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Utente: burp
Nome: Zio Burp
Questo blog non è in vendita. Il suo titolare, invece, si vende molto volentieri. Zio Burp, fuori di qui si fa chiamare Cristiano Callegari. Si occupa di creatività e di scrittura: lavora con le idee e con le parole. Chiamatela come volete: copywriting, business writing, web writing, fuffa writing. Purché di writing si tratti. Questo blog qui ci ha i lavori in corso. Oggi fa un po' schifo e peggiorerà fino a rinascere mirabile dalle proprie webceneri.

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lunedì, gennaio 30, 2006

extravaganze musicali
Cavolus in musica
ZucchinofonoSiete mai stati a un concerto in cui i musicisti escono da un fruttivendolo, arrivano sul palco, si fabbricano da sé gli strumenti, suonano e alla fine vi invitano a cibarvi degli strumenti medesimi, disciolti in un catartico miniestrone?

No? Neppure io.
Ma se potessi domani o dopodomani andrei di corsa a Genova, al Teatro della Tosse (ne scrissi qui e qui) a godermi la Vegetable Orchestra. Che me li immagino un po', questi viennesi qua, come una specie di Banda Osiris rigorosamente vegana, ma altrettanto pazzariella.
Bene, non occorre aggiungere altro, se non rimandarvi a quanto scrissi molti mesi fa.

Ah, diamine: il Teatro della Tosse ha anche un blog.
Ricordatemi/vi di andare a curiosare.


postato da: burp alle ore 30/01/2006 16:01 | link | commenti (3)
categorie: musica, vegetable orchestra, teatro della tosse
giovedì, gennaio 26, 2006

trasmissioni da non perdere, oggi o domani che importa?
Radio2 Podcast, la radio del giorno dopo
CaterpillarDa un paio di settimane riesco finalmente a seguire Caterpillar. Me lo scarico qui e me lo ascolto in treno tornando a casa. Proprio come facevo prima dello sciagurato salto in FM e conseguente crollo degli ascolit. Dei miei ascolti dico, quelli sulle onde medie.
Con l’unica - tutto sommato trascurabile - differenza che ascolto la trasmissione di 24 ore prima.
I file mp3 durano circa un’ora al netto della pubblicità e della musica.

Apro una parentesi. Eccola. Ora arriva. (Trovo molto simpatico l’on. Zacchera, che è di AN. Come "pianista" è persino più abile di Annonio Di Bella. Non so, forse mi devo preoccupare. Chiudo parentesi).
Poi di Caterpillar riparliamo presto, sicuramente anche per segnalare M’illumino di meno.

Intanto online ci sono altre trasmissioni pronti-via, scarica e ascolta quando vuoi. Per l’esattezza un paio di antologie di Viva radio 2 (che comunque va in replica alle 23), 610 e altre cose che non conosco o non frequento.
Se meritano, please, ditemelo grazie.

Manca all’appello, diamine, Dispenser.
Matteo, che aspettate?
E tu, Matteo (l’altro), idem, che aspettate?


postato da: burp alle ore 26/01/2006 15:47 | link | commenti (1)
categorie: radio, caterpillar, podcast
martedì, gennaio 24, 2006

vita da pendolare: sposarsi per merito delle FS 
Il treno ritarda? Arriva l’amore. (2a puntata)
Riassunto breve: due pendolari single a forza di aspettar invano i treni sulla Milano-Genova, si conoscono, poi si fidanzano e presto si sposano.
Segue da qui.

