Per l'invidia di voi tutti, io me ne riparto ancora per una breve ma meritatissima settimana in quel di Ustica. La creatura sarà nei miei pensieri, ma non nelle mie giornate. E questo, come molto ben sanno coloro che sono genitori, darà a questa settimana il senso perduto di una vera vacanza.
In questi ultimi giorni non ho scritto granchè. Cercavo di mantenermi sul leggero perchè avevo un po' di nausea dei giornali e del mondo. Avrei voluto chiudere in leggerezza e invece le notizie dall'Iraq proprio non me l'hanno consentito.
Della lista di cose che trovate qui sotto, a propostio di Enzo Baldoni, se avete poco tempo leggetevi almeno il pezzo di Merlo su Repubblica. Che non è servito a nulla di concreto: i video di Al Qaeda rimarranno bruttissimi, hanno perso un'occasione per farsi ridisegnare per bene tutta la strategia di comunicazione.
Il Baldoni aveva lavorato qui con i miei colleghi ad alcune campagne per una multinazionale che a me erano piaciute molto (tanto che mesi dopo, quando uno studente ricco & cazzone mi pagò per fargli una tesina scelsi proprio quelle). Mi piaceva la sua agenzia, molto. Ci feci più di un pensierino, sogni direi. Solo ragioni di opportunità (leggi la sua vicinanza coi miei boss) mi indussero a non molestarlo con i miei cv e le mie ambizioni di tornare a fare il copy.
Molte persone che non lo conoscevano bene (e io tra loro) stanno facendosene un'idea in questi giorni. Altre, che ugualmente non lo conoscevano, stanno praticando la loro misera vendetta a mezzo stampa, piccati di ciò che pensammo noi (noi chi? noi di sinistra? noi di buon senso? noi qualcosa insomma) degli altri ostaggi italiani e dei loro diversi destini.
Oggi Diario ha una bellissima copertina. Baldoni e un iraqueno in sedia a rotelle se la ridono e ammiccano tenendo in mano due protesi di piedi. Spaiati. Il testo è una lettera di Baldoni a Emergency, 10 righe, leggere nonostante il tema, con dentro tutto: la storia tragica dell'iraqueno, una storia come tante, Baldoni lo sa e lo dice (cannoneggiata un'ambulanza: perde moglie, nascituro e gambe), il dettaglio comico e amaro delle protesi spaiate (un 37 e un 38), la semplice richiesta di aiuto - una delle tente - per una persona il cui sorriso riempie il cuore di allegria e infine la chiusa: si è risposato, ma "la sua nuova moglie si vergogna a presentarlo ai genitori senza gambe".
senza parole
Fine
Da leggere
Il suo ultimo blog: http://bloghdad.splinder.com
Il suo lavoro in pubblicità: http://www.balene.it/omone.htm
Il settimanale che lo pubblicava: http://www.diario.it
L'amico giornalista: http://www.pinoscaccia.rai.it/torre/
L'articolo di Francesco Merlo: http://www.repubblica.it/2004/h/sezioni/esteri/iraq31/itabag/itabag.html
Il fumetto che traduceva: http://www.doonesbury.com/strip/
I ricordi personali di due blogger: http://adayinthelife.splinder.com/1093374452#2778569
http://www.thepetunias.net/blog/archives/000352.html
Da evitare
Il quotidiano Libero.
naming or battezzing?
Il nome della cosa
Igor Cassina, ormai è cosa nota, prima di appendersi al collo l'oro olimpico ha dato il proprio nome a un movimento alla sbarra. Ha inventato una cosa che pirma non c'era. È andato da chi rilascia i brevetti per quella specialità e da lì in poi quel movimento lì si chiama come lui: movimento Cassina. Una roba che non capita mica a tutti, se ci pensate. E non è il "naming", è piuttosto una sorta di battezzing. Altavista dice christening, si sbalio mi corrigerete.
