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Utente: burp
Nome: Zio Burp
Questo blog non è in vendita. Il suo titolare, invece, si vende molto volentieri. Zio Burp, fuori di qui si fa chiamare Cristiano Callegari. Si occupa di creatività e di scrittura: lavora con le idee e con le parole. Chiamatela come volete: copywriting, business writing, web writing, fuffa writing. Purché di writing si tratti. Questo blog qui ci ha i lavori in corