bachi vecchi e nuovi
Cinque meno meno a Word, sette+ alle scarpe di chi lo rapresenta
Chiedo a Mr Google notizie di un pezzo di Sandro Veronesi uscito sul Corsera di domenica. Parla del correttore automatico di Word. Come ne parla è inutile dirlo: è come sparare sulla crocerossa. Il pezzo è ben scritto e riassumerlo qui non gli renderebbe merito. E comunque ormai lo sanno anche i sassi che il correttore automatico è una delle principali possibili cause di instabilità del sistema. Dunque il mio consiglio è: dimenticatevi quelle cazzo di righette rosse e verdi e rileggetevi i testi con gli occhi e il cervello. E magari un dizionario (o un collega alfabetizzato) sottomano.
Vabbè il pezzo di Veronesi on-line non c’è. Però c’è questo. Sarà anche vecchio (020301?), ma mi auguro che tutti i bachi di cui parla il direttore generale di Microsoft Italia siano risolti e non ci capiti più di spedire - dentro nei nostri documenti - delle parti che credevamo di aver cancellato. Sì perché Word ce le spediva automatiche insieme al documento.
Ma secondo voi: un direttore generale di zio Billgates va in giro con le clark lise?
UPDATE: il pezzo sul correttore ortografico di Word si può leggere qui. Grazie a signorpalomar/caan che ha messo il link nei commenti a questo post.
politica e scontri di piazza
Non ci sono più i 25 aprile di una volta
Il 25 aprile in provincia è così: la banda che suona precede le autorità, bandiere, gonfaloni, un paio di partigiani fossili, divise, vigili e poi la gente. Un centinaio di persone al massimo a fare il percorso dal fiume alla piazza. Io li seguo precedendoli (Paolo Rossi docet), zigzagando con razionalità, la bici strombazzante, la creatura plaudente sul seggiolino. Poi, mentre giunti in piazza la sbrago dai suoi legacci, odo una eco di insulti nemmeno troppo sommessi. A 30 metri da me, un gruppo di pischelli del locale centro sociale apostrofa due altrettanti pischelli con vessillo forzitaliota. Le parole ve le potete immaginare, ma niente di fortissimo: “ipocriti” era la frase più insolente. Mentre la forza pubblica “interviene” a prevenire un contatto, io mi calco la creatura sulle spalle e mi dirigo di buon passo verso l’epicentro. Tra me e me borbotto: “dai, dai che si picchiano…” Dopo 10 secondi siamo sul posto. La bandiera forzitaliota viene smontata con molta calma. I pischelli rossi guardano e commentano tra loro. È bastata un’alzata di sopracciglia del maresciallo e il movimento di due vigili per spegnere il cerino. Tutto tranquillo insomma, c’è un silenzio appena appena teso. Io mi fermo ed è solo allora che devo improvvisamente render conto a qualcuno delle aspettative create. Nel silenzio, poco sopra la mia testa, parte il ritornello: Chi si picchiano? Chi si picchiano?
geni e commenti geniali
Tutto suo padre
Leggevo qualche giorno fa una simpatica classifica delle figure di merda collezionate da una blogger (si può anche votare se volete) e mi dicevo “Chissà quante ne ho fatte, com’è che ora non me ne ricordo una?” Bastava aspettare un paio di giorni. A passeggio con la creatura, incontro graziosa ragazza spagnola ex compagna di studi ormai avvocato e madre di una creatura ben più grandina. Mi vengono incontro in tre: mamma, figlio di 8 anni e altro figuro non ben identificato. Fatte le presentazioni (che ne so io di quel che mi ha detto lei, non ditemi che voi ascoltate le presentazioni…) guardo il bimbo. È bellissimo, praticamente una copia sputata della mamma. Sto per commentare l’evidenza ma… Chissà ‘sto povero babbo cheppalle che ne ha di sentirsi dire sempre che somiglia tutto a lei, poverino… Così decido d’impulso per una frase più equilibrata assolutamente lontana dalla realtà: “Che bel bimbo, somiglia alla mamma, ma caspita… anche a te…” Risposta senza sorriso: “In realtà assomiglia molto al suo papà vero”. Gelo. “Grazie ciao, devo proprio scappare”.
tv: reality swear
Il prezzo della madonna
È inutile: lo sappiamo da sempre che non viviamo in uno stato laico. Nonostante la Costituzione dico. E la morale? Chi scherza coi santi (e con gli sponsor), peste lo colga. E non avrai altro MOIGE al di fuori di lui.
nuovi legàmi
Capita che certi link che metti nel tuo blog te li scegli tu e ad altri invece ci pensa il fato.