Ora le Ferrovie dello Stato, conosciuta questa vicenda con i ritardi nel ruolo di Cupido, siano indecise sul da farsi.
Le ipotesi principali sono tre:

1. Le FS pagano il viaggio di nozze agli sposi. Ma s
olo a patto che detto viaggio si svolga in treno e che la distanza da percorrere per giungere alla località prescelta sia pari alla somma dei chilometraggi dei singoli abbonamenti personali interregionali, moltiplicata per il coefficiente mensile dei ritardi, più la quota zecche.
2. Le FS utilizzano gli sposi e la loro storia investendo qualche milionata di euro in una delle loro campagne simpatia. Che a noi pendolari sono piaciute tantissimo, oh sì deliziose.
3. Le FS migliorano il servizio in fatto di pulizia e puntualità. Su quest’ultima ipotesi, Steven Spielberg in persona si è detto interessato a mettersi subito al lavoro.


postato da: burp alle ore 24/01/2006 09:51 | link | commenti (5)
categorie: milano, racconto, , treno, pavia, pendolare, fs
lunedì, gennaio 23, 2006

leggere e scrivere e arrampicarsi
"La novella nun è bella se sopra non ci si rappella"
Fiabe It CoverGrazie a chi mi ha invitato a scrivere in un bellissimo posto: La Magia della scrittura.
Ho cominciato con
questo.











postato da: burp alle ore 23/01/2006 12:59 | link | commenti (1)
categorie: libri, bambini, racconto, scrittura, fiabe, calvino, linguaggio
venerdì, gennaio 20, 2006

felini della mia vita
Il gatto che visse tre volte
Il primo libro che lessi da solo fu Zanna Bianca. Forse per questo ho sempre desiderato un cane. E ho sempre avuto gatti.

La prima fu Baffina. Me la regalò Battista, un gigante scuro che faceva il custode della scuola. In quell'anno i mondiali erano in Germania e un treno era esploso in una galleria. Baffina era bianca e grigia. Molto piccola. Dopo una settimana cadde dal davanzale del bagno, primo piano. La ricoverammo ammaccata ma viva in una cassetta della frutta. Un paio di giorni dopo al ritorno da scuola mi dissero che era scappata. Me la bevvi.

Poco dopo venne Smokey. Il Governo era targato Moro, lo scudetto era a Torino. Smokey lo trovai io, al parco giochi, piccolo, nero, randagio e nascosto. Lo portai su con la scusa di dargli del latte e si fermò una decina d’anni. Era nero, maschio e gagliardo. Cadde dal balcone, finì sotto un’auto, imbastì risse con qualunque randagio del quartiere. In campeggio un’estate respirò la libertà assoluta e meditò la fuga con una tigrata rossa da sballo. Lo riacciuffammo e finì l’epoca dei gatti semiliberi. Divenimmo affettuosi carcerieri di gatti. Quando Smokey se ne andò, era lungo e freddo e secco. La cosa più rigida e spaventosa che avevo mai toccato.

Qualche anno dopo, mentre il Milan e il pentapartito dominavano, arrivò Cindy. Fu un regalo di Lady Burp quando ancora era Miss Se Stessa, nel giurassico della nostra storia. Cindy era nera e bianca e femmina e curiosa. Era capace di farsi un intero isolato zompando di balcone in davanzale: grazie a lei conoscemmo tutto il vicinato.

Un paio d’anni dopo, appena finite le notti magiche, arrivò un batuffolo di randagio grigio. Maschio, fu battezzato Pork. Pork e Cindy convissero more uxorio per anni, ma senza mai consumare. Le poche volte che si applicò, Pork pretendeva la posizione del missionario. Cindy protestava. È che Pork era un giocherellone. Diventò un grandissimo portiere senza mai uscire dal salotto di casa. Diventò anzi il portiere felino più abile che avesse mai calcato il tappeto di un salotto. Intanto una sera in apertura di millennio Cindy se ne andò, minata da un gonfiore al ventre. In seguito Pork perse tutti e quattro i canini e anche la passione per la pelota, cambiò nome e diventò Pappabona, l’unico richiamo cui rispondeva. Molti anni dopo ancora, la creatura lo ribattezzò Tato, per distinguerlo da Tata.
Un giorno presi da parte Pork e Cindy e gli spiegai che andavo a vivere da solo. Me lo concessero in cambio del mio posto sul divano. 

