premi letterari visti da vicino
Premio Teramo Città di fantasia
Domenica mattina all’alba ho preso l’auto, poi un treno, poi un altro e poi cercavo un bus ma c’era solo un taxi e a metà pomeriggio ero a Teramo.
Nelle ore successive ho scambiato parole, strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle, congratulazioni, sguardi, indirizzi, idee, bacetti, progetti, sogni, antipasti, vino, dolci, caffè e sigarette con numerose persone.
Fino a qualche mese fa non conoscevo il Premio Teramo. Fino all'altroieri non sapevo avesse una tradizione di qualità, sia tra i premiati che tra i giurati. Non immaginavo una cerimonia di premiazione sobria e ritmata. Non mi aspettavo che le voci di alcuni attori avrebbero animato i testi in modo egregio. Non mi aspettavo tante persone, il suono di un pianoforte, la lettura delle motivazioni, i giornalisti, le foto in posa e ora dove le tengo le mani, dietro la schiena o incrociate sul petto? Ho trattenuto il fiato e, alzandomi in piedi, ho trattenuto anche la pancia.
Non mi aspettavo di vincere il Premio Teramo, Città di fantasia per un racconto inedito per bambini.
Le avevo dietro la schiena, le mani. E la pancia invisibile.
Update: dopo un paio di settimane, se ne parla anche qui, da Annamaria Manna.
blogosfera: classifiche
Un chilo d'aria meno sei litri di carne più un'ora di latte...
Del perché le classifiche dei Top blog della rete sono da prendere con le molle.
(Ah, ecco perché non sono ancora una blogstar, diamine...)
addi: George Best
Simply the Best
Se n'è andato George Best, Pallone d'oro 1968, il quinto Beatles.
Un tipo genio e sregolatezza, un matto genio del calcio di altri tempi. Non ho fatto in tempo a vederlo giocare, ma un po' ci mancherà.
Donnaiolo e gran bevitore, parlando della sua vita disse più o meno: "Ho investito un capitale in donne e drink. Il resto l'ho sperperato".
Ai suoi tempi, quando la parola rock aveva un senso, lui era un sacco rock.
Amen.
giochi in estinzione
Mani-rigore-batto-io. E vale pure di punta!
I ragazzi non giocano più a calcio per strada. Triste ma vero. Lo scrisse benissimo, e con grande nostalgia, Michele Serra indagando le cause di questa estinzione.
Ora vedo (Repubblica di oggi, non online) che uno dei libri più belli di Stefano Benni diventa un cartoon di produzione francese, in onda da stamattina (perso!) su Rai2 e invia di esportazione in varie parti del mondo.
Ma il bello è che nel libro e nel cartone il gioco non è nemmeno il calcio. Il gioco è la pallastrada, l'anarchica e selvatica specialità che unisce milioni di bambini sotto ogni latitudine. Serve solo una palla da calciare, ma anche di stracci va bene, e delle gambe da far correre e sbucciare. E uno spazio aperto e non delimitato. Dopo il cartone poi, dicono stia nascendo un vero campionato mondiale di pallastrada, da disputarsi la prossima estate nelle banlieu parigine. Con la finale nel parcheggio dello Stade de France.
Da questo vecchio articolo di Loredana Lipperini (che vi consiglio), copio le splendide fondamentali (non)regole della pallastrada.
"Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell'erba morbida, deve avere almeno una parte di ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa. Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti e devono misurare sei passi del portiere. La traversa è immaginaria e corrisponde all'altezza a cui il portiere riesce a sputare. La palla deve essere stata rattoppata almeno tre volte, deve essere o molto più gonfia o molto meno gonfia del normale, e possedere un adeguato numero di protuberanze che rendano il rimbalzo infido."
Stefano Benni, La Compagnia dei celestini, Feltrinelli, 1992.
dal paese delle meraviglie
Raja o Sher Khan?
Questo pensavo rientrando a casa dal supermercato reggendo a fatica il mio ultimo acquisto, tra bimbi che mi segnavano col dito e auto che mi dedicavano strombazzate improvvise.
Che poi una cosa di questo tipo arreda un po' anche, o no?
Me la passo anche tenere mollemente sdraiata sul pianoforte... O lasciarla dormire sul divano, silenziosa nel buio a mo' di antifurto.
Poi, per le sue enormi dimensioni, costava relativamente poco, tra poco è natale e insomma non me la sono sentita di lasciarla lì, in quella specie di zoo di pelo tra i detersivi e i biscotti.
E alla creatura piacerà. A tutti piacerà, eccome. Tra l'altro si può usare pure come cuscino.
A questo pensavo rientrando a casa con una tigre di peluche grandezza naturale.
E poi ti ricordi quel negozione sulla statale dei Navigli, tipo dopo Binasco? Che tornando da casa dei nonni una trentina di anni fa era una tappa obbligata, perché gigantesche vetrine esponevano enormi felini di peluche? E tu che sbavavi davanti a quella vetrina. Ma eri già un ometto, diamine, e non avevi più l'età per implorare un pelouche.
Ecco hai presente tutto questo? Bene, ora ti sei messo in pari, tiè.
"Non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice."
Tom Robbins, Natura morta con picchio
web economy e blog: bolle e balle
Un blogger da marciapiede
Non so voi ma qui aumenta di continuo il flusso di scambio blog-lavoro. E stavolta non è tanto il mio lavoro che entra nel mio blog. È il blog, i blog, che entrano nel mio lavoro. E ne diventano una parte. E comunque: alzi la mano chi non è mai stato tentato dall'ideuzza di far due soldini col proprio blogghino? Col proprio o aggregandosi a qualcuno dei tanti progetti di nanopublishing che stanno decollando in questi ultimi mesi.
