e scivola via sullo sfondo della canzone. Oppure alla batteria che fa quel tz-t-tzz tz-t-tzz sul ride.
Insomma, che il jazz (almeno quello classico e moderno) abbia un suo linguaggio e dei suoi codici è pacifico. Però se fosse jazz solo quello che ha swing allora resterebbe fuori parecchio: tutto il free e quello che da lì è nato, il jazz contemporaneo, l’improvvisazione radicale…
Proviamo allora per un’altra via: è jazz quello in cui esistono quote di musica riservate all’improvvisazione. Però che siano sinceramente riservate (non come in politica che si fanno le oasi rosa per eleggere le candidate donne) e che si tratti di vera improvvisazione (non l’assolo da ripetere sempre identico al disco in ogni canzone pop-rock). Per improvvisazione intendiamo la costruzione/composizione istantanea di idee musicali sulla base di una successione di accordi predefinita (l’armonia del pezzo) e di tutte le possibili modifiche/relazioni con il tema portante della canzone. Alt: sull’improvvisazione influiscono anche altri parametri meno musicali: quanto stiamo godendo in quel preciso momento, quanto e cosa si è mangiato/bevuto/assunto nelle ultime ore (non necessariamente cose proibite: si va dal salatino all’eroina, passando per il brasato), quanto tempo è passato dall’ultima volta che ci hanno spezzato il cuore, se lei ora è presente davanti a noi e via dicendo.
Un’altra via ancora: è jazz quello che ha il “suono” del jazz. Allora basta che vi sia un pianoforte e un contrabbasso (magari una batteria suonata con le spazzole, una chitarra semiacustica) e già ci siamo. Così gran parte di Paolo Conte, del primo Capossela (o il Neffa sanremese) sarebbe jazz. E invece siamo sul terreno della canzone jazzata.
Ancora: è jazz quella musica che fanno i jazzisti. Enrico Rava ospite nel disco di un cantautore cosa suona? Un solo jazz su una canzone pop. Ma cinque pregevoli e affermati jazzisti che accompagnano che so Britney Spears (oddio, che spettacolo sarebbe) cosa fanno? Cosa vince? La canzone (rigida e chiusa), o l’interpretazione e l’improvvisazione?
Ancora: è jazz se è preso dal repertorio jazz. Dalle bibbie degli “standard” che altro non sono al principio se non i temi dei musical degli anni ’30 rivisitate dai bopper nei ’40 e dopo.
Ancora (ma è l’ultima credo): il jazz è interplay. Quel dialogo senza parole in cui chi suona proprone un’idea, un tema, un accento e chi lo accompagna – se sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda - lo asseconda e gli va dietro. E poi se ne scappa lui altrove. E gli altri a rincorrerlo. E via, dialogando senza una parola una.
Dove diamine voglio arrivare? Detto questo, quello di Norah Jones non è jazz. Ne ha spesso il suono (piano + doublebass), ne ha a volte la pronuncia, ne ha a volte il repertorio. Che Norah abbia una sua presenza e un suo stile va da sé. Che sia originale avremmo dei dubbi. Che sia (o che si possa definire jazz) lo neghiamo. In fondo anche Norah è figlia di questi tempi di grandi fraintendimenti e della contaminazione globale. E del caso che ha fatto depositare proprio in una terra di country (in Texas) uno sperduto spermino prodotto dal maestro di sitar di George Harrison e di almeno tre generazioni di hippies, bonghisti e sballoni assortiti. Se il buon Ravi quel semino l’avesse emesso in India, ora Norah sarebbe probabilmente una virtuosa di shahnai o di bansuri.
E Francesco Cafiso allora? Ne abbiamo già scritto in passato (ora non troviamo dove... e però ci salta fuori Urbani, e non è un caso). È un sassofonista siciliano quattordicenne che suona (almeno tecnicamente) come un professionista (è già stato in tour con Wynton Marsalis) e che ieri sera si è esibito all’Ariston. Che dire? Il suo è jazz, non ci sono dubbi: ha eseguito uno standard (Cheeroke) e ha largamente improvvisato. Su quest’esibizione due commenti: l’utilizzo dell’orchestra per accompagnarlo ha fatto solo un gran bordello. I signori maestri sanno suonare ma la sensibilità dell’accompagnatore è altrove (il pianista pestava senza tregua, il piano sovrastava il sax, il tutto era troppo pieno). Allora non era meglio che il ragazzo fosse accompagnato da un semplice trio di musicisti in grado di “dialogare” con lui?
E lui? Penalizzato dal mixing, il ragazzo ha inanellato virtuose acrobazie parkeriane, capriole, salti mortali, tuffi carpiati e altro ancora. È bravissimo, ha suono, agilità e tutto quanto. Quasi. Quante note ha suonato? E di queste quante con la sua anima e quante con la sua tecnica? Quante volte il suo sax ha davvero cantato e “parlato” all’anima di chi ascoltava? Quante volte abbiamo pensato “minchia, ma che bravo” e quante invece non potevamo nemmeno pensare perché la sua musica era una una mano che ci strizzava el corazòn?
Tutto qui. D’altra parte ha solo 14 anni e per quell’età - ripeto - suona divinamente. E poi Charlie Parker diceva: “Prima impara il tuo strumento. Poi dimentica tutto e suona te stesso”. In bocca al lupo, Francesco. Prima o poi avrai un te stesso da farci ascoltare.
musica, segnalazioni: jazz festival 1
Pavia: "Dialoghi: jazz per due" 2004
Andy Sheppard + Rita Marcotulli, Andrea Dulbecco + Luca Gusella, Bebo Ferra + Paolino Dalla Porta, Paolo Fresu + Uri Caine. Questo il cast dei quattro appuntamenti dal 3 al 27 marzo al Collegio Ghislieri di Pavia.
Qui il programma completo e le schede sui musicisti. Gradita novità, l'ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Ergo - vi avverto - conoscendo la capienza del posto, vi invito a presentarvi per tempo. Buona musica eccetera anche lì.