Manca solo Tata, giunta quando i cugini ci soffiavano l'europeo. Grigia e bianca, Tata nacque selvaggia in un infimo e inaccessibile scantinato del centro, tra carcasse di topi e di suoi avi felini meno fortunati. Il suo pessimo stato di salute le valse un biglietto di sola andata per diventare gatta domestica. Ebbe in sorte il nome Morgana, per la creatura (e poi per tutti) fu Tata. Si rimise dagli stenti iniziali e fu felice. Ma solo per qualche settimana. Un dì, rovinò nella vasca da bagno e perse per sempre l’udito. Si riprese ottimamente. Un’estate andò in villeggiatura a Voghera dai suoceri. Lì cadde dal terzo piano e per settimane portò una specie di maniglia di ferro sul fianco a comporre due o tre fratture. Da allora non è più rientrata alla base: è sempre rimasta dai suoceri e non le è accaduto più nulla. Non zoppica e non sente nulla: in compenso mangia e dorme quanto tre gatti. Gattolfiera e Mongolgatta sono i suoi nuovi nomi. Vive in campagna e, quando non esplora i campi vicini, dorme davanti a Sky Calcio accanto al suo nuovo padrone, Telecomando Seduto. Che è il nome indiano di mio suocero.

Gatto con tre nomi
In questi giorni Pork-Pappabona-Tato ha compiuto 16 anni.
Ieri l'altro ha fatto l’ultimo salto verso l’aldilà felino.
Ad attenderlo, una pallina, un tappeto e il suo antico padrone coi baffi grigi.

Ebbe un nome giovane e sbarazzino per l'infanzia. Un nome affettuoso e "nonnesco" per la maturità. Il nome più infantile per la vecchiaia.
Un gatto, tre nomi, tre battezzanti, tre pezzettini di una storia. 


postato da: burp alle ore 20/01/2006 16:21 | link | commenti (7)
categorie: gatto
mercoledì, gennaio 18, 2006

spot tv: Quiet Please! 
Il pcup sulla Base Lunare Alfa 

Era tempo che volevo segnalare il sito di Quiet please!
Perché è bello lui, il sito (con un archivione di spot e di musiche utilizzate in pubblicità) e perché sono bravi loro.
A Quiet Please! si compone o si sceglie il commento musicale per gran parte degli spot prodotti in Italia. E queste cose le sapevo già.

Quiet Please StudioOggi però questa segnalazione la faccio ancor più volentieri perché ci sono stato a Quiet please!.
Ora, vedete, io sono un piccolo umile copy di provincia, un pcup appunto, e sono un musico da osteria più che da grande studio. Quindi quando mi capita di uscire dal mio piccolo mondo e metter piede in quello più grande della metropoli, dei grandi professionisti e dei luoghi importanti dell’advertising, insomma talvolta mi capita di spalancare gli occhioni, fare oohh e pensare cazzarola.

L’altro giorno ho lavorato in uno studio galattico (pareva la Base Lunare Alfa), con tutta la meglio tecnologia e soprattutto con persone preparate, rapide, efficienti. E pure simpatiche. Unico minimo rimpianto, non aver neppure accarezzato il piano a coda nell’ingresso.
Che dire? Mi auguro di tornarci presto.


postato da: burp alle ore 18/01/2006 14:28 | link | commenti
categorie: musica, marketing, advertising, pubblicità, spot tv
martedì, gennaio 17, 2006

dal paese delle meraviglie
La prima volta del "trucco del sogno"
Alice coverNon ricordo quando è stata la prima volta in cui leggendo un libro o vedendo un film, ci sono rimasto di sasso per il "trucco del sogno". Insomma, tu sei lì che ti bevi una storia e a un certo punto – a volte suona anche la sveglia - il protagonista si desta e capisci che era solo un suo sogno. O incubo, che importa. Importa che per te era vero, che tu ci stavi credendo. Ed è anche possibile che tu ti senta un po' preso per i fondelli. Almeno la prima volta. È vero che ormai ci siamo abituati. E che spesso il regista o lo scrittore di turno ci mandano qualche segnale per prevenire la sensazione di raggiro della nostra fiduciosa attenzione.