Certo, c'è la rovesciata alla Pelè, il gol di mano alla Maradona, il rovescio "bimano" alla Lendl e, saltando di palle in tasti, i block-chord alla Bill Evans ecc. Però qui è diverso, con Cassina, non c'è la preposizione. C'è il battesimo diretto. Tu fai una cosa per primo e poi quella cosa lì si chiama come te da oggi fino alla fine dei giorni del mondo. Esisteranno altri esempi, ma a me ora viene in mente solo Dick Fosbury e lo stile dorsale dell'alto.
...
uhm... altri esempi... beh, a pensarci bene, in fondo di posizioni e movimenti pur sempre si tratta, all'alba del mondo potrebbe anche essere esistita gente tipo Aurelio Delmissionario, Filippo Da Tergo, Gavino Pecorina, Germana Canonica, Anastasia Smorza-Candela (una contessa probabilmente, maritata Vienebasta se non erro), Samantha dell'Ostrica, Lucilla Gabbiano e via dicendo...
viaggi, incontri, idee
La FD sull'ES delle FS
(Ovvero: ma che ce l'avete messa a fare la filodiffusione se poi non la fate funzionare?)
Parto da Firenze verso Milano con 2 ore di viaggio e mi mollano nell’ordine: le pile del lettore cd, la microradio gengivale, gli occhi. Questi ultimi sono evidentemente arcistufi di leggere. Di dormire non se ne parla. Gente interessante non ce n’è. A tratti quasi rimpiango il vicino di posto dell’andata, che nei primi 10 minuti della nostra vicinanza mi ha offerto nell’ordine: un biscotto, una passeggiata (mi alzo che ti sgranchisci un poco?), un caffè, uno sdruscio sospetto sulla coscia, molti spunti di chiacchiere buttati lì e da me cordialmente abortiti. Solo che all’andata avevo da lavorare e l’ho cordialmente cagato zero. Ora se ci fosse gli chiederei perché legge quel libro di catechismo o come diavolo fa a imbriciolare il mondo con un solo pacchetto di cracker. Poi gli direi che sono etero e che intendo restarlo ancora e che comunque se proprio volessi togliermi lo sfizio non sarebbe il mio tipo.
Son lì che annego nella noia e poi vedo nel sedile i comandi della filodiffusione: un ingresso cuffia, canale, volume. Mi ci inciuffo più che volentieri ma ovviamente non funziona.
Mi pregio dunque di avanzare una modesta proposta per i signori delle FS: così difficile far funzionare una banale filodiffusione? Vabbè lasciate perdere, anche un grande come Klinsmann in fondo i gol più semplici li sbagliava.
Allora fatemi una rovesciata di tacco invece. Fate un accordo con 3 buone radio (le tre Rai oppure, meglio, no: Radio2 e due private degne) per diffondere i canali sui treni ES. Impossibile dite?
Allora segnatevi questa possibile lista semiseria di canali tematici.
1. L’epopea del radiodramma: vecchia e nuova radio-fiction quando ancora si chiamava sceneggiato.
2. Viaggio in Italia: canale Cicerone multilingua che descrive al viandante straniero i luoghi attraversati dal treno.
3. Galeotto fu il treno: radiobacheca di annunci via sms o bluetoothing o altre diavolerie per organizzare incontri (di gradazione variabile dal placido-platonico al brivido-torrido) sui treni FS.
4. Indovina la bomba: canale scaramantico di annunci, allarmi, leggende, su dove e come il terrorismo colpirà ancora. Piazze? Aerei? Treni?
5. Onda verde, marameo: rilassatevi e confortatevi pensando a quelli che stanno in coda in auto.
E mi fermo qui solo perchè ora devo prendere l'autostrada. Senza radio, chiaro.
dal paese delle meraviglie
"Voio jenderre dalla mia ombrra"
Il beach volley tira un casino. Ha il suo perché, non dubito, con tutte ‘ste inquadrature sui fondoschemi che evidenziano glutei, cosce, tatuaggi ecc. Però, diamine, è proprio obbligatorio l’uso di quegli occhialazzi da sole copritutto? Come faccio a lodare spassionatamente un culo senza sapere di che colore sono gli occhi? Sono troppo sentimentale, dite?
