
How deep is your love?
Ok con la creatura è finito il tempo in cui mi voleva sposare. Ma continua quello delle dichiarazioni d’amore (specie quando deve ottenere qualcosa ma vabbè, è furba e poi un minimo di negoziazione del sentimento le servirà anche da adulta).
Ora, siccome io so che tempo qualche anno queste dichiarazioni andranno allo Scamarcio-Step di turno, io se permettete queste me le godo. In particolare quelle della buonanotte che non hanno secondi fini. E che possono generare nella stessa sessione:
- inattese svolte creative e poetiche.
Papi, ti voglio bene come una scala che comincia e che non finisce.
- iperboli.
Anzi una scala che va su su in alto fino all’angolo della fine dello spazio.
- Dubbi astrofisici.
Ma lo spazio è rotondo o quadrato?
- su cui è possibile costruire: “Non si sa, Ali, lo devono ancora scoprire. Magari è…”
Papi, magari è una mappa.
- Una mappa?
Sì, che ci sono dei giganti che giocano al gioco dell’oca.
- Dici?
Sì, e noi siamo le pedine.
- ...
A quest'ora ero nel turbine della neo paternità.Leggi qui, aiuto!
Il mio "racconto stregato" è stato testato con ottimi risultati su alcuni bimbi lettori. Ieri ho ricevuto questa mail (di una mamma che personalmente non conosco ma che legge il blog), che per me è una grandissima, bellissima soddisfazione.
Sia perché è accaduto esattamente quel che speravo accadesse, sia perché in fondo vi si dimostra di nuovo che "le favole sono vere".
Col consenso di Sabrina, imbrodandomi - i know - di giuggiole, ecco la sua mail.
ciao zio, dopo averti richiesto il racconto stregato per email (grazie!) e naturalmente dopo averlo letto (geniale!) ho fatto l’esperimento che mi hai chiesto. L’ho fatto "casualmente" trovare a mia figlia Alice, anni 11. Gliel'ho lasciato sul tappeto della sua camera e quando mi ha chiesto cos'era , con la faccia di tolla che in alcune occasioni mi contraddistingue, ho fatto spallucce ed asserito di non averlo mai visto in vita mia.
dopo di che me ne sono andata tranquillamente a farmi la doccia, dopo due minuti Alice mi fa da dietro la porta "ehi, ma fa paura sto racconto" e io "perchè?" e lei "mah...."
dopo 10 minuti Alice entra in bagno con la faccia bianca come se avesse visto un fantasma (eh) mi tende il racconto e mi fa con un fil di voce "leggi" ed esce velocemente.
dopo altri 10 minuti esco dal bagno e la trovo seduta sul mio letto, immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto, la faccia ancor più bianca di prima, mi guarda con due occhi che le mangiano quasi tutta la faccia e mi fa "l'hai letto?" - "si si" - "ma tutto fino in fondo?" io le dico di si, allora sgrana ancor di più gli occhi (e si che non sembrava possibile) "ma fino alla fine?" ... zio, non ce l'ho più fatta: sono scoppiata a ridere, le ho spiegato il mio "scherzo" e poi le ho chiesto se si era spaventata davvero, e lei "si, sembrava tutto vero, ero qui che aspettavo che succedesse e mi guardavo sperando che non succedesse" poverina, era parecchio terrorizzata!!!
poi le ho spiegato che l'avevi scritto tu, quello che aveva scritto anche "i due piedini", e che era stato in gara per un concorso, allora Alice mi fa "e ha vinto?" - "no, non ha vinto" - e lei "per forza! i giudici non avranno avuto coraggio di leggerlo fino in fondo!"
ah, beata innocenza da undicenne!
ciao, grazie ancora, se ne scrvi altri noi li leggiamo
Sabrina
UPDATE: dato che a distanza di giorni mi rendo conto che manca chiarezza su una cosa, la specifico meglio: il racconto non è pubblicato su questo blog. Ma è disponibile. Ve lo spedisco io se me lo chiedete in mail. Tutto chiaro ora?
Papi perché n. 2
Queste avranno a occhio quasi un anno e stavano disperse in un file titolato Post da fare, gennaio 2006.
Evasioni intergalattiche
- Papi, ma cosa c’è sopra lo spazio?
- Eh? Cosa?
- Ho det-to co-sa c’è so-pra lo spa-zio?
- Eh… quello lo devono scoprire i marziani.
- Sì, è vero.
- A nanna ora dai.
- Se eravamo marziani potevamo scoprirlo noi.
Come nascono i bambini (#1)
- Papi, ma il bambino quando esce dalla pancia di una mamma fa un grosso bucone?
Ubi Disney, Shakespeare cessat
Creatura: Papipapipapi, ma Verona è una città?
ZB: Sì, certo. Ma il nome dovresti ricordartelo. Ti ricordi che la nonna ti leggeva una storia che si svolgeva proprio lì, a Verona. (Penso alla riduzione di Romeo e Giulietta firmata da Roberto Piumini)
Creatura: Una storia?
ZB: Sì. Una storia d'amore. Quella di Romeo e...
Creatura: ...e?
ZB: Romeo e...
Creatura: Romeo e Duchessa!
Pinostrofa o Filastrocchio?
"Qui comincia aprite l'occhio / l'avventura di Pinocchio".
Così comincia la riscrittura in versi (qui c'è tutta la storia dell'opera più la rava e la fava) che Rodari fece del testo collodiano, corredato poi dalle illustrazioni del Verdini.
Quando ho trovato questo libro nella biblioteca sperduta sui monti ho capito subito che ci avrebbe fatto compagnia per mezza vacanza. E che l'avrei aggiunto alla lista di cose pinocchiesche già prodotte qui e qui.
Ma ancora non sapevo che al ritorno a Pavia, proprio Pinocchio sarebbe stato protagonista dello spettacolo in piazza del Carmine del Teatro della Tosse, di cui da tempo qui si è ammiratori.
E si potrebbe pure partecipare o rilanciare il concorso del blog della Tosse, Tira fuori il Pinocchio che è in te... Qual è la bugia più grossa che hai sparato o ascoltato? (Quelle dei politici sono va da sé fuori concorso).

Pinocchio cammina cammina...
ore 20.30, oggi, domani e dopodomani, a Pavia.
Ci si vede.
Cuccureddu Educational
Come ormai è ben noto, la “storia di Cucureddu” è stato qui da noi uno dei punti di forza dell’educazione della creatura allo sbrigliamento guidato della propria fantasia. (Ciumbia, suona bene no?).
In breve si prende questo personaggio, ingenuo ma non cretino, e lo si fa entrare e uscire da fiabe classiche, moderne, cartoni, realtà, interagendolo coi relativi personaggi. Si apre un unico vasto territorio narrativo insomma, con gran rimescolanza di vicende, caduta di schemi, interattività della creatura medesima (nel decidere dove lo portiamo oggi Cuccureddu o nell’indovinare il personaggio appena messo in scena dai pochi tratti forniti). Ora è stato testato il filone Cuccureddu Educational, il cui canovaccio è il seguente.
Cuccu viene chiamato dalla moglie che gli chiede di scendere per favore a comprarle una cosa. Tipo il pane, il pesce, il sale, la pizza, una torta, il vino, un maglione. Lui da bravo esce ma l’acquisto è impossibile (negozi chiusi, dimenticato i soldi, prezzo troppo alto). Allora parte e va, sereno e determinato a farsi da sé, con le sue manine, ciò che la moglie ha bisogno. Prende di solito la via della campagna, si cerca le materie prime, conosce e scambia favori e baratti con contadini, pescatori, artigiani ecc. Riesce nella sua missione e fa ritorno a casa. Ma ci ha messo molto più tempo, spesso dei giorni interi (per un buon vino anche dei mesi) e la moglie è ovviamente un pochino in apprensione. Ma lui racconta l’accaduto e mostra orgoglioso il frutto del suo girovagare e del suo lavoro: “L’ho fatto tutto io, per te”. Lei si commuove. Sipario.
La prima parte viene parzialmente recitata. Io faccio Cuccu e la creatura la moglie. In questo modo il “cosa” ha bisogno lo sceglie lei. E fino all’anello, al vestito da sposa io sono riuscito a orchestrarle una produzione attendibile. Quando ha detto “ho bisogno… una macchina nuova”, beh lì ho dovuto mettere in scena almeno un paio di maghi.
dal paese delle meraviglie
La protesta di Peluchopoli: “Ci avete abbandonati!”

Ieri pomeriggio un pacifico corteo ha sfilato in silenzio lungo il tappeto della cameretta per manifestare contro la prolungata assenza della creatura, che - causa vacanze - manca ormai da oltre un mese. Una delegazione di manifestanti ha incontrato rappresentanti dei Lego e degli Animali di plastica per allargare il fronte della protesta.
La manifestazione si è svolta senza incidenti, nonostante le provocazioni di alcune Barbie che, sportesi da uno scaffale, si sono prodotte in sbeffeggiamenti e gesti di scherno. Ricordiamo che due Barbie risultano attualmente scomparse e si va diffondendo la voce - non confermata da fonti ufficiali - che esse siano state scelte per le vacanze della creatura.
libri, letture, musiche, parole
Burattinando
Sto leggendo Pinocchio. Ad alta voce.
Per una platea di una sola attentissima ascoltatrice.
È una bellissima edizione Piemme - Il battello a vapore. ltre alle illustazioni ha anche piccole immagini e foto che raccontano la vita di allora. Ci sono anche alcune copertine straniere (favoloso Pinocchio in manga).
Leggo il testo originale, mica palle. Quindi a volte devo cambiare direzione in corsa, sostituire una parola, allargare un concetto. La platea ha 4 anni soli. Ma il testo originale è un sacco vivo.
Così mentre leggo, ho precisi flash del mio Pinocchio, quello in due volumi rossi e grossi, dei Fratelli Fabbri editori. Quello con i 45 giri che mio fratello ancora recita a memoria. Gli stessi 45 giri che ora non so come ascoltare.
E sempre mentre leggo ho dentro il ritmo saltellante della musica che Fiorenzo Carpi scrisse per il Pinocchio tv di Comencini. Musica che ho ritrovato omaggiata qua e là (il tema di Pinocchio, quello di Geppetto, quello di Lucignolo) ne L'impostore, un interessantissimo, ottimo podcast di cui scriverò tra poco.
O penso all'eliano Burattino senza fichi, di cui pazientemente feci - sudando - un perfetto midifile (tuttora inedito) compreso l'assolo di Cesareo.
E sempre in tema di Pinocchio mi viene in mente anche un giornaletto a fumetti zozzerello, tipo Lando o Jacula per intenderci, di cui ora non trovo il titolo esatto.
E per chiudere in bellezza ci aggiungiamo il Pinocchio di Umberto Eco. Mirabile riscrittura in sole parole che iniziano con la lettera p (gioco che ha un nome che ora mi sfugge, oh saggio giocoliere Zop, illuminami).
Lo copincollo da qui (e vedo che non è neppure tutto intero).
Buona lettura. Vi saluto con l'altra mano.
Povero papà (Peppe), palesemente provato
penuria, prende prestito polveroso pezzo
pino poi, perfettamente preparatolo,
pressarolo, pialla pialla, progetta
prefabbricarne pagliaccetto.
Prodigiosamente procrea, plasmando
plasticamente, piccolo pupo pel pelato,
pieghevole platano!
Perbacco! Pigola, pu˜ parlare, passeggiare,
percorrere perimetri, pestare pavimento,
precoce protagonista (per˜ provvisto
pallido pensiero), propenso produrre
pasticci. Pronunciando panzane protubera
propria proboscide pignosa, prolunga
prominente pungiglione, profilo puntuto.
Perde persino propri piedi piagati, perusti!
Piagnucola. Papà paziente provvede.
Pinocchio privo pomodori, panciavuota,
pela pere. Poco asciutto, pilucca
picciuolo. Padre, per provvedergli
prestazioni professorali, premurosamente
porta Pegno palandrana.