Ebbene, alla creatura è accaduto ieri. La prima volta voglio dire. Il debutto del trucco del sogno nella sua testolina tuttora vergine a malizie e trucchi narrrativi.Dopo conigli in fuga, bruchi fumatori, cappellate di te, funghi magici, l’Alice dello schermo si è svegliata nel parco. Quella sul divano ci ha guardati stupita, completamente incredula. Poi, gesticolando il suo disappunto ha scandito: “Aveva sognato tutto. Era tutto un sogno”. Calcava forte sui gesti e sulle parole, proprio per sottolineare che lei ci aveva creduto. Fidandosi. Completamente.
E appariva in verità assai più stupita che presa per i fondelli. Non so. Forse quella è una sensazione più adulta che provi solo se hai pagato il libro o il biglietto del cine.


postato da: burp alle ore 17/01/2006 10:49 | link | commenti (3)
categorie: cinema, bambini, scrittura, gioco
venerdì, gennaio 13, 2006

dal paese delle meraviglie
Il contratto con Babbo Natale. Un impegno rispettato
Babbo Natale 2005Un mesetto fa, quando con la creatura scrivemmo la prima letterina a Babbo Natale, pur in assenza del noto tavolo di ciliegio, io mi adoperai per inserire accanto alle richieste di doni almeno un paio di promesse: di essere sempre educata e obbediente (“non come Riccardo” aggiunse lei e io puntuale lo scrissi pur ignorando chi egli sia) e di destinare alcuni vecchi giocattoli ai bimbi meno fortunati.

Sul primo punto ovviamente la valutazione si fa sul lungo periodo (anche tu Riccardo, certo). Sul secondo punto invece avvengono in breve due fatti piuttosto stupefacenti: già in sede di apertura pacchi, sotto l’albero, la creatura sceglie le cose che le piacciono di meno e le mette da parte (si badi: senza aprire la confezione, senza toccare un bambolotto o un peluche) per i bimbi poveri. La settimana dopo, Lady Burp la richiama all’impegno preso con Babbo Natale e lei riempie un sacco di vecchi giochi che obiettivamente davvero non usa più. Poi guarda la sua stanza e commenta: “Così c’è anche più spazio”. Lady Burp si commuove: “Mi assomiglia. Sa disfarsi degli oggetti inutili: appena cresce le faccio tenere in ordine la scrivania del babbo e svuotare il garage del nonno”.

Ne ho preso atto. In extremis, ho intercettato il sacco e salvato una mucca in peluche, floscia e bruttissima, che se tiri la cordicella suona un carillon.


postato da: burp alle ore 13/01/2006 12:20 | link | commenti (3)
categorie: bambini, natale
giovedì, gennaio 12, 2006

vita da pendolare: sposarsi per merito delle FS 
Il treno ritarda? Arriva l’amore.
Ritardi FSLui va per i quaranta e fa l’avvocato a Milano.
Lei dimostra qualche anno in meno, non so che lavoro faccia. Ma va a sud, verso Genova.
Entrambi pendolari, entrambi single, prendono il treno tutti i santi giorni a Pavia più o meno alla stessa ora, tra le 7.30 e le 8.00. Lui sul binario 3, lei sul 2. Destinati a non incontrarsi mai. Schiena contro schiena da anni, tutte le mattine. Chi col libro, chi col giornale, di spalle, ignorandosi.

Poi arriva il lungo inverno in cui le Ferrovie dello Stato cambiano gli orari. E tutto cambia. Per interminabili mesi tutti i treni tardano, si accavallano. A volte saltano, spariscono insomma.
Alcuni vengono aboliti. Fa freddo qui tra il binario 2 e il binario 3 nell’inverno del 2005. Centinaia di pendolari surgelano in silenzio.