E così capita di scoprire, ascoltando on-line una trasmissione sui blog, che la voce che ogni giorno ti ristora porgendoti i giornali con voce morbida intonata all’ora antelucana, ebbene costei è una blogger, si appella SuperBimba, e scrive su un blog corale che già avevi adocchiato.
Oppure capita che ti interroghino per sbaglio sulle leggi della fisica, tu rispondi con una poesia improvvisa e da lì cominci a cibarti di un’erba velenosa e scopri che questo cibo ti continua a piacere per parecchi giorni e non senti la necessità di chiedere un antidoto.
Oppura ancora capita che da una tua sbrodolata sul senso del jazz e sui danni del parkerismo sui minori, tu scopra un’altra voce, stavolta ex cathedra, e che leggendola ti par di risentire un coro classico da primo giorno di scuola: “Prof., ci porta in gita?”.
dal paese delle meraviglie
Il gioco delle apine che fanno il miele
Avvertenza: post lunghetto e decisamente autoreferenziale, dedicato al Giovanni Muciaccia che è in noi.
Cosa serve: carta e pennarelli, una casa o un prato, un po’ di fantasia, una creatura vispa e curiosa di circa due anni che sa che il miele lo fanno le api ma ovviamente non sa come. (Neanche voi sapete esattamente il procedimento chimico, ma non importa).
Come si gioca: disegnate dei grossi fiori colorati sui fogli di carta e, accompagnati dalla creatura, aggiratevi per la casa sistemandoli in giro qua e là anche in posti non banali (dietro una porta, sotto un cuscino).
Chiudete gli occhi per 5 secondi, concentratevi e trasformatevi in un’apina. Io faccio così: drizzo le dita all’infuori e porto le mani sui fianchi in zona lombare, assumo un’espressione volatile, storco il collo e pronuncio forte un bzzzz, agitando le manozze come fossero ali. La creatura vi imiterà e vi seguirà svolazzando di corsa alla ricerca dei fiori precedentmente dispersi. Appena trovate il primo gettatevi avidamente a sniffare il foglio, spiegando che dovete portarvi via il profumo del fiore per fare il miele. Completate il giro dei fiori chiedendo alla creatura di farvi da guida alla ricerca degli altri fiori. (Varianti: con destrezza potete averne spostato o nascosto qualcuno, oppure potreste averlo sostituito con altro disegno, esempio un grosso fungo rosso).
Una volta annusati tutti i fiori, dirigetevi verso l’alveare. (Io ho scelto il divano). Bussate a una finta porta e dichiarate forte le vostre generalità e intenzioni: siamo le apine che vengono a fare il miele. Entrate e cominciate con ampi gesti a levarvi di dosso il profumo dei fiori. Ammucchiate il profumo tra voi e la creatura, che ovviamente vi sta imitando passo passo. (Aiutatela a levarsi tutto il profumo di dosso: ehi guarda quanto ne hai qui dietro l’orecchio). Dichiarate l’intenzione di prendere un barattolo per riporvi il profumo che diventerà miele. Aprite un immaginario armadietto con serratura rumorosa e antina adeguatamente scricchiolante. Aprite un altrettanto immaginario barattolo di vetro, posategli accanto il coperchio. Riempite il barattolo con il profumo. Prendete il coperchio, chiudetelo in modo ermetico con gesto plateale e rumoroso. E poi via, verso nuove avventure. Probabilmente una ripetizione identica del medesimo gioco.
costume: l'ora del panino e quella del cannino
Ma non è un po' presto?
