il post di natale
Il Blognatale è nei commenti, entrate e divertitevi a piacere
Reduce da un’ultima frenetica settimana di lavoro che mi ha sgradevolmente impedito un’adeguata e aggiornata compilazione di questi spazi e la lettura dei miei blog preferiti (che sono molti e più e diversi e vari da quelli che pigramente e tempo fa ho inserito nella colonna di destra), reduce sbuffante e ansioso di pantofole e cappelletti e regali da scartare e divano su cui spiaggiarmi e creatura e famiglia da festeggiare, sono ahimè reduce - come quasi tutti voi immagino - dal ricevimento degli auguri ufficiali e ufficiosi da fornitori e clienti, aziende e privati, tutti ahimè tragicamente appiattiti sul classicissimo schema di babbinatali variamente ritratti, cappelli che incorniciano riviste, foglie di vischio, renne rotanti, alberi allucinogeni di palle multicolor, midi di repellenti tiritere natalizie e altre atrocità comunicative assortite.
Dato che io non ho tempo per sostenere la mia campagna degli anni passati per gli auguri leggeri, invito caldamente qualche agenzia creativa a inserire nel proprio listino qualche idea nuova sugli auguri di natale da vendere alle aziende. Che di questo andazzo francamente non ne possiamo più. E che se tutti vogliamo che gli auguri siano graditi dovremmo fare almeno un minimo sforzo per renderli personalizzati, interessanti, curiosi, intensi. E soprattutto non banali e standardizzati come invece è l’uso attuale.
Detto questo, io il natale qui sopra me lo immagino un blognatale. Ognuno arriva qui, entra nei commenti, saluta e lascia un post bello impacchettato con suo nastro.
Appena ho un momento libero nei commenti vi faccio trovare: comodi divani, bicchieri di carta, musica gradevole, facce simpatiche, un signore che suona la fisa, una violoncellista bella e impossibile, una tavola imbandita, leccornie e prelibatezze varie, l’ultimo sedile del pulman per le coppie in formazione, un angolo riservato per fumatori, una valigia colma di sostanze da sperimentare, un distributore automatico di profilattici, un asilo per chi i profilattici quella volta almeno non li ha usati, il mio amico intrigante e piacevolmente single, la mia amica spettacolare e inspiegabilmente single, libri sparsi qua e là, i vostri blog stampati a casaccio e tirati fuori dallo zaino, una bottiglia per il gioco omonimo, l’ultimo numero di Novella 2000 con gli sms Gori-Ventura, pennarelli e matite e fogli, della creta, pongo, un pianoforte nero, alcuni pigiami, un divano letto e uno da leggere.
Siete tutti invitati. Il primo che viene vestito da babbonatale però lo crocifiggo al muro e lo usiamo come bersaglio per le freccette.
vita sociale: appuntamenti
A-E-I-O-U-IPSILON!
Stasera, puntuale come il Costanzo Show (espressione che già non usa), rituale tragicomico appuntamento con cena + festa aziendale.
L’anno scorso ne uscii ebbro (l'avreste mai detto?) e a sorpresa persino ringiovanito.
cose da fare, prossimi post
Mumble mumble
Un post di Natale sarà da fare prima o poi. Soprattutto dato che non riuscirò nell’impresa titanica di spedire auguri personalizzati. Non dico “cuciti” a misura di destinatario (!!) ma nemmeno personalizzati sul mittente me medesimo, stante quelle 2/3 identità in cui schizofrenico mi scompongo con la fluida spontaneità di un paramecio.
Mumble, quindi.
Riciclare quello dell’anno passato è escluso.
Dato che già trattavasi di riciclo.
dal paese delle meraviglie a quello del naming zoologico sperimentale
Eh? Come dite? Ligri? Ma non era meglio tigreone?
Scusate se mi intrometto, cari scienziati russi che battezzate le specie nate dal caso fortuito e libidinoso che sovente domina negli ambienti coatti.
Scusate, ma io vanto una certa esperienza in materia.
