Nome: Zio Burp Questo blog non è in vendita. Il suo titolare, invece, si vende molto volentieri. Zio Burp, fuori di qui si fa chiamare Cristiano Callegari. Si occupa di creatività e di scrittura: lavora con le idee e con le parole. Chiamatela come volete: copywriting, business writing, web writing, fuffa writing. Purché di writing si tratti.
Questo blog qui ci ha i lavori in corso. Oggi fa un po' schifo e peggiorerà fino a rinascere mirabile dalle proprie webceneri.
Le tipe che piacciono a me
Da ieri la mia amichetta Miro, di Le cose che piacciono a me, è ospite settimanale sul blog di Grazia.
Io mi ero presentato alla selezione insieme a lei ma mi hanno sgamato facile perchè a una risposta del test ho scritto Manò Lo Blanik.
Comunque in minigonna facevo la mia figura. Baffo compreso, intendo.
Ultimo giorno Oggi è il mio ultimo giorno nell'agenzia per cui ho lavorato in questi ultimi 5 anni abbondanti. Lo sapevo da tre mesi. Ma ovviamente mi sono lasciato per le ultimissime ore una lista di cose lunga così. Sbaraccare libri, cd, svuotare cassetti, lasciare in ordine cose e mansioni e persone.
Sono sensazioni strane. Confusione mentale. Ieri ho portato a casa tutti i disegni di mia figlia. Anche quelli che lei in persona aveva regalato a Paola e Claudia. Ma glieli riporto. Penso.
Da domani la mia email di lavoro verrà letta da qualcun'altro. Che sicuramente si cuccherà le email personali di coloro che sono ancora all'oscuro.
Un'ora fa è partita l'email di commiato per tutti, management e colleghi, scritta mescolando ragione, sentimento, opportunità.
Ho salutato le ragazze del sefl service. Il mio aspetto baffuto - a loro sgradito - ha tamponato in anticipo la loro nostalgia.
I ragazzi del bar del mattino non li ho salutati. Ho perso il tempo, c'era casino e via. Eppure dopo cinque anni di "il solito-grazie-ciao-buona-giornata", quattro parole ci stavano. E non ha senso passare di lì alle 18. Che potrebbero giustamente non riconoscermi neppure. Come uno che piove giù da un altro emisfero, che sta agli antipodi dell'aperitivo.
Mi resta un milione di cose in tre ore. Forse sopravviverò e tornerò su questo tema a freddo, con anche l'energia per fare un titolo degno.
E poi gli ultimi 900 passi dall'uscio dell'ufficio al treno.
Che mi porta a casa.
E poi altrove.
SpazioMusiCast n. 3
Stavolta nella puntata del podcast ci sono due gran bei nomi del rock italiano.
Il veterano Graziano Romani, direttamente dalla via Emilia e i più giovani, ma non meno energici, Cheap Wine da Pesaro.
Si scarica o si ascolta da qui.
Registrata un sabato pomeriggio che fuori c'era il sole.
SpazioMusica: omaggio a Peter Gabriel
I PG Time, la band veneta di fratel Teo (che non c'entra con Perugia ma tanto con Peter Gabriel), torna domani a SpazioMusica.
Chi li ha visti la volta scorsa si è divertito un tot.
Vero Beppuzzo e Giovannuzza e Mirelluzza (che oggi è pure il suo comple)? Eravate ancor sobri vero?
Accorrete numerosi altrimenti Teo poi gli girano e mi rompe i maroni per una settimana o più.
Scherzi a parte, andate sul loro sito (per altro giurassico) ad ascoltare le preview e poi ditemi che ve ne pare.
Tishamingo on my mind Questi ragazzi io li ho intervistati ieri pomeriggio e li ho scoperti ieri notte. E mi hanno convinto.