Quando il sole di Milano la smette di rantolare nella smogosfera e si propone senza remore, ebbene sospinti da uno stuzzichevole venticiello è ora di scendere a fare la pausa pranzo nei giardinetti: panino in mano e giornale sotto ascella (o viceversa se preferite). I giardinetti alle 13.30 sono il regno dei liceali che ivi pasteggiano, ciacolano e altro. Altro, appunto: sfumazzano. In mezzora passata a pochi metri da questi giovinastri piercingati e da queste squinzie implumi che si passano bombarde e cannozze ti respiri qualcosa in più della tua dose quotidiana di tetroidrocannabinolo.
E ti chiedi: ma non è un po’ presto come orario sballarsi dopo pranzo? Ma non è un po’ presto sballarsi a 14 anni?
E soprattutto: ma non è un po’ presto aver già saltato per bene tutta quanta la barricata e farsi queste domande da vero matusa?
Google addicted
La droga, il sapere, la fantasia
“Gli scrittori del passato avevano l’assenzio, il whisky o l’eroina. Io ho Google. Ci vado con l’intenzione di passarci cinque minuti e sette ore dopo mi accorgo che sono ancora lì, e tutto quello che sono riuscito a scrivere sono quarantatrè parole.” Parola di Michael Chabon (quello di “Wonder Boys” da cui l’omonimo film), sul Corsera di ieri in un pezzo sulla cultura made in Google.
Allora io mi chiedo: ma tutta questa overdose di informazioni e legàmi e connessioni che si riversa su ognuno di noi minimamente curioso di fronte al web googlato, quanto tutto ciò comprime la nostra fantasia? Sarebbero stati forse più belli i libri dei grandi del passato se loro avessero avuto a disposizione tutto ciò? O più reali? O più documentati? O sarebbero stati solo minori di numero o più brevi per tutte quelle ore spese on-line?
O forse sarebbero stati solo meno fantastici, nel senso di fantasiosi?
tv: mutande e altre cose da femmine
La sottile linea rossa
Premetto che non ho letto il regolamento della Fattoria, ma io mi domando e dico: ma fin dove si spinge la finzione delle condizioni di vita del 1870? Secondo me il confine sta all’incirca sulla linea sottile della biancheria intima, ultimo invalicabile baluardo di conquistata modernità, cui nessun nostro contemporaneo vip (ma anche svip) potrebbe rinunciare. E parlo soprattutto per le signore. Non sono uno storico dell’intimo costume, ma credo di poter immaginare i tormenti inferti alle carni da reggiseni e culotte del 1870. E mi fermo qui, sorvolando sui pochi scomodi ed eroici rimedi, con cui le nostre trisavole fronteggiavano ogni mese la natura.
E poi, saltando di palo in frasca, ma lì dentro nessuno fuma? E comunque pare che Milton non sia più un mito di cubana e sinistra grandezza dopo che ha detto che apparecchiare è da femmina e lui è un maschietto. O qualcosa di simile. E chissà che ne direbbe il Che.
E questo titolo che mi traccia un segno cromatico netto dal ciclo fino a Cuba? Che faccio, signora, lascio?
musica: desideri proibiti
Se potessi avere, un cd al mese…
Insomma non chiedo tanto dai. Ma non ho il dinero e nemmeno l’ADSL. E comunque io oggi sono fortemente incuriosito da: Prince, i Maroon 5, Nicky Nicolai, Amalia Grè, Patrizia Laquidara, Petra Magoni. Per non parlar del jazz, che dalle recensioni che leggo su Camillo mi ingolosisco di Bad Plus e vari altri improvvisatori più o meno sieropositivi.
cronaca e costume: sesso & denaro
Fatturare è meglio che fottere
Se fossi miss Rebecca Loos la penserei così. Dopo aver intascato la bellezza di 750mila euro per aver rivelato con garbo e senza alcuna volgarità di aver fatto sesso con lo spice boy.
E che dire del povero prof. Capizzano invece, condannato a un risarcimento di 120mila euro per aver sedotto (?) studentesse sul divano dell'università, filmandole altresì con la videocamera dell'istituto? Scrivi che ti passa, gli diciamo. Sì perché l'anziano trombeur de femme sta scrivendo un paio di romanzi autobiografici piccanti. Lo farei anche io se dovessi sganciare 120mila euro. E comunque credo che non lo leggerò, in qualunque modo o chiamerà: "Il diario segreto di Ezio C.", "Cronache dal Decamerino", "100 colpi alla tesi prima di entrare nel foro" e via dicendo. Ehi, in quest'ultimo titolo il foro è quello degli avvocati, si badi.
Miniappello alle lettrici: chi conosce quel particolare intimo anatomico di Beckham che conferma la versione di Rebecca? Ovvero: quante lettrici di questo blog sono state a letto con lui? O intendono qui pubblicamente millantarlo?
professioni: un sondaggio Adecco e il mailing di Cepu
Cedo laurea decennale usata poco: prezzi modici, spolveratura a mio carico
Secondo un sondaggio promosso da Adecco ecco i primi tre mestieri che i giovani di oggi vogliono fare da grandi: il direttore di un quotidiano nazionale, il magistrato, il medico di pronto soccorso. Guarda caso tre professioni che compaiono con una certa quotidianità in tv, a volte nell’informazione altre nella fiction se ancora ha senso questa differenza. Buon ultimo, il portinaio. Che infatti in tv non ha ‘sto gran fascino e se gli va bene lo intervistano come testimone di un reato o in un’inchiesta sulla pubblicità porta a porta.
Sul cosa fare da grande, io non ho ancora deciso. Mi barcameno e seguo fedelmente S. Agostino: “Lasciati illuminare dai tuoi dubbi”. Tra l’altro oggi mi ha scritto il signor CEPU chiedendomi gentilmente quanti esami mi mancano e se può essermi utile. Gli ho risposto che grazie io sarei servito, però pur di fare il suo testimonial e piazzare il mio faccione tra Bobovieri e mr CEPU jr, potrei anche decidere di restituire la laurea. Tanto per quel che mi è servita.
L'asola felice
L'asola godeva senza inibizioni:
era entrata finalmente
nella stanza dei bottoni!
Il sito di Caterpillar pubblica i sei vincitori del concorso di poesia postale. Questa che ho appena ricopiato è la mia preferita (categoria sentimento, poesia con metro e rima), ma tutte meritano una lettura. La mia l'avete già letta forse, sta qui sotto, ed è stata tragicamente bocciata. Come altre 15.000 circa. Mi inchino ai vincitori e plaudo ulteriormente alla trasmissione tutta.
informazione: l'arte del titolo
"Eroi di scorta"
Non era facile per il Manifesto il titolo di apertura di oggi. Tutti gli altri quotidiani puntano sulla "pancia", con la ripresa del virgolettato dell'ostaggio ucciso, mentre la commozione e la pietas si portano dietro il loro fardello di nazionalismo di ritorno coi tricolori e tutto quanto.
Il titolo "Eroi di scorta" con le foto dei tre ostaggi (per ora) superstiti riesce a mantenere un equilibrio tra la pancia e la testa. Riesce a infilarci la parola "eroe" senza farci dimenticare i dubbi (per chi ce li ha) su chi stava in Iraq per compiti ancora troppo misteriosi/discutibili. O anche solo per guadagnarsi il pane per sposarsi. Riesce a instillarci il dubbio (per chi ce l'ha) sul fatto che queste persone siano state considerate "italiani di serie B". Riesce a metterci la paura (questa credo sia di tutti) per il destino di questi altri tre poveri cristi, che sono lì pronti a essere i prossimi eroi di giornata.
Chi non ha dubbi invece, allora può campare sereno e cibarsi di tutti gli altri titoli di tutti gli altri quotidiani.
mr lingerie man
Tanto di cappello
Visto (grazie a macchianera che me lo addita) lo spot in cui Dylan presta il muso, la voce e un vecchio pezzo a una marca di intimo. Finalmente un matusa del rock che ha il coraggio delle proprie azioni, dai. Invece di continuare a fare dischi barbosi che poi si fa fatica a venderli e te li masterizzano a più non posso, invece di canzoni datate e paranoiche che sembrano roba dell’altro secolo, mr Zimmerman mette la sua faccia al servizio di uno strumento di elevazione culturale della società, la biancheria intima di un certo livello.