Leggendo di Federica Pellegrini mi incuriosivo per i due maroni che questa qui dimostra già di avere a soli 16 anni. E poi c’era questa storia del costume. “Vorrei indossare il mio, è più veloce. Se qualcuno mi paga la multa dello sponsor della nazionale lo faccio.” Un nuovo caso Totti, piedini doloranti sponsor nella cacca? E io lì a figurarmi che il suo costume era il suo, fatto in casa, magari non proprio dalla mamma, ma da un artigiano locale.Insomma, mi stavo già costruendo un personaggio irresistibilmente anticonformista. E invece no. Fede nuota velocissima e si argenta con il costume che vuole lei. Che è della Speedo. Quelli che hanno promesso un milione a Phelps, insomma non proprio dei pezzenti. Detto questo, Federica resta una sirena.
Lo dicono a denti stretti ma il clima del Villaggio Olimpico, le bistecche troppo dure e altre scomodità, non è adatto alle esigenze dei calciatori azzurri. È mai possibile che si perda ogni occasione per recuperare terreno sul fronte della popolarità? Gli costa poco fare come fanno gli altri atleti e adattarsi? Ok, andatevene pure nel vostro nuovo albergo di lusso.
Ritorna Merlene Ottey. Signori, è la sua settima Olimpiade. Ha cominciato a Mosca '80. Come me da spettatore. E corre i 100 piani. Bella come sempre. Anzi di più, perché mi va ormai per i 44
Dal Foglio di oggi in pdf: Pollicino Maenza, oro a Mosca ’80 e la sfida Long-Owen a Berlino ’36. Con finale di Fuhrer molto inkazzaten che se ne va dallo stadio meditando una blitzkrieg contro il proprio atleta.
Ditegli qualcosa. Io un portavoce non ce l’ho, uno staff che mi cura il look nemmeno. Ma la mia signora moglie non mi permetterebbe mai di andare in giro conciato così.i miei Giochi Olimpici
Quando non volli stringere la mano al Fuhrer
Dorando Petri, Jim Thorpe, Ondina Valla, Jesse Owen, Nedo Nadi, Johnny Weismuller, Wilma Rudolph, Livio Berruti, Abebe Bikila… sono i primi che mi vengono in mente pensando ai Giochi Olimpici. Poi certo, anche quelli che ho visto, da Mennea e Simeoni in giù fino a oggi. Anche se oggi i Giochi sono un’altra cosa. E non parlo delle miserie del doping o delle risse degli sponsor. Sono un’altra cosa visti da adulto, dico. È che da ragazzino hai tempo di goderteli tutti davanti alla tv (ma quando Mennea vinse avevo solo una radio e zompettavo solingo sulla spiaggia di Jesolo tra biondissime vichinghe che ero ben lungi dall’ammirare), di comprare tutte le Gazzette dei Giochi moscoviti, di fare le notti in bianco secondo il fuso, di scoprire sport e paesi e personaggi che mai avresti immaginato, di goderti le splendide cronache notturne dell’atletica che faceva Radio Pop da Atlanta.
E prima ancora, da bambino, c’era un libro illustrato e consunto che mi portavo sempre in vacanza e dentro il quale sognavo - complice un babbo insegnante di ginnastica - un futuro da atleta olimpico nelle specialità più disparate. In realtà non è che sognavo: ero certo che da grande sarei stato un campione sportivo. Se emergere era una questione di disciplina, di sacrificio e di aver sotto due maroni così, io ce li avevo eccome. Per intanto, troppo giovane per allenare i muscoli, allenavo la fantasia: dai 7 ai 13 anni ho collezionato svariate medaglie olimpiche in quasi tutti gli sport, edizioni e continenti. E dove quelle medaglie non erano d’oro era perché Jesse Owen era il figlio del vento e Johnny in fondo era già un po’ Tarzan, mica potevo batterli proprio io.
A queste cose penso quando leggo sui giornali, tra le cronache, i pezzi sui campioni del passato: Berruti e Crosa sul Foglio di questi giorni e anche Jim Thorpe, il primo squalificato per professionismo (Stoccolma 1912) quando ancora lo sport olimpico era solo dei dilettanti.
Giacomo Crosa, sì, proprio lui quello di Mediaset: miglior piazzamento italiano di sempre nel salto in alto, 14° a Messico 1968, con 2 metri e 14 cm. Quel giorno, mentre io muovevo forse i primi passi aggrappato al divano, un signore chiamato Dick Fosbury rivoluzionava lo stile del salto in alto. Qualche anno dopo, capii di dovere a Mr Fosbury nell’ordine: un grosso bernoccolo, una signora figura di merda, una tattica per far colpo sulle donne.
Continua?
tentazioni estive nella città deserta
Senza Nemo, mi consolo
Dopo un panino veloce, sbatto contro la vetrina della Feltrinelli di c.so Buenos Aires.
Nemo, non ti preoccupare, domani sono da te. Mi piaceva vedere le tue avventure a blocchi di dieci minuti al dì, con il cuffione super e lo schermino mini, mi piaceva anche se è la versione inglese del dvd l'unica visibile a scrocco. Comunque ho 10 minuti e mi infilo alla Libreria del Corso, attratto da un cartello che non lascia dubbi: -30% su tutti i libri.
Rapido giro di tentazioni (cosa pensavate eh?) e me ne torno in ufficio con "La sottile linea scura" di Joe Lansdale e "La super raccolta di storie d'avventura" a cura di Michael Cabon. (Qui, la recensione di Genna, scoperta ora. Ma io la leggo dopo il libro).
Se penso che ho risparmiato 9 euri mi passa quasi il senso di colpa per averne spesi 22 in un botto solo. E poi magari uno dei due libri diventa un regalo per uno dei prossimi compleanni ci cosanguinei in arrivo.
Per inciso, dato che è un post sui libri: oggi ho incontrato l'ennesima persona - ennesima significa la quarta o la quinta ma mica son poche - che leggendo questo blog si è incuriosita di un libro, se l'è letto e mi ringrazia. Io ringrazio lei, loro insomma, e metto tutto da parte per quando mi presenterò a una casa editrice: signori, qui c'è il mio manoscritto e qui la lista dei romanzi che avete venduto grazie alle mie dritte, ora decidete voi: pubblicatemi, datemi una percentuale, un lavoro, offritemi una cena, una pizza, una birra...
...
Come dite? Un caffè? Ok dai vada per il caffè. Posso averlo corretto? Non avete fondi?
Caffè normale, grazie.
del rianimare le parole, scoperte epocali
Di quanto bene mi fa a me la Tosse
Ogni volta che vedo uno spettacolo del Teatro della Tosse (una volta l’anno da sei anni d’estate ad Apricale), me ne torno a casa con la curiosità di andarmi a cercare e leggere i testi da cui è stato tratto. E si tratta di materiali a volte notissimi (Decamerone, Manzoni, Inferno dantesco) altre volte a me sconosciuti ("La leggenda aurea" di Jacopo da Varagine). Stavolta toccava alle poetesse italiane del Cinquecento e ai “marinisti” barocchi. Roba che se uno leggeva una locandina con questi riferimenti difficilmente si arrampicava fino ad Apricale, credo. E infatti, i teatranti sgamati hanno usato un titolo poco intonato, ma assai più accattivante: “La notte dei menestrelli - Con grande festa barocca". Bello, interessante, stimolante. Come sempre insomma. E così oggi (post scritto in treno una settimana fa circa, ultimo degli arretrati estivi) io sarei tentato dall’andare a ripescare le liriche di Gaspara Stampa o Vittoria Colonna o Elisabetta Terracina. Di rileggermi passo passo quella poesiuola zozza del Metastasio. Poi però lo so come va a finire: che quei testi che all’ascolto parevano così immediati, me li devo leggere e rileggere per capirli e spianarne i nodi. E ahimè non scorrono minimamente simili all’altra sera. E insomma mi perdono un sacco della magia che mi aveva spinto a cercarli. E quasi tutte le volte, deluso dalla mancanza dell’incanto, finisce che mi dico “Bah, cheppalle” e metto su un cd, o un fim. Oppure un risotto.