Loro vengono dalla Georgia, hanno una trentina d'anni scarsi, hanno chitarre precise e taglienti, hanno una ritmica che fila come un treno, hanno voci roche e pulite, intonate alle facce di ragazzi del new southern rock. E hanno una manciata di nuove canzoni che ieri sera mi hanno fatto vibrare tutto il vibrabile.
Il loro ultimo lavoro si chiama The point ci trovate molta energia, compattezza, un gran sound e molte buone idee.
Loro si chiamano Cameron, Jeff, Chuck, Richard, vedi alla voce Tishamingo.
Oggi vanno in SIcilia, beati loro, poi a Scandiano (RE) e a Viadana (MN).
Se vi capitano a tiro, diamine, non perdeteveli.
Comodo calendarionline a cura di MySpace Segnati i tuoi imperdibili appuntamenti, perdiamine!
Come dici? Uno Zappa alle 8 del mattino? Hai ragione.
Diciamo che ho messo apposta alcuni orari truffa proprio per vedere se eri attento.
postato da: burp alle ore 28/03/2007 15:01 | link | commenti
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domenica, marzo 25, 2007
Fuori piove che iddio la manda
Ma tanto non si può uscire che la creatura ha la varicella ed è un mosaico di pallini e pustole. Sono contento per lei che in casa non ci siano troppo specchi. Le dico che mi ricorda la Pimpa ma in realtà sembra uscita dalla peste del seicento (tipo la piccola Cecilia manzoniana per intenderci, bellissima e orribilmente deturpata in viso).
Io, causa nuovo e inatteso cliente piovuto via blogosfera, esploro il mondo dell'occhialeria trendy. So ormai distinguere un tartaruga da un avana, un frontale da un tallone. Ogni volta che scrivo "vestire lo sguardo", però, ho un conato di nausea. Ma in questa fase di consolidamento, il cliente ha quasi sempre ragione. E noi mercenari sappiamo che per mutarne lo stile e la consapevolezza dell'uso della lingua occorre il sacrificio di alcune generazioni di mercenari della parola. Tali e quali a me.
E volentieri dunque offro al cliente il petto mio,
sacrificando lo bello stile alla manciata
di sesterzi che egli, ove felice,
mi allunga.
E domani sveglia all'alba e tutto il giorno a Pisa, tra vigne e porti, e si dorme colà e si rientra il martedì per prepararsi agli ultimi tre (3) giorni del vecchio ufficio, lacrime (altrui) e lettere di addio (mie) comprese.
È la tua giornata fortunata se
Sceso dal treno, immerso nei tuoi pensieri, blindato negli auricolari, hai percorso di buon passo tutto il binario 22, hai svoltato a sinistra e stai sulla scala mobile pronto a sbarcare sul marciapiede, quando alle tue spalle un qualche trambusto attira la tua attenzione e allora ti giri e là in cima c'è una ragazza che indica te e allora ti fermi e la aspetti e lei scende trascinando un valigione giù per la scala mobile e poi ti si avvicina e tu lo vedi che è affannata e forse ha persino corso, tanto che ha il fiatone quando alza una mano e ti dice:
- È tuo?
E in quella mano tu vedi un cellulare uguale al tuo, cioè un modello talmente obsoleto che difficilmente se ne vedono in giro, ma non può essere il tuo perché il tuo in quel momento se ne sta al sicuro nella tua tasc cazzo! cazzosanto!
- Sì è il mio.
Indossi lo sguardo dello stupore, della fessacchiotteria, della distrazione pentita, dello scampato pericolo, la guardi pervaso di gratitudine, prendi il telefono, la guardi e borbotti qualcosa sulla ricompensa, offrire un caffè, la provvidenza.
Ma lei è già sull'altra scala mobile che risale perché deve prendere un altro treno e tu allora urli:
- Sei un angelo! Non ti dimenticherò mai! Avrai per sempre un posto nelle mie preghiere!
Quantestorie? Quantebolle!