La creatura, se le nomino il ligri mi guarda dubbiosa. Il tigreone invece è assai più intuitivo.
Non trovate?
Se ti sei destato improvvisamente alle 4.30 con l'occhio sbarrato del fesso che si è assopito alle dieci sul divano.
Se hai sentito un brivido e allora ti sei messo un pezzo di pigiama, e poi un altro e poi c'è il termosifone freddo e allora ti sei accorto che la caldaia è in blocco.
Se vai dalla creatura e lei dorme e non tosse e da lei fa pure calduccio.
Se hai passato 15 inutili minuti nel tentativo di rianimare la caldaia, in piadi in ciabatte su un balcone brinato.
Se accendi il tv e vaghi per 30 canali senza deciderti.
Se sfanculi il satellite e poi trovi su Rete4 una puntata di West Wing e passi mezz'ora finalmente tranquilla. Coi piedi freddi però.
Se spegni e tenti di nuovo il sonno, ma rantoli mezz'ora santiando e invocando il dio delle caldaie.
Se il tuo collo e la tua colonna sarebbe ora di curarli, prima o poi, prima che cadano a pezzi come una piramide di Lego.
Se vai a dormire in camera della creatura che c'è un tappeto morbido, ma appena chiudi gli occhi vedi il lavoro e son patate da pelare, gatte sul fuoco e castagne bollenti e nemmeno un piccolo cacio sui maccheroni.
Se pensi altrove e vedi che l'elenco delle "cose da fare per me nel 2005" somiglia troppo troppo a quello dell'anno precedente e il qui presente amato BURP! si è ciucciato i residui di energia e di progettualità di cui disponi.
Se ci rinunci e metti su il caffè ma poi vai in bagno con un libro e il caffè ti esonda sul fornello ed esci dal bagno e il caffè lo inspiri e intanto spugnetti la cucina per bene.
Se oggi hai la riunione che non vuoi, i conti da fare, l'ici da pagare, il vetro da sghiacciare.
Se a metà del treno cominci a pensare che ne farai un post.
Se quando arrivi in ufficio sei sveglio da quasi 5 ore e i piedi non sono ancora caldi, allora forse oggi potrai concederti un'eccezione e fare un post così, un po' ad minchiam.
Col titolo in coda, senza rileggere.
Gelido post ad minchiam
tv: sfruttare al meglio i nuovi format
Mollato & disperato, ragazzi. Help!
Dialogo con la mia signora l'altra sera davanti alla tv.
- Qual è quello più carino per te? Per me Mattia, alla grande.
- Na, caro. L'altro lì, quello che gli ha fatto la barba. Quello più "grande" (Marco, dice il sito), gran bel tipo... Ahi, cosa cazz... via quel fazzoletto ma sei scemo?
- Uh ti asciugavo un po' di bavetta, amore. Tanto poi lui è gay, non ti considera neppure...
- ...
- A cosa pensi?
- Certo che questi... ci cambierebbero tutto l'arredamento, ti darebbero una sgrezzata nei modi (temporanea ahimè), ti rifarebbero il guardaroba, ti butterebberero alle ortiche tutte quelle cazzo di magliette che non mi lasci mai buttare e anche le calze sportive che sono tutte degli anni '80 e quando mai fai sport tu. E poi magari finisce anche che mi compri un vestito e mi cucini una cena romantica. Eh... ci farebbero proprio comodo...
- Già. Ma siamo sposati, insomma siamo una famiglia. Loro vanno dai single che devono cuccare o dai fidanzati che devono convolare, o...
- Domani ti mollo, basta, mi sono rotta, cazzi tuoi.
- ... da quelli che devono riconquistare la moglie che li ha appena mollati.
Stretta di mano a suggellare il patto. Ginocchio sul telecomando, click: addio tv. Patto, patta, pacco.
Dissolvenza, buio, musica soffusa. Titoli di coda.