Una mattina di dicembre, la schiena spazientita di lei urta per caso quella avvilita di lui.
Mi scusi. Nulla. Sorriso.
La storia non dice chi fa il primo passo. Nè quanti anni hanno passato lui e lei l’uno accanto all’altra senza vedersi. Ignorandosi diretti altrove.
La storia dice che proprio grazie ai ritardi lui e lei si sono conosciuti. E fidanzati. Che a primavera si sposano.
Che, letta questa storia, le Ferrovie dello Stato gli pagheranno il viaggio di nozze.

No, scusate, quest’ultima è troppo grossa anche per una storia di fantasia.

(Segue)


postato da: burp alle ore 12/01/2006 18:49 | link | commenti (4)
categorie:

dal paese delle meraviglie
I piedini come il pesce. Dopo tre post puzzano
Premesso che lo so che rischio di frantumarvi i maroni con questa storia, del racconto e del premio. Presto la smetto, prometto.
Anche perché dopo l’alloro e una buona sbornia celebrativa, verrà presto il momento di mettersi a scriverne altri di racconti.
Nel frattempo, però, vi segnalo che se ne parla qui, su Miapavia. Che ringrazio per l’attenzione.


postato da: burp alle ore 12/01/2006 11:43 | link | commenti (3)
categorie: libri, bambini, racconto, scrittura, linguaggio, teramo, miapavia
mercoledì, gennaio 11, 2006

diventare blogstar: "chi si contenta gode" o "la volpe e l'uva"? 
Io e i miei 17* (preziosi) lettori

Ecco, forse questo post dovrei metterlo su Ineditablog, ma c'entra assai anche con BURP!, quindi facciamo che lo metto sia qua che là.
L’altro giorno pensavo che quando ho aperto il blog, giugno 2003, mi vedevo entro pochi mesi affermata blogstar. Grazie a Luisa Carrada avevo scoperto e amato Mondoblog. Mi piacevano Wittgenstein e Macchianera. Ero invaghito dello stile (e forse non solo dello stile) di una certa Alessia, che poi si rivelò essere tale Lorenzo, Personalitàconfusa appunto. Ed ero, confesso, piuttosto certo che ah il mio stile, ah la mia arguzia, ah la mia autoironia, ah il mio x e il mio y e anche il mio z (aggiungi a caso altri caratteri distintivi della mia personalità e del mio modo di rappresentarla online) non avrebbero tardato a impennare accessi e commenti del mio blog e a presentarmi come una delle nuove star della scrittura in rete. Olè.

Bene, sono passati due anni e mezzo. Il blog è tuttora uno strumento che mi affascina, che intendo continuare a esplorare e di cui non ho intenzione di fare a meno. Che mi ha dato molto in termini di apertura, curiosità, contatti, conoscenze, incantamenti, comunanze, comunelle, crescita professionale, pratica della scrittura, sperimentazione, emozione. 
E non sono diventato una blogstar. Anzi, i miei contatti medi son sempre quelli: circa 80-100 al dì.
Ma sai cosa ti dico? Che mi sta bene così. Per due motivi.

1. Perché in questi ultimi due anni in rete i contenuti interessanti si sono moltiplicati a dismisura. E non passa settimana senza che scopra qualcosa e mi dica: diamine questo posto merita attenzione, riuscirò mai a trovare il tempo di leggerlo? Ha senso linkarlo se poi non lo seguo? Ha senso segnalarlo? Quando riesco provvedo. Altrimenti tiro avanti.
2. Perché misurare i propri contatti e commenti solo in termini di quantità è la peggior cosa che si possa fare. La qualità invece, dei lettori visibili e invisibili, non è cosa altrettanto oggettivamente misurabile. Ma da qui ti assicuro che si percepisce. E sono sincero quando scrivo che mai scambierei la nicchia dei miei 17 lettori con 1.700 accessi al dì.
Olè.