Proprio mentre stavo curiosando il programma del festival milanese Quantestorie per vedere se nel weekend si poteva portarci la creatura, proprio quando avevo finito di sbavare indeciso tra il laboratorio di disegno, le fiabe di Puimini, le filastrocche, la foresta dei libri, proprio allora mi telefonano dall'asilo perché Alice ha la varicella.
Tosto vado a recuperarla, lei e le sue rosse pustolette.
Un bastimento carico di podcast (Potete anche non crederci ma stanotte alla una ero sul balcone, guardavo la neve che scendeva e mi chiedevo se fosse l'effetto dell'aspirina con la birra.)
Mhm non sarà facile scrivere di podcast musicali senza nominare Coverville dell'amico Brian Ibbott a cui sto mandando delle canzo... Cazzo, appunto, ecco: non ce l'ho fatta.
Ma qui ora vorrei dirvi di quelli che ho scoperto grazie a iTunes, ma che si possono ascoltare o scaricare anche dal web. Alcuni li conoscevo già, ma volentieri ve li risegnalo.
- Indie Eye podcast del preziosissimo Michele Faggi. Musica indipendente, interviste, intarsi sonori nello stile, a me graditissimo, dell'estinto (sob) L'Impostore podcast. - Night Passage del romano Renato Biolcati. Il blog è in tre lingue, il podcast è in inglese. Il jazz è contemporaneo, piuttosto mainstream-easy listening, godibilissimo. - World Music Profile del National Geographic. Pillole di pochi minuti con profili e interviste. In inglese. - Afropop Worldwide, idem come sopra, settimanale, in inglese. - Detroit Jazz Stage, episodi di un'ora e più, monografici, con brani e interviste. - El Club de Jazz, trasmissione nata a Pamplona nel 2001, poi diffusa anche da alcune radio sudamericane. Jazz moderno e contemporaneo, anche e soprattutto in chiave latin, ovviamente. Parlato in castellano da voci spagnole e sudamericane. - Piano Jazz, by Marian McPartland. E qui - scusate - ma io mi commuovo, perché di questa donna ascoltavo 20 anni fa il disco con Bill Evans. E ora me la ritrovo in podcast, questa signora pianista classe 1918, che alla soglia dei 90 anni conduce la sua trasmissione ospitando il meglio del jazz internazionale, pianisti e non solo. Si siedono al piano e chiacchierano. E suonano. Serve altro?
La voce di Marian è rugosa e meravigliosa. In una puntata del 1991 c'era Ray Charles, che anche quando parla sembra che canti.
Per questo stamattina in treno guardavo fuori nella pioggia, nascondendomi dietro al bavero della giacca.
Solo cose strette
La creatura è sul seggiolino della nuova bici, la sto fissando con le cinture ma sono strette.
- Eh papi è così stretto... sì ma non ti preoccupare. Lì vendono solo cose strette sai?
- Lì dove?
- Ma papi... lì dove abbiamo preso la bicicletta (da Decathlon, ndzb): erano strette le scarpe, stretto il costume, stretta la maglietta, stretta la cuffia... Anche della mamma eh!
- Davvero?
- Sì, davvero davverissimo.
Ci pensa su un attimo e poi aggiunge:
- Eh, mi sa che lì fanno bene le minigonne.
Zappiani e Ukulelisti su MySpace
E così probabilmente non è un caso che MySpace sia ormai lo standard per diffondere la propria musica via web e agganciarsi a mezzo mondo. Io sono lì da un mese e oltre a ricevere graditissime mail complimentose di sconosciuti e non, mi è accaduto quanto segue.
Mi è bastato - credo - scrivere il nome di Zappa tra le fonti di ispirazione per vedermi amichevolmente linkato dai francesi Nasal Retentive, molto interessanti.
E poi mi è bastato vantare tra i progetti attivi un duo Kazoo + Ukulele per destare l'interesse di Papa's Uke e dei suoi splendidi ukulele artigianali.
Ora, siccome mi secca spiegargli che il duo era solo una boutade, allora il duo lo facciamo per davvero.
postato da: burp alle ore 18/03/2007 18:50 | link | commenti
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venerdì, marzo 16, 2007
Teka-P o Teka-P no n'de che gh'è da andà stasera?
Ok ok io il dialetto non lo parlo bene. Loro invece lo cantano benissimo, il loro: il milanese.
Sono i Teka-P, Nuove suonerie milanesi. Li ho scoperti per caso e meritano molta attenzione.
Divertenti, coinvolgenti, creativi e pure bravi musicisti.
Che non è vero che chi fa folk deve per forza suonar male no?
Leggetevi questo articolo di Repubblica e poi venite a vederli stasera a SpazioMusica.
Ci si vede là.
Siamo nati per Zappare
Quante volte può capitare mediamente nella vita che un vecchio amico musico ti chiami per coinvolgerti in una serata omaggio a Frank Zappa?
Cioè quante volte può capitare che ti trovi insieme a 8-10 ottimi musicisti, intenzionati come te a rendere omaggio al genio?
Quando ti capita, conscio del fatto che si tratta di un impegno non da poco, puoi forse perdere questo treno balbettando cose tipo cioè il lavoro, la famiglia, gli altri impegni musicali, il podcast, le cavallette?
No.
Per questo io sono ben felice di annunciare che sabato 5 maggio a Spazio è prevista questa Zappaserata. Maggiori dettagli in seguito. Per intanto il repertorio che pesca a mani basse da The Grand Wazoo e Overnite sensation.
Baffo sì / Baffo no / Baffo perché?
Vado al self e incontro MisterLofa* in coda. Mi saluta, mi squadra e subito mi propone di passare a un baffo alla Chet Baker, sottile insomma. Gli rispondo argomentando ma nel giro di un minuto tutte e tre le cameriere del self in fila (pocket blondie, sciureta e nonna cassiera) mi vedono, salutano e bocciano il baffo. Hanno tra i trenta e i cinquanta, sono un campione attendibile. E unanime.
Poi mangiando Lofa mi parla dei suoi mitici baffuti: Clay Regazzoni, Mike Dantoni, Magnum P.I. E di come il baffo di un hombre rassicuri chi gli sta di fronte. E forse è per quello che lo voglio.
Ehi a proposito gente, perché cazzo siete tutti così nervosi?
* Mr Lofa l'ho conosciuto mesi fa proprio al self. Che lui stava leggendo un libro che mi era piaciuto (Eureka Street) e allora gli ho attaccato bottone. Poi il giorno che ho capito che il mio futuro mi avrebbe portato lontano da qui, da questo ufficio, dal self ecc. per caso l'ho intravisto ai giardinetti e l'ho raggiunto di corsa e tutto affannato gli ho detto: "Ciao... vado via... scambiamoci gli indirizzi... dai."
Ripensandoci poteva anche equivocare e baciarmi. O picchiarmi.
Nessuna delle due, per fortuna.
Poi dopo poco si è scoperto che pure lui blogga.
E spaccia pure teknoconsigli interessanti su come tesaurizzare i video trovati in rete.
- Cos'è un blog?
- Grazie, ciao. E io che mi pensavo chebbello chebbello l'intervista per la tv, così poi la faccio vedere a mammà e pure alla suocera.
E invece zack. Mi tagliano la risposta (copiata ma azzeccata) e usano solo la faccia. Con l'espressione particolarmente pirla di chi ammicca in camera. E cosa ancor più grave, con il baffo ancora provvisiorio, di cui dovrei proibire la visione finché non ne sono intimamente soddisfatto.
Mi vedete qui, appaio al minuti uno. E scompaio dopo 5 secondi.
Kerry, si-può-fa-re!!
La dott.ssa Kerry Weaver di E.R. non ha più la stampella. Ha fatto una semplicissima operazione di protesi d'anca. Così la simpatica e tenace lesbozoppa ha rinunciato a uno dei due motivi della sua diversità.
Ci sono volute solo una decina di stagioni perché si decidesse a un'operazione banale che ti cambia la vita. Ed era un medico che dirigeva un Pronto Soccorso in un paese occidentale, non so se mi spiego. Forse aveva il terrore delle operazioni, come tutti i medici.
Il club delle fisioterapiste fan di E.R. capeggiato da Lady Burp, specializzate appunto in rieducazione post protesi d'anca, dopo aver a lungo dileggiato gli sceneggiatori per questa palese incongruenza, ieri ha esultato: "Era ora! Non eravate credibili, buu!".
A seguire poi, le ragazze sono rimaste ammirate da quanto realistica fosse la camminata post zoppìa dell'attrice.
Cinestesia: il trailer
Sì, dice, ma c'è il film muto e voi improvvisate la musica, ma non ho capito, dice, com'è che funziona esattamente 'sta serata.
Allora per chiarire / confondere le idee, e perchè avevamo un sabato pomeriggio libero e la disponibilità di un abile professionista, Marcusweb, ecco allora che abbiamo preparato un vero e proprio trailer.
Con schermo, musica, facce, birra e pasta al sugo.
Grazie un sacco anche a France che quella sera ha fatto le riprese.
Grazie a Cineblog, che per primo ha scovato e rilanciato il trailer. E a tutti gli altri siti e blog che hanno segnalato la rassegna.
Prossimo appuntamento mercoledì 21 marzo, Il Fantasma dell'opera.
La minestra magica
- Creatura: Ma mamma... ancora minestra...
- Lady Burp: Sì, tesoro, ma questa è quella con l'ingrediente magico...
- ZB: Glom, slurp, ottima.
- Creatura: Magico?
- Lady Burp: Sì, che da grandi fa diventare le bambine principesse e i bambini dei principi.
- ZB: Sqqqlllug, sbaf, yum.
- Lady Burp: Guarda al papi come piace, lui la mangiava sempre... anche da bambino.
- Creatura: Sì. E la nonna però si dimenticava sempre l'ingrediente magico.
Denti, Makrimonio, Cisco Expo Le cose più gustose del Makrimonio – a parte rivedere belle facce e apprezzare l’arguzia di Alex e l'inconsueta eleganza di Mirko - sono state l’intervento di Bernardo Cova sui “mille marketing, un solo marketing” e il lucidissimo e per l'appunto impietoso ritratto del manager mediterraneo tracciato da Maurizio Sala.
Al giovane Sauro Mariani, direttore marketing di MTV (che somiglia a Giacomo di AGG), di cui apprezzavo il vestir casual, ho invidiato la posizione in carriera e soprattutto la perfetta, fitta, armoniosa composizione del baffo corvino. Su entrambi i terreni non ero (ancora) in grado di competere. Sul baffo però mi ci posso impegnare.
Ah, chi se lo è perso il Makrimonio se lo può vedere online.
Al pomeriggio al Cisco Expo visto sul palco un Dainesi conduttore disinvoltissimo, ormai pronto per l’approdo a una trasmissione tv. Sui relatori chevvelodicoaffà che sono bravi, stimolanti e precisi? Poi ho seguito la sessione di Paolo Valdemarin, incrociato metà dei duespaghi, scambiato sguardi e mani (e promesse di cene) con Jtheo, intravisto maestrini e risposto a un’interrogazione tv di Blogosfere. “Cos’è un blog?”
Sulla sera precedente, io Roberto Denti lo ascolterei per una giornata intera. Sia quando declama vecchi proverbi o racconta cosa ha votato nel 1946, sia quando rivela che Montale si puliva i denti in pubblico con le dita. Forse se sei poeta e Nobel, si può. Nel caso risparmierei sugli stuzzicadenti.