Ecco ora dopo aver scritto questa cosa, che vorrei suonasse anche come elogio a quanto sono bravi e importanti i teatranti tutti, ma in particolare questi qui della Tosse, a gestire e rianimare per noi volgo del materiale anche assai arduo, mi perito di aggiungere che rispetto all’acqua fredda, quella calda è senza dubbio più utile all’uomo nella sua quotidianità: la maggiore temperatura, variamente ottenuta, la rende assai più efficace sia nelle operazioni di pulizia che in cucina.
giochi d’infanzia (?): il vizio del mattone
Del fragore del frugare tra i ricordi di plastica
A tutti prima o poi ricapitano in mano alcuni giocattoli della propria infanzia. Io, che mi ricordi, ho avuto il periodo Lego, il periodo macchinine, il periodo soldatini & modellini (con annesso breve periodo Big Jim & Barbie), il periodo Subbuteo, il periodo giornalididonnenude (con annesso lungo periodo pippe).
Il periodo trenino elettrico è durato un Natale, il periodo Dolceforno è rimasto un mio torbido desiderio inevaso e colgo l’occasione di ringraziare Babbonatale o chi per lui. (Avrei voluto inserire qualche link almeno per i più giovani che magari non sanno di che parlo, ma neppure su pagine70 trovo qualcosa sul Dolceforno.)
Ora che li ho scritti e scavati fuori mi rendo conto che alcuni di questi periodi andrebbero raccontati. Forse non qui, forse dal lussuoso strizzacervelli che un giorno, una volta ricco sfondato, mi concederò. E comunque per farla breve, rinnego solo il periodo Subbuteo (tempo realmente buttato). Il periodo Lego, cazzarola, credo non sia ancora finito. Me ne accorgo quando da un baule al mare riemergono due scatoloni di pezzi sparsi di varie epoche. Me ne accorgo quando me li litigo con la creatura. Quando ficco le mani sul fondo dello scatolone per smuovere il grosso e cercare i pezzi piccoli sul fondo. Quando frugo con le manone e risento il fragore del maremoto di plastica, lo smottamento colorato dei pezzi. Quando ragiono su come risolvere un problema: la punta bifida di un’astronave può diventare una mostruosa dentatura? Quando trovo i pezzi più anziani: sotto hanno una x (e non il pallino), sono solo di tre scoloriti colori. Quando un pezzo particolare (un reattore, una portiera, un rosso trasparente da uno) mi rimanda lo stupore con cui lo contemplai per la prima volta figurandomene gli utilizzi. Me ne accorgo, infine, quando consegno alla creatura un drago rosso con la bocca aperta e i dentoni fuori e gli occhi gialli trasparenti e lei lo guarda e dice “Beeello” e poi lo scaglia in pezzi sul pavimento e dice: “Fai l’asino di Shreck!”.
estate & letture
Scene dai libri letti in vacanza
Una cabarettista che di fronte al tradimento della sua amata dimostra scarissimo sense of humor, una picciotta silenziosa tutta curve e rancore che si deve vendicare del gran male subìto, un paio di bimbi che salvano gli animali dello zoo di Milano, un noto commissario siciliano che prima va a letto con una certa Mery e poi si invaghisce (e il lettore con lui) di una certa Olinda, una donna trovata morta in una portantina, un’investigatrice che si ferisce e simula il ciclo per non doversi accoppiare col cattivo suo antagonista, un toro che sbudella una guardia tedesca immobile per senso del dovere, un anello magico che trasforma tutto in cacca, un ragazzo coraggioso nelle mani dell’Inquisizione, un pazzo che uccide un cefalo con un colpo di pistola alla testa (con silenziatore però).
"La prima indagine di Montalbano", Andrea Camilleri
"Calendar girl", Stella Duffy
"L’incredibile storia di Lavinia", Bianca Pizorno
"Purezza di sangue", Arturo Perez-Reverte
Come al solito, i libri razzolati in biblioteca hanno avuto la meglio su quelli diligentemente messi in valigia (Avoledo, Philip Roth, Durrenmat).
UPDATE: in treno al ritorno finalmente inizio "L’elenco telefonico di Atlantide", di Giulio Avoledo. Lo trovo scorrevolissimo, divertente, arguto. E sono solo all'inizio. Mi chiedo perché ho aspettato tanto. Forse ne avevano parlato talmente bene che ero terrorizzato dall’idea che potesse non piacermi e deludermi, bah… Ci torno su quando l’ho finito.
dal paese delle meraviglie
Sette vasini per sette nani
La creatura mi va ormai per i due e mezzo, una signorina. Le tocca lo svezzamento dalla pigra comodità del pannolino, svezzamento tra l’altro necessario all’ingresso indolore alla scuola materna. Suppongo la creatura si sia interrogata su come mai da qualche giorno a questa parte nella sua placida quotidianità ha fatto il suo ingresso – già largamente anticipato oralmente – un accrocchio plastico giallo in forma di ranocchio con zampe e occhini, accrocchio da cavalcare a pelo, una volta privata delle apposite protezioni, accrocchio provvisto di serbatoio bombato atto a ospitare secrezioni più o meno improvvise e volontarie, accrocchio altrimenti detto in lingua italiana col suo nome, appunto “vasino”. La comparsa di detto strumento e la dettagliata provvista di istruzioni per l’uso sono accompagnate da un’amena serie di storie e leggende create ad arte o a volte dall’inserimento della problematica “uso del vasino” nelle storie già praticate.
Esempio. Interno, notte.
- Mi rrracconti una torria? (le doppie sottolineano una già impeccabile padronanza della consonante erre).
- Biancaneve?
- Tì, maperò la fine… (credo che goda a vedere la vecchia regina-strega sparire nel burrone. Il maperò glielo grazio che mica sono il suo prof.)
Incurante della precisa richiesta (che mica sono un lettore con l’accesso diretto alle scene), procedo al racconto di quando Biancaneve, dopo aver ripulito prima la casa dei nani e poi i nani medesimi, così li apostrofa, mani sui fianchi: “Ma voi, ditemi un po’: cacca e pipì dove le fate? Nel pannolino? Ancora? Alla vostra età?” (Non apro qui e ora il dibattito sull’età dei nani). Segue breve ma efficace elogio dell’uso del vasino – è sempre Biancaneve che parla – promesse di benefit (torte alla fragola, picconi nuovi) ai primi che si adegueranno alle nuove norme, ovvia brontolata di Brontolo, starnuto di Eolo, ronfata di Pisolo, intervento accademico di Dotto e gag casinara di Cucciolo. Tutto perfetto direi. Orgoglioso della mia scenetta improvvisata ben calata nel contesto della fiaba, orgoglioso vieppiù del silenzio che proviene dal lettino, mi appresto a uscire dalla stanza certo di aver "addormeducato" la creatura.
La sua voce sveglissima mi blocca sulla soglia.
- Maperò quetto nel film non c’è…
- … ahem… eh già, l’avran tagliata… ma vedrai che prima o poi esce nei contenuti speciali del dvd director’s cut.
- Un’altra torria.
Appoggio la testa al cuscino, riavvolgo, scelgo e poi schiaccio il tasto Play.
estate
Le cose che ho fatto in vacanza
libri letti: 3
spettacoli di burattini: 1
spettacoli teatrali itineranti: 1
film visti per intero in tv: 1
cinema: 0
calcio estivo in tv: poco
passeggiata serale + gelato: meno del previsto
discoteca: che fai sfotti?
parchi giochi frequentati: 3
spiagge frequentate: 2 (sassi grossi/piccoli, con/senza onda)
uscite a cena: 1
spese alla Coop: 3
tempo di lavoro effettivo: 0
tempo di pensiero di lavoro: più del dovuto
delfini avvistati: numerosi
pescicani avvistati: numerosi
acquari visitati: 1
pipì sul tappeto nuovo: 2
pipì nel vasino: 5
cacca nel vasino: 1
divani trasportati: 1 (troppo)
euro investiti in stabilimenti balneari: 0
euro investiti in giri in giostra: 0
stupefacenti: 0
sigarette: pochissime (e mai da me acquistate)
alcol: morigeratissimo
piattoni di pasta: vabbè mica posso rinunciare proprio a tutto no?
chilogrammi persi: chilogrammi? Persi?
ore di sonno: ottime e abbondanti
uso del pc in prestito: scarso ma in ripresa sul finale
cd masterizzati: 3
cd regalatimi: 2
amici indigeni rivisti: 2
concerti gratuiti: 4 (uno alle ortiche per pioggia)
concerti a pagamento: 0
tempo in acqua: assai
tempo effettivo nuoto: 4 minuti
uso di pastelli a cera: assai
uso dei Lego: moderato e gravido di nostalgie
biblioteca comunale: 4 volte
parole nuove apprese: 2 (guidàia e rotolàia sono rispettivamente il manubrio della moto e il volante dell’auto)
socialità coi vicini: ottima
socialità con estranei: ottima ma fuggevole
clima casalingo con tre donne: decisamente sotto controllo
tempo di jogging: mezz’ora
tempo di adduttori doloranti: 48 ore
minestrone saltatempo: 1
fotografie scattate: 36
filmini girati: mezz’ora
amplessi: il giusto (dato sempre migliorabile peraltro)
orgasmi propri: come sopra
orgasmi procurati: come sopra, credo
presente (mio malgrado)
Ma è pieno agosto oppure ha nevicato un sacco?
Solo per dire che sono tornato, che sono in un ufficio deserto in una Milano deserta e per ora fresca.
Il silenzio è assordante: pochissimi colleghi, ovattati rumori di auto dalla strada sottostante. Potrebbe essere dicembre e una congrua nevicata sarebbe responsabile del ritardo dei colleghi e dell'assenza delle auto. Ma se fosse dicembre non indosserei il sandalo che fino a ieri mi accompagnava sul bagnasciuga.
Si riparte dunque, con naturalmente una lista così di cose da fare. Pian piano, possibilmente, per non stravolgere subito il ritmo bradipeggiante acquisito senza fatica nelle ultime due settimane.
Avrei anche qualcosa di pronto da postare... solo che sta sul portatile prestato e mi devo attrezzare per farglielo sputare fuori o postarlo direttamente da lì. Nelle prossime ore lo sfiderò a duello.
Insomma, gente, lo zio burp è tornato, ahimè, in questa valle di lacrime che chiamiamo quotidianità. Se ci siete battete un colpo. Sennò, e sinceramente ve lo auguro, spassatevela ancora, ovunque voi siate.
UPDATE: cheppalle, ragazzi, sono già stanco e non è neppure mezzodì. Dimenticavo di scrtivere che, solingo nella metropoli silente, valuto liberamente inviti per aperitivi, pranzi, caffè, pizze, fichi, pijiama parties, sit-in, cinema, jogging, concerti, manifestazioni, atti antiproibizionisti, offerte di lavoro, dog sitting, baby sitting, grannie sitting, sittin' on the dock of the bay.