E il termittìo luminoso dell'albero. E la creatura che dorme (e non tosse) di là dal muro.
parole & musica, ma soprattutto parole
Benvenuto, dinosauro trombone
Nel disco di Lello Voce ci sono quattro tracce. Ma fai fatica a chiamarle canzoni. Non lo sono. E non è neppure hip-hop, ché non ne ha nelle parole, nelle scansioni, nemmeno un grammo dell’ossessione ritmica.
Perché Lello non canta. Declama, descrive, incita, sospira, accenta, si appoggia, attende, incide, resta, riparte, accelera, pausa. E la sua voce non concede quasi nulla: non intona, non cavalca il ritmo. A volte persino, lo spezza: a metà di un verso, una pausa, secca e improvvisa come un pugno. Un burrone in cui la parola precipita per un momento. Prima di riemergere dal magma sonoro, puntuale a circondare il ritmo. A circolare il ritmo. Con le parole che accadono su un paesaggio musicale a strati: essenza ritmica, fondali bui, arpeggi consonanti, rumori aggrovigliati e qualche solista (Paolo Fresu il nome più noto) che soffia la sua tromba zizgando tra le frasi.
Chiamatela slam poetry o spoken words, chiamatela come volete, ma sappiate che in questo disco c’è un Pharasaurolophus: un dinosauro trombone con una cresta vasta e cava che funziona come un amplificatore. Che questo dinosauro va a zonzo a suo piacimento dentro quattro territori musicali diversi: e il suo ragionare a voce alta passa da lento a intenso, da caotico a esperto. E ha un sacco di cose da dire: che non fanno quasi mai rima e che non fanno mai ridere.
lellovoce FASTBLOOD
musiche di Frank Nemola
con Luigi Cinque, Paolo Fresu, Michael Gross, Luca Sanzò
Massimo rispetto e gradimento, infine, per WEB - Alternative Press Project - Diamo Voce ai Blogger, un progetto di comunicazione alternativa curato da Manila Benedetto, attraverso il quale Lello ha distribuito il suo lavoro ai blogger interessati a scriverne. Sottoscritto compreso.
editoria: c'è crisi, c'è grossa crisi
Bye bye Donna
Non ci volevo credere ma mi dicono che è vero.
Hachette Rusconi ha un problemuccio coi conti, di circa 4 milioni.
E così da gennaio chiudono quattro testate: Donna, Vitality, Photo e Il Nostro Budget.
Sono una cinquantina le persone tra giornalisti e staff che saranno "riposizionati" all'interno dell'azienda o pre-pensionati.
Facciamo un in bocca al lupo a loro e come lettori ci spiace soprattutto per Donna, il femminile che leggiamo più volentieri.
Daria Bignardi (che intanto passa da Mediaset a La7) solo una decina di giorni fa ne presentava la grafica rinnovata.
libri: facciamo che è una recensione
Laura immaginaria, di Zop
Facciamo che questo libro lo aprite e vi accorgete che dentro è fatto come una vecchia rubrica telefonica: con le sue belle iniziali grosse e sporgenti dal lato destro della pagina.
Facciamo che ogni lettera corrisponde a un personaggio e al capitolo di cui è il protagonista principale.
Facciamo che in questo libro siete voi lettori che decidete da dove cominciare a leggere, dove proseguire, saltando di lettera in lettera.
Facciamo che alcune lettere-personaggi-capitoli non sono stati scritti proprio perché ci si attende che li scrivano i lettori.
Facciamo che questo libro l’ha scritto Zop, quello di linguaggioglobale.
Facciamo che questo libro vi fa venire in mente Queneau, Calvino e giocosa compagnia scrivente.
Facciamo che questo libro non è un romanzo. È una macchina, un piccolo parco giochi della fantasia delimitato (ma attenzione: non completamente) dai margini della pagina e dai destini dei personaggi.
Facciamo che questo libro costa 10 €, che è un prezzo onesto per un libro, figurati te per una macchina.
Facciamo che ci vediamo direttamente in libreria?
Facciamo che per sbaglio vi pesto un piede e poi mi scuso e scambiamo due chiacchiere?