Cisco Expo, presente. Come previsto, l'influenza l'ho smaltita di notte e dopo un interessantissimo Markimonio mattutino ora son qui alla Cisco Expo ad ascoltare Lele Dainesi e compagnia bloggante.
Tecnicamente sto facendo live blogging, oh yeah però ho un problema. Houston, abbiamo un problema. O ascolto e capisco oppure bloggo.
Propenderei per la prima ipotesi.
La soluzione forse nelle prossime due ore.
Domani giornatina intensa, la temperatura sale
Domani mattina gli amici di NinjaMarketing mi hanno invitato a un interessantissimo Markimonio. Tribale, non convenzionale, alternativo.
Si parla - indovina un po' - di Web 2.0.
L'ebbrezza di questi inviti mi ha elevato la temperatura.
Nel senso che mi sento una vaga influenza.
E il tempo atmosferico non aiuta.
Cazzarola.
Per caso qualcuno viene?
Così mi dice come sto coi baffi.
Invece stasera alle 21 sarò al Collegio Ghislieri a Pavia, alla presentazione del libro "Incendio a Cervara" di Roberto Denti.
Non occorre che vi dica chi è Roberto Denti. Sì? Ok, ecco.
Per me è anche quel signore che non più di un mese fa, per commentare i miei lavori, ha preso carta e penna e mi ha scritto una lettera, a mano, con la calligrafia tutta svolazzata e col suo bel francobollo.
Roba, appunto, d'altri tempi.
Anche stasera io ho i baffi. (E la febbre non lo so).
Il mouse e la topa
Li ho tenuti tra le mani una decina di minuti. Indeciso tra quello rosa e quello azzurro. Confrontando gli indici e ragionando sulle sottili differenze (annunciate dagli autori) tra un testo e l'altro.
Chiedendomi se avesse senso esporli nello scaffale "erotismo". E non piuttosto in "internet", o "psicologia". (O novità, o best seller!).
Certo: da un lato stare in "erotismo" conviene. Per il solito discorso del vello pubico e del carro di buoi. Però pur non avendoli ancor letti so che questi non sono libri erotici.
Io li avrei messi accanti agli altri di Scrittomisto.
Comunque uno di loro ora sta nella mia saccoccia.
Anzi no. Stava.
Rientro in ufficio e lo mostro alla collega dirimpettaia. Che se lo rigira tra le mani e commenta incuriosita - ma un filo distaccata - sul se come una signora della sua età (non chiedete a me, non si dice) possa aver cose da scoprire da un libro siffatto.
Morale della favola, poco fa lei chiude la sua giornata, saluta, esce e il libro (il mio) non si trova più.
E domani insieme scopriremo se ha creduto che fosse un regalo o se la curiosità ha potuto più del distacco, se è cleptomane o cos'altro.
Sempre che venga a lavorare la collega dirimpettaia domani.
E non scappi via stanotte con un idralico polacco conosciuto in chat.
Confusamente vostro
Quel poco che ho intravisto di Sanremo (apertura e chiusura) non mi pareva malissimo (Silvestri, Ruggero, Rossi, Dorelli). Poi ho capito che era la serata dei duetti e quindi le canzoni erano abbastanza sconvolte.
Di Bollani non ci si finisce di stupire. Dei Tet De Bois non visto il batterissta, sorry Raffy, ho capito dopo chi erano. Ah sì poi c'è la Gialappa in radio, qualche A.C. che manda 500 rose rosse alla svizzera che infila grevi doppi sensi a base di Trick Track e poi qualcuno mi spiegherà se c'è un nesso col prodotto che lei testimonial (voce del verbo testimonialare, mbè?) oppure son io che penso male.