"Pensaci", punzecchialo peritissimo,
prudentissimo parassita parlante,
"prudenza, perseveranza! Prevedo pesanti
punizioni!" "Piantala petulante pignolo!"
Presuntuoso pupattolo percuote pedagogo
piccino piccino (plash!) producendone
poltiglia. Peccato. Poteva piuttosto
Porgergli padiglione.
Poi parte pimpante, privo pullover. Papà
piange preoccupato: "Pinocchio perduto!"
Pellegrino, percorre perennemente pianure
paludose ... Pinocchio, pedala, pedala,
pervicacemente peregrinando per piazze,
partecipa pantonima pupazzetti, periclita
presso pentola, prende pochi pennies.
Pervenuto Pub Palinuro Purpureo, per
perfidia personaggi poco popolari (pirati,
paltronieri perdigiorno), penzola penoso patibolo.
Puella portentosa (parrucca pervinca)
provvede poliambulatorio pennuto,
parlagli predicando perfetti principi,
promettendo prossima pubertà, persino
parvenza piacente persona. Pinocchio
pare puntiglioso, persistente,
predeterminato. Palle. Parole. Parcamente
persegue positivi propositi. Preferisce
passatempi pestilenziali, percorsi
puntellati perigli paurosi, perdendo
possibilità parascolastiche. [...]
(Povero Pinocchio, a cura di Umberto Eco, Edizioni Comix)
filastroccola 2006: fiori d'artificio 1
Farfiore o Fioralla?
Una fata dentro a un fiore
aspettava il grande amore.
Passa un ragno col costume
va allo stagno a farsi il bagno.
Passa un’ape e poi una mosca
ma la fata sta nascosta.
Giunge infine una farfalla
mezza rossa e mezza gialla.
Ecco allora che dal fiore
della fata spunta il viso,
ha il profumo dell’amore
e uno splendido sorriso.
La farfalla si innamora
e si sposano entro un’ora.
Ora vivono felici
con gli insetti per amici.
Così uniti dall’amore
da confondere la gente.
Sembra un fiore con le ali…
o è un incrocio di animali?
È un farfiore o una fioralla
quella cosa rossa e gialla?
È fioralla oppur farfiore?
Non importa: è un grande amore.
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Seguirà altra filastrocca un poco più trasgressiva.
E illustrazioni che la creatura mi ha promesso giusto stamattina.
dal paese delle meraviglie
Il gioco del “mavalà”
Adulto di fronte a bimbo su divano o con cuscini dietro la schiena.
Una domanda a testa. Vince chi sbaglia. Le risposte giuste non sono ammesse.
Dopo ogni risposta errata, il richiedente procede al gesto del mavalà: che è una lieve spinta sulle spalle all’altro, che si accascia sui cuscini.
Le domande devono essere semplici, perché il bimbo deve prima di tutto vedere bella luminosa la risposta giusta. Ma deve trattenersi dall’impulso di darla subito, deve cercarne una errata e fornirla per godersi il mavalà. (Ebbene sì è un gioco che insegna a mentire).
Ovviamente, oltre alle risposte, sono importantissime le sue di domande, quelle del bambino, che all’inizio saranno modellate su quelle dell’adulto ma poi possono prendere direzioni inattese: “perché le principesse sposano sempre i principi azzurri?” In questo caso la risposta giusta, chissà, potrebbe essere “per vivere tutti felici e contenti” e allora meglio rispondere “per trasformarsi in rospi” o “perché i principi rossi erano tutti partiti” o “perché gli idraulici erano già tutti sposati”.
Giochino tuttora praticato con la creatura, iniziato verso i 3 anni. L’estate scorsa è stato testato anche su bambini più grandi. I più piccoli vi trovano la soddisfazione fisica della spinta. Per loro senza cuscino o posto morbido alle spalle, non si può fare, non è lo stesso gioco. Alla loro risposta sbagliata devono ottenere la rassicurazione fisica del contatto giocoso. I più grandi invece naturalmente giocano più di testa.