Facciamo che...
web: cambi, ritorni, novità
Alice, Giulio e Fabrizio
Il portale sui libri Alice.it cambia dominio e si sposta qui.
Il vecchio dominio è stato venduto a un’asta online. Io volevo farne un sito tutto per la creatura, ma i miei 50 euro (!) non sono bastati ed è andato alla concorrenza.
Ritorna online sotto forma di blog Vibrisse, quella che prima era newsletter via mail curata da Giulio Mozzi.
Chiuse nel giugno 2003, proprio mentre stavo scrivendo a gm per dirgli che era pronta la recensione che gli avevo proposto mesi prima. Nel dubbio di essere io a portar sfiga, mi asterrò per ora dal propormi come collaboratore.
È online da tempo, ma dicono sarà assai arricchito, l’archivio della Fondazione dedicata a Fabrizio De Andrè e alla sua opera.
mormorii croati udibili fin qui
Come si dice Paris Hilton in croato? Semplice: Severina
Questo per dire che se un caso Hilton capita in Croazia, il paese è piccolo e il mormorio più forte e diffuso. A maggior ragione se la Severina (Vukovic) in oggetto, la più nota popstar locale, è considerata una donna modello quanto a moralità e semplicità. E afferma visibilmente il proprio cattolicesimo sfoggiando una croce (piccola piccola) su una scollatura (ampia ampia).
Questo per segnalare un articolo molto carino di Milana Runjic su Internazionale, che mi sento di consigliare a tutti. In modo particolare a chi avesse in programma una vacanza in Croazia e non volesse sentirsi escluso dal 99% delle conversazioni.
Se poi qualcuno volesse approfondire e visionare anche il chiacchieratissimo oggetto del mormorio (ormai non solo) croato, il mio consiglio è uno solo: cercate su Softblog, ché in materia di curiosoni sex-oriented, loro sono i più bravi e anche divertenti, secondo me.
santa lucia con Caterpillar
Zio B. e i ragazzi con lo zoo di cartone
Che dire? Bella festicciola, bella trasmissione, bella musica, viste facce, fatto foto, scambiato regali autoprodotti.
Io avevo confezionato un piccolo zoo di cartone, lavorando su cartoncino colorato di riciclo, pittandolo con una tinta ricavata dal filtraggio di alcune piante essicate sul balcone e intagliando il tutto con una forbice ricavata da un'antica selce trovata in giardin... Ok basta così, siamo seri. Cartoncino colorato riciclato, forbici e pennarelli.
Ho prodotto alcuni animali tutto colorati e un po' buffi tipo quelli che faccio per la creatura e li ho inscatolati. Li ho dati in pasto alla folla, ho girato un altro paio di leccornie passatemi tra le mani nel rito del "passaregalo" e alla fine son rimato a bocca asciutta. Nessun regalo pervenuto.
Caspita, mi son decresciuto un tot, sigh. Vabbè, si vede che era destino.
20 minuti dopo, adeguatamente libagionato da panettone e guaranito, salutati tutti i conoscenti (cioè praticamente solo la dottoressa Poli), mi avvio al treno e incontro chi ha avuto in dono lo zoo nella scatola. Una coppia di giovinotti in vespa, che scambiate le formalità di rito e vistomi senza regalo, condivide il dono ricevuto con me. E la bontà trionfa, ulteriormente decrescendo.
Così brandendo un vaso di marmellata che sarà buonissima e un sacco autoprodotta, mi avvio al treno delle 20.15.
Alle 21.25 entro in casa e la creatura: "Dove sono gli animali nuovi?" È che avevo lasciato tutti i ritagli in camera sua e lei sarà anche piccola, ma mica è scema. Quindi stasera nuovo turno intaglio.
E buona decrescita felice a tutti.
appuntamenti
Santa Lucia, proprio sulla mia via
Ammettiamolo: sono un ometto fortunato.
Normalmente io alle 18 abbandono l'ufficio, percorro rapido quei 7 isolati che mi separano dalla Stazione Centrale, ascendo al binario e mi isso stancamente su un treno.