Si noti che né la faccia rugosa, né la canzone menosa, né la voce catarrosa, né il campanile maestoso sono la cosa più bella del clip.
diritto di cronaca: facce e pecette
Tutelare chi e perché e da cosa?
giornalismo: il ritorno dell'inchiesta sul campo
Una laurea ad honorem in "sedili ribaltabili"
Se la aggiudica, imho, quel giornalista USA che si è visto assegnare il Pulitzer per la sua inchiesta sul campo (ehm... nel campo?) sulle migliori autovetture in cui fare l'amore.
Dalla nebbia dei miei ricordi emerge sontuosa una Panda maron che sarebbe stata senz'altro a fondo classifica. E poi altre auto allegramente sobbalzanti. E poi basta. Che a una certa età con il sesso in auto si chiude. O chissà.
E voi? Ce la sentiamo di sparare nei commenti qualche modello di autovettura che il nostro giornalista non ha considerato?
costume: tendenze scostumate
Quanto sesso, siamo inglesi
O famo strano alla britannica? Due pezzi dal Riformista sui nuovi trend sessuali dei britannici. Il dogging e il toothing.
L’ultimo in particolare è una cosa che dovrebbero sapere tutti quelli che vanno Inghilterra con un cellulare ultimo modello. Così sanno cosa può capitargli.
E nel caso se lo comprano apposta. Il cellulare dico, quello Bluetooth.
Bah...
Report e la nuova denuncia
Gli sgarbi urbani
Confesso di non essere ancora riuscito a vedere nemmeno una puntata della nuova serie di Report. Quando vengo a sapere che si sono beccati una denuncia, beh in un certo senso vuol dire che hanno fatto bene il loro mestiere, che sono andati a rompere i coglioni. Oggi leggo che li denuncia il ministro Urbani per la puntata di domenica sui finanziamenti al cinema. Orpo, cosa avranno detto? Andrò comunque sul sito a leggermela tutta.
Ah, ma è una vicenda piccantina anzichenò… La denuncia è per quella vecchia storia dell'attrice amante del politico, e dei favoritismi che ne derivarono, abilmente raccontata con consueto garbo dal buon Sgarbi. Insomma il ritorno di una coppia ossimorica (gli Sgarbi Urbani) che fino a qualche mese fa lavorava a braccetto al ministero.
musica: gospel a Pavia
"Ho visto la luce!"
U(r)CA che coro!
Premesso che non mi dispiace assolutamente che mi arrivino suggerimenti sulle cose da scrivere o comunicati stampa su iniziative locali o libri o cd da recensire o salami da assaggiare e bottiglie da stappare eccetera, premesso dunque tutto ciò, mi giunge dall’amico Francesco, direttore della Corale Valla (e il sito? non c’è? è nascosto?), la seguente notizia: dopodomani Giovedì 8 aprile, all’Aula de’ 400 (Università di Pavia), ore 21.00, c’è un signor coro gospel coi controcazzi. The University of Central Arkansas Concert Choir (per gli amici UCA) in tour europeo fa tappa da noi in provincia per la gioia di grandi e piccini. Repertorio classico con ovvie (e auspicabili) incursioni nei territori dello spiritual.
Di solito in questi “cori di negri” c’è sempre sulla estrema sinistra un signore attempato e cicciottello che quando canta spara delle frequenze basse che vi massaggiano i visceri, empiendovi il cuore di gioia e di luce e favorendo altresì la digestione.
Buon concerto. Io non ci sono perché vado a cena da Stefano e Sabina.
rockstar: cosa non si fa per campare…
Hey, mr lingerie man
una poesia per posta
Poesiuola: W le Poste
A urne chiuse, come promesso, il mio umile contributo alla Prima rassegna di poesia postale, cui si è accennato un paio di post fa. la
categoria ovviamente è quella più ruffiana ("W le Poste"), che "Ragione" e "Sentimento" mi parevano temi troppo alti e vaghi.
Sensuale promessa
Eccomi, sono qui.
Nascosta dietro l’ultima bolletta.
Pescami, osservami.
Soppesami, rigirami.
Sono tua.
Aprimi ora.
Strappami e spiegami.
Eccomi nuda.
Al tuo sguardo.
Alle tue dita.
Io sono parole.
Sono un profumo.
Sono una voce.
Sono unica. Tua. Per sempre.
Per molti sono roba da musei.
Ma vuoi mettere col gelo di un’email?