*Update 1: io quando scrivo 17 lettori, uso il 17 perché ho una reminiscenza liceale manzoniana. Ma è evidente che se nessuno nessuno la coglie, magari i lettori cui si rivolgeva lui erano 34. O magari non era neppure Manzoni, già. Era qualcuno che in un'introduzione si rivolgeva appunto ai suoi xx lettori. Ohi, voialtri compagni di liceo, confortatemi orsù.
*Update 2: ok, Manzoni scrisse "i miei venticinque (25) lettori". A questo punto lo so e rimetto ordine nelle vetuste reminiscenze. Grazie a Zanocom.


postato da: burp alle ore 11/01/2006 17:43 | link | commenti (14)
categorie: lavoro, scrittura, contatti, linguaggio, blogger

cronaca locale
Mio cuggino, i caramba e un cestino
Mi ha detto mio cuggino che ha trovato una bomba a mano in cantina. Dentro il suo cestino della merenda di quando faceva l’asilo. Sai le bombe ad ananas che c’avevano gli americani in guerra? Ecco. Cazzo, dico, e come ci è finita in cantina? Un antenato buonanima collezionista, dice mio cuggino. Però un po’ distratto. E non è la prima volta.
Mio cuggino dice che ha chiamato subito le forze dell’ordine. Gli artificieri e così via. Sì, però quando chiami può darsi che ti mandano due giovani di leva, dice mio cuggino. Che invece di non toccare assolutissimamente nulla, come c’è scritto in qualunque manuale delle giovani marmotte, decidono di “rimuovere l’ordigno”. Cioè il cestino.

Insomma mio cuggino dice che la settimana scorsa nell’atrio del suo condominio, c’erano due carabinieri che piantonavano un cestino di vimini azzurro, di quelli che usavamo noi per metterci la merenda all’asilo. Come se l’avevano arrestato, dice mio cuggino. Avessero, dico, vabbè. manco fosse l’affare della patria, dice. Altare ma vabbè dai. E chi passava lì davanti si chiedeva cosa diavolo ci fosse dentro. E mio cuggino che doveva spiegare ai condomini e ai passanti. E minimizzare. Anche per tutelare la memoria dell’antenato insomma, che era un onestuomo, mica un bombarolo. E ancora non si sapeva nemmeno se era vera, la bomba. E lì passava gente, c’è lo studio del medico, insomma via vai, e pure bambini. E i due cariba immobili accanto al cestino. Poi, dice mio cuggino che sono arrivati gli artificieri dell’Arma. Prima ancora di aprire il cestino hanno fatto un mazzo tanto ai colleghi. E poi han guardato dentro e portato via tutto.
Pianino pianino.

E adesso a mio cuggino i condomini quando lo incontrano sulle scale, lo aspettano dietro l'angolo gli fanno BUM! O lo sfottono: “Allora scoppia?”
Sì, perché lui per farli stare tranquilli ha detto a tutti che è stato un falso allarme e che la bomba era finta.
Ha detto proprio così. Mio cuggino.


postato da: burp alle ore 11/01/2006 10:43 | link | commenti
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martedì, gennaio 10, 2006

cose di Natale 2 - dal paese delle meraviglie
Il presepe spiegato a mia figlia. Pardon, da mia figlia

presepe 2005Come già riferito, la creatura frequenta un asilo gestito da suore. Lo stesso asilo mio, peraltro, che - nonostante (grazie a) ciò - sono venuto su felice. Laico e felice, intendo.
Legittima la mia curiosità nel verificare come e quanto le rivelino misteri e dottrina. Un mesetto fa, tanto per dire, stavamo in chiesa a un matrimonio e lei mi sussurra all’orecchio: “Lo sai che io a scuola ho visto la parola di Dio?”. Eh, caspita.