Oggi, lì su quel marciapiede accanto al binario 21 che io percorro ansando, col fiato spaccato dall'ultima sigaretta della giornata, oggi proprio lì, Caterpillar fa una festicciola.
Precisa sulla mia strada, alla stessa ora in cui passo di lì.
Impossibile mancare.
Se per caso ci andate anche voi, fatevi vivi.
assenze/ricorrenze
Cry me a river
40 anni or sono, dopo un banale litigio in un motel a ore, la tenutaria, impugnato un revolver, spegneva per sempre la voce di Sam Cooke, l’angelo nero che "inventò" il soul.
Apprendo ora, grazie a Mr Google, che Sam Cooke è solo al 25° posto nella speciale classifica degli artisti il cui business si è impennato per cause correlate con la loro morte.
Qui invece, una sua intervista (la trovo in spagnolo, bien?) del luglio 1964 alla testata "Rythm and Blues".
SOUNDTRACK: Twistin' the night away, Wonderful World le sue interpretazioni forse più universalmente conosciute. Gigantesca per classe e semplicità la sua versione dello standard che titola questo post.
serissima invocazione di aiuto in forma di poesia

Santa Lucia,
patrona della decrescita felice,
aiutami a resistere
alle tentazioni del Troppo Natale
alle luci, alle vetrine,
alle insidie del superfluo,
ai pacchi dentro i pacchi,
alle pacche sulla fronte
il dì della vigilia
chè ti sei scordato la zia Emilia!
Santa Lucia, guidami
e illumina la mia via
di consumatore consapevole e redento
ma soprattutto
e ben più urgentemente
mandami l’ispirazione
per un’autoproduzione
da portare alla stazione
nel giorno ormai venturo
della tua celebrazione.
Ora, dato che Santa Lucia sicuramente mi darà udienza, ma può anche essere che c’abbia da fare gli affaracci suoi, la pubblicazione su BURP! vale come invito a coadiuvare la Santa nella mia richiesta di assistenza.
Ergo, grazie in anticipo per tutte le idee di autoproduzione di beni che vorrete depositare nei commenti qui sotto, possibilmente dopo esservi documentati leggendo il "Manifesto del movimento per la decrescita felice".
O anche no. Anche a vanvera, grazie. All makes soup, insomma.
malincronache autoreferenziali
Una giornata particolare
Ho passato il santambrogio in città.
Nella mia. Non nella metropoli che mi assorbe cinque giorni su sette. Me ne sono andato a zonzo in bici, con la creatura incuffiata e insciarpata che pareva un tuareg. Andavo a trovare i pavesi al lavoro, guardavo le vetrine, le pozzanghere, la nebbia. Senza correre. Senza meta. Senza dover combinare una beata. E poi a piedi, respirando un sole anoressico dietro gli odori del mercato del pesce e la puzza del McD. Ho chiacchierato e visto gente e fatto cose e saluti e baci e come va bene grazie e voi?
Una giornata normale, provinciale, banale. Una giornata senza computer e email e senza gente che per lavoro e per diletto ti passeggia sui maroni e senza giornali tra i piedi e riunioni da fare e l’abstract del pezzo e il testo da rivoltare e il titolo che non gira e senza il capo e senza pure la coda e senza pause siga e senza panino e senza treni freddi e rotti e silenziosi.
Una giornata che alla fine ho deciso che voglio fare la cassiera del GS.
In fatto di grande distribuzione, si sa, io sono uno che ama la Coop. Ma stavolta la tradirei. Sì, perché il GS è giusto fuori dal mio portone e potrei alzarmi alle 8.40 per cominciare alle 9 e finire alle 17 e rientrare alle 17.02.
E starmene lì, beato e beota, a far passare i prodotti sul lettore, ping, e strappare e porgere il conto sguish e chiedere ha la tessera e un prezzo alla 15 e un resto alla 9 e non ha pesato le olive e le pile sono laggiù. E spegnere il più possibile il cervello in un lavoro alienante e ripetitivo, investendo sul risparmio energetico creativo, meditando le prossime mosse, rigenerandomi dal basso, senza scavare, from the bottom up to the stars, maybe one day, chissà vabbè, bla-bla cucù.
E odiare, ricambiato, i centesimi di euro. Cosa che già faccio, anche senza una parrucca bionda e il trucco che mi cola sulla faccia ripida di barba malfatta.
Nessuna cassiera, nè la sua professionalità, è stata maltrattata, neppure col pensiero, durante la stesura di questo post.
aforismi
Difficile dargli torto
"Ma troverò mai il tempo per non leggere tante cose?" (Karl Kraus)
Ps: in tempi di vacche magre, si sa, senza il tempo di scrivere si va a cercare tra chi ha già scritto.
editoria online: le news di qua, il sex di là
Gossippari, retroscenisti e cazzari della rete, gioite or dunque!
Da ieri potrete sbirciare dagospia anche in ufficio senza preoccuparvi di dover giustificare con la collega (o il capo) che vi passa alle spalle la copoisa torma di donne nude sullo schermo.
Ora, infatti, Dagospia è una cosa, l'altra è Dagosex.
Il discorso vale ovviamente anche rovesciato per gli onesti pornografi che correttamente si vergognassero di essere colti in frangrante sbircio di foto o news politiche o finanziarie.
dal paese delle meraviglie
Il gioco del mescolanimali
Gattopotamo, zebrefante, formicalla, giraffuro, coccopardo, cangadillo, serpucca, panteceronte.
Improbabili incroci, fornicazioni intercontinentali, accoppiamenti tra regni animali, multipli salti di sponda e di specie, in vitro, in volo, in ovulo.
Anche qui via libera all’invenzione di storie. E disegni, naturalmente.
marchette gratuite: libri di giochi
Un, due, tre… stella!
Ecco, non so se avete presente quando entrare in un negozio per curiosare e scoprite una cosa che non potete non portarvi via perché non ne conoscevate l'esistenza, ma ora che la vedete e la stringete tra le mani pensate qualcosa tipo: “Che bello, che bello. Chiunque abbia fatto questo, ha pensato proprio a me”.
A me capita in genere in libreria e negli ultimi giorni è successo due volte: con due mazzi di carte della serie "52 cose da fare" (per la precisione "52 cose da fare quando piove" e "52 alternative alla tv") e un libro, Il giardino dei giochi dimenticati (qui la prefazione di Stefano Bartezzaghi). Tutto edito da Salani. E visto che si avvicina l’orgia regalonatalizia, se prevedete di dover soddisfare grandi e piccini, segnateveli, che aspettate.
dal paese delle meraviglie
Il nome della "cosina"
La creatura ieri sera a cena alla domanda cosa hai mangiato all’asilo risponde serena: “Ecco, oggi all’asilo ho mangiato i piselli. Pisello come quelli che hanno i maschietti, quelli che poi si mangiano.”
Naturalmente rido sotto i baffi, mi va di traverso tutto, però insomma il problema teorico lo intravedo assai chiaro. Se i genitali dei bimbi li chiamiamo confidenzialmente con termini che indicano anche altro (banalmente il pisello e la patatina) ci infiliamo da noi nell’ipotetico ginepraio dei distinguo su oggetto, ruolo e sua possibile commestibilità.
Tra l’altro, vi confido qui in gran segreto che la creatura si riferisce ai suoi genitali con il nomignolo di Bernie (vezzeggiativo del più greve e padano bernarda). Ma prima o poi qualcuno le dirà che Bianca & Bernie è un cartoon Disney. E che lì Bernie è il maschio.
Certo, esistono le omonimie di cose e persone, ma il concetto non è semplicissimo per chi ha 33 mesi.
Comunque poi ieri sera me ne sono uscito con un distinguo su pisello e pisellino che insomma, ci ho messo una pezza. Per ora.
E comunque sarei tentato di curiosare tra i vostri nomignoli infantili (o che usate da genitori, naturalmente) sui genitali. Chi comincia?
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