Io che - da buon miope - le buone occasioni tendo a perderle in anticipo, ho tratto qualche conforto dal post in cui Gianluca Neri paragona gli eventi attuali al gonfiore della web bolla di qualche anno fa. E ribadisce orgogliosamente alcuni concetti cui restiamo affezionati: "Ma, alla fine, la parola blog è legata al frutto del lavoro di una o più persone, ai loro pensieri, ai modi di dire, persino ai post scritti senza una particolare cadenza periodica. Il “blog”, come da definizione originale, è amatoriale per assunto. E’ faticoso da mantenere di certo. E viene redatto per passione, prima che per il soldo".
Ciò detto, nulla è cambiato: questo blog non è in vendita ma il titolare sì. Continuate pure a tempestarmi la mail con golose profferte di blog lavoro. Stendete tappeti rossi, evocate luminose carriere, frusciate languide le banconote.
Ogni uomo ha un prezzo. Prima o poi cederò.
PS: fossi figo saprei anche utilizzare il trackback del post del Neri.
Ok, questo giovinotto con la chitarra si chiama Paolo Terlingo e suona il rock e il blues. Spesso ben mescolati, prevalentemente con The Rude Mood (ascoltali qui, se ti garba compra qui), ma anche altrove.(ANSA) - ROMA, 15 nov - Domani, 'Jazz Me Blues', il programma di Rai Doc in onda alle 24.00 (in replica, dopodomani alle 6.30 e alle 13.00) condotto da Lino Patruno, iniziera' con un filmato dell'orchestra di Duke Ellington dei primi anni '40, seguito da un filmato dell'orchestra di Vaughn Monroe, direttore d'orchetra, trombonista, cantante e attore del cinema western negli anni '50. Il programma proseguira', con Jack Teagarden, considerato il piu' grande trombonista della storia del jazz. Tratto dal programma 'Il Signore delle 21' condotto da Ernesto Calindri nel 1962, si vedra' una straordinaria performance di Sammy Davis jr, ballerino, cantante, imitatore e grande batterista di jazz. Chiudera' la puntata un'intervista trombettista Guido Pistocchi, che apparira' poi in jam session al 'New Orleans Cafe'' di Roma.
dal paese delle meraviglie
Feste e riti (pagani e non) in posti inconsueti
"Papipapipapi era bella la festa di Alessia... questa volta che viene il mio compleanno faccio la festa anche io al mecdonald?"
Gasp! Di già?
Com'era quel libro? Ah sì ecco: Il marketing alla conquista dell'infanzia, Susan Linn. Mettiamolo sul comodino va'...
In chiesa per un matrimonio era molto incuriosita da tutto ma ce n'è voluto per farla stare zitta. Dopo un minuto era già giustamente stufa del vestito della sposa. Allora mi è toccato mostrare le canne dell'organo e spiegarne la funzione, indicare angioletti musicanti sul soffitto, lo zio musicante nell'angolino, raccontare dello scambio degli anelli, delle parole magiche che il sacerdote diceva perchè il matrimonio fosse valido, convenire con lei che "le parole magiche delle fiabe sono più brevi". Il tutto naturalmente sussurrando.
A un certo punto mi ha messo la bocca nell'orecchio e mi ha detto: "Lo sai che io a scuola ho visto la parola di dio?"
Poi, nel seguito del matrimonio si è molto divertita. Con Francesca a farsi raccontare dei leoni e con Paola a far domande sul mestiere di veterinaio ("hai mai misurato la febbre al canguro?").
E nel gran finale si è presa anche il bouquet. A tre anni e mezzo.
Dritto in fronte.
i post degli altri
Giallini di ieri e di oggi (e dell'altro ieri)
Oggi, Chettimar si interroga su "Quale specie preferire tra le musiciste classiche di un'orchestra?".
Ieri l'altro Akille saggiamente ragionava di orgasmo femminile in prospettiva maschile.
Bonimba, mesi or sono, raccontava quant'è bello andare nelle scuole a parlare di scrittura e di libri.
Alla Feltrinelli aveva lo sconto e non ho resistito. Ho comprato il dual disc di Kind of blue, disco di Miles Davis del 1959, disco fondamentale per la storia del jazz. Disco jazz in assoluto più venduto di tutti i tempi.le parole del vino
Che te ne pare di questo Nicole, rosso toscano?
La bottiglia la riconoscete facilmente. Non se ne vedono in giro molte con un'etichetta così.
Il vino che c'è dentro a me è piaciuto molto. Ma io non sono un granchè come intenditore.
E poi lo bevevo per lavoro e quindi sorseggiandolo pensavo alle parole per dirlo, quel vino. Parole che poi sono finite al loro posto, su una brochure.
Ora, se vi capita tra un ristorante e un'enoteca di imbattervi nei prodotti di Cosimo Maria Masini, c'è il vino ma c'è anche l'olio, mi dite per favore quanto vi garbano?
Come dite? Che l'etichetta è bellissima? Già, quella l'ha fatta uno bravo, Tobias Rehberger, uno che qualcuno di voi da queste parti già conosceva.
Se qualcuno stasera avesse voglia di schiodarsi dalla banalità dell'antitesi rock vs lento, prema un altro tasto del telecomando e zompi su MTV.
Non è difficile: basta andare a vedere La sposa cadavere (qui la recensione di Fantasymagazine).