Che poi ieri sera, fanculo lo stile ora sbraco, ero fuori con Luana a cercare serate e ho rimesso piede in quei ristopub col cantante pianobarista coi volantini con la foto, tipo "Manuel il pianobarista coi fiocchi", sì insomma però la nostra è una proposta di qualità bla bla. Bene, si negozia e poi - portate a casa le serate - ora mi chiedo: dobbiam fare una locandina in stile naz-pop tipo appunto Manuel? Cazzosanto, no. Diomio Tinez, Vale, Lara, amici grafici e fotografici ditemi che sarà più bella. E poi ci chiamiamo Luana & Cristiano che fa un sacco balera? O ci dobbiamo pure inventare un nome? Che poi io avrei anche da pensare a inventarmi un lavoro no? O forse no.
E comunque da quel poco che ho ascoltato il fatto che Borat sia doppiato mi ha messo un po' di cattivo umore. Per altro se noi italiani siam provinciali cazzo ci vuoi fare?
E poi mi han detto che Mario Biondi sta con Amalia Grè, si vabbè ma a te ti frega?
Ma questa sarà un'intervista seria a Bollani o no?
E soprattutto, perché a casa non mi funziona il Mulo? Dove erro?
E scoperti tutti quei fantomatici podcast internazionali su iTunes, troverò mai il tempo di non ascoltare anche quelli?
E perché mi fa apura l'idea di aprire una partita IVA? Quale misterioso trauma infantile cova sotto questo pensiero?
E devo o no smettere di guardare i Sopranos alle 2 mentre faccio step e mangio la merendina di Alice?
Tra l'altro oggi scade il bando del Premio Andersen e non gli ho mandato nemmeno un rigo.
Che non ho trovato il tempo, l'idea, l'energia insomma.
O non è che faccio troppe cose? Però mi piaccion tutte.
E infatti mai come oggi ho avuto la tentazione di Second Life. Perché dice il Venerdì che c'è un'isola che lì si parla solo italiano (appunto siam provinciali e ci meritiamo Borat doppiato) e lì si fanno eventi, concerti cose e tutto ciò si chiama Ibridarte e appunto.
Ma se ho mille cose da fare in questa vita, mi conviene averne un'altra tale e quale?
How many Burps!
Un anno fa avevo scoperto il canadese blogburp, che un po' mi somiglia anche come temi.
Due minuti fa ho cercato Burp su MySpace. Siamo parecchi eh?
postato da: burp alle ore 01/03/2007 15:30 | link | commenti
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Cinentusiasmo
Converrete con me che cinquanta (50) persone che a Pavia si muovono in una fredda sera di un martedì di febbraio per andare a Spazio a vedere (e ascoltare) un film degli anni '20 sono un ottimo risultato.
Il locale, quindi, è contento.
Noi di più. Per l'attenzione assoluta, per i commenti positivi, per l'applauso finale bello lungo. E soprattutto per quell'intesa che sta nascendo sul palco e che viene cementata dalla pastasciutta + salame delle ore 21, in cui si guarda insieme il film e insieme si decide come e cosa suonare.
La rassegna è partita bene, i media (nel nostro piccolo ambito, intendo) ne hanno parlato. Ora si procede. E c'è un girato video che è qui da montare. Riusciranno i nostri eroi a farne un buon trailer?
Buenos dias Buenos Aires Dialogo di ieri tra il sottoscritto e la propria collega-dirimpettaia blogcuriosa.
Paola: Hai sentito che la Giovi se ne va a Buenos Aires?
ZB: Sì, ma poi torna...
Paola: Boh chissà. Secondo me se si trova bene là, capace pure che si ferma.
ZB: ...
Paola: ...
ZB: Oh, cazzo. Ma c'è tutto l'Atlantico in mezzo.
Paola: Eh sì.
ZB: È grosso l'Atlantico eh.
Paola: mhm
ZB: ...
Paola: Io un'idea ce l'avrei, per restare in contatto... un posto dove scriversi e leggersi...
ZB: Stai per caso pensando a...
Paola: ...un blog!
ZB: Geniale. Ci vogliono 5 minuti: ce ne metterò 3.