In questi tempi di Natale mi son fatto raccontare del presepe fatto a scuola. E alla fine della descrizione ho piazzato la mia domanda chiave: “Ma perché pastori e fornai e remagi, tutti quanti insomma, perché gli portavano i regali a quel Gesùbambino lì?”.
Temevo una risposta preconfezionata, cara la mia suora, e magari non compresa fino in fondo.
E invece la risposta la creatura non ce l’aveva. O non la ricordava. Così ha dovuto cercarsela con la sua testolina.
Ho insistito con la domanda. Lei ha smesso di disegnare, mi ha guardato e ha detto: “Eeeh… si vede che era Natale anche lì”.


postato da: burp alle ore 10/01/2006 12:08 | link | commenti (5)
categorie: bambini, gioco, natale, presepe
lunedì, gennaio 09, 2006

marchetting familiare 
"Sì, ripeto: lui è single!"
Ok, questo messaggio è per tutte le persone di sesso femminile che, acquistandolo qui o altrove, ricevendolo in dono o altro, hanno ascoltato il cd Christmas Songs (di cui si parla qui sotto) e mi hanno riempito la mail di complimenti alla voce di Fratel Teo, informandosi altresì sul suo stato civile e sulla disponibilità - anche non finalizzata al matrimonio - dei suoi ormoni.
Detto tra noi, se oltre a vendergli il cd riesco anche a trovargli una o più fidanzate, a parte che metto tranquilla mammà, ma mi divento una specie di idolo del blogmarketing. O marchetting, appunto.


postato da: burp alle ore 09/01/2006 12:31 | link | commenti (6)
categorie: musica, marketing, gospel
mercoledì, gennaio 04, 2006

cose di Natale 1
L’amore al tempo del presepe
Stamattina quando hanno aperto la scatola per portarci al lavoro, ero certo che sarebbe andata diversamente. Di notte, chiuso lì dentro, l’avevo sognata. Ero di fronte a lei e finalmente le donavo questo agnello che tengo in braccio. Lei mi guardava. Senza mai smettere di lavorare, ma mi guardava. Guardava me, finalmente. E i suoi occhi erano del colore del paradiso. Poi, dopo che avevano svegliato anche lei, siamo stati vicini sul tavolo, mentre mettevano la carta e il muschio e le luci. Eravamo vicini, ma lei era girata dall’altra parte. Allora le ho guardato i fianchi, la gonna verde, il ginocchio sul marmo, il profilo del piede nudo accanto al lavatoio. E il mio sogno tornava mescolato ai pochi ricordi: la camiciola bianca, le braccia allungate sui panni, quell’espressione serena e indaffarata che le avevo scoperto tanti giorni prima. 
Eravamo vicini sul tavolo, poi è successo. Tonio, il vecchio fabbro. Era accanto a me: è caduto. Un rumore bruttissimo giù sul pavimento. Tanti pezzi di Tonio. Uno dei più anziani della comunità. Addio, Tonio. Anche tu l’amavi, lo so.
Tutti l’amiamo.

E ora sono qui, piazzato al mio solito posto: il dosso accanto alla capanna. E lei là in fondo accanto al laghetto di vetro. E di fronte a lei, il posto che da sempre era stato di Tonio è toccato al fornaio. 
Aspetterò.

Da qui è tutto uguale a ieri. Vedo ancora solo il profilo del suo collo, i suoi capelli raccolti. Ma questa brezza, tra greggi e cammelli, mi porta il suo profumo. E allora inspiro forte. E sento che anche questa giornata passerà presto. E poi verrà una nuova notte, tutti a riposare dentro la scatola.
E magari la sognerò. 
E lei la vedrò, lo so. La vedrò domani, quando ci sveglieranno e verremo a lavorare. La vedrò, ne sono certo. Vedrò i suoi occhi, domani, il prossimo Natale.


Pubblicato su
Post sotto l'albero 2005, (Il Natale ai tempi dei blog, un anno dopo ancora).


postato da: burp alle ore 04/01/2006 14:47 | link | commenti (5)
categorie: racconto, scrittura, presepe