Possibili varianti:
introdurre sessioni di gioco tematiche (ora ti faccio una domanda di "parti del corpo", ora una di "fiabe e cartoni");
introdurre concetti tipo errore vicino / errore lontano (sbagliare di molto o di poco);
introdurre regole di risposta (valgono solo le parole che iniziano con la A ecc.).
dal paese delle meraviglie
Gita al Bookfair di Bologna
L’altro giorno sono sceso a Bologna a visitare Bookfair. Io che senza alcuna fatica mi perdo tra gli scaffali della libreria dei ragazzi in una pausa pranzo, io a Bologna mi sono perso per ore tra i libri di tutto il mondo.
Roba da desiderare di avere 3 4 anni e di ricominciare a imparare il mondo da lì, da tutti quei libri lì.
Roba da desiderare di conoscere tutte le lingue del mondo. Ma non bene bene. Come un bimbo di 6 o 7 anni. Giusto per calarsi dentro un libro finlandese o giapponese o polacco.
Roba da convincersi che nella prossima vita farò l’illustratore.
Le cose che ho imparato a Bologna, al Bookfair
Bagaglio leggero perché tanto torni con una borsa piena di cataloghi e altro.
Prossima volta: prima il giro agli stand internazionali. Poi ai nazionali, dove di solito la borsa lievita.
Che quando nella prossima vita farò l’illustratore forse mi toccherà venir qui anche io a questuare una qualche attenzione, io e la mia cartellona nera piena di disegni.
Oppure esporrò nell’apposita bacheca incasinatissima e coloratissima.
Che molti editori quando chiedi “posso mandarvi dei testi, delle storie?” hanno già la risposta pronta e ti allungano un foglio con tutte le istruzioni tutte.
Le cose che ho scoperto a Bologna, al Bookfair
In realtà le scoprirò man mano che frugo nella borsata di materiale che mi son portato a casa.
Le prime tre cose che mi incuriosiscono moltissimo sono:
Uno dei libri premiati: si chiama Jazz ABZ, di Winton Marsalis e Paul Rogers. La storia del jazz raccontata attraverso i suoi personaggi, uno per ogni lettera dell’alfabeto, con piccole storie (una per genere, intonato al musicista), illustrazioni capolavoro e un’appendice informativa sui musicisti. Chissà se qualcuno compra i diritti per l’Italia.
Si chiama FuoriLegge – La lettura bandita, una rivista trimestrale “Per leggere e far leggere” fatta dalle parti di Modena. Grande spazio ai ragazzi lettori, con recensioni, lettere, interviste e soprattutto la costruzione di “avamposti” di lettura in giro per il paese: una libreria illuminata, la biblioteca di una scuola.
(Leggo un botta e risposta su 3msc e ne capisco di più di quanto letto in giro sulla stampa generalista. Capisco anche che 3msc è Tre metri sopra il cielo.)
Fuori Legge è graficamente ricco, molto curato, con testi e idee mai banali. La sensazione di una cosa fatta con passione. Domani mi abbono che costa poco (15 €) e prima o poi gli chiedo come si fa a dargli una mano.
Allo stand di Andersen, scopro i “Quaderni di Barbara – Quelli che fanno i libri per i piccoli, quando erano piccoli. Una collana che raccoglie i ricordi d’infanzia di scrittori, illustratori ed editori italiani per ragazzi”. L’idea già così è bella, ma il mezzo utilizzato ancor di più. Hai presente il classico quaderno delle elementari dei nostri genitori, copertina nera e nessun fronzolo? Ecco quello lì. Ce ne sono sei. Tutti col loro errore ortografico nel titolo. Io ho preso “Il mio primo battiquore”. Dentro c’è chi si è innamorato del lattaio a cavallo, chi regalava all’amata versi di Gozzano e chi impazziva d’amore per la signorina della colonia. E queste storie hanno tutte un buon sapore.
Le cose che mi succedono sempre a Bologna, alla stazione
Che se mi metto a leggere la lapide e mi concentro sui cognomi e sulle parentele e sulle età e provo a pensare ai volti, arrivo nemmeno a metà della prima colonna, leggo “Angela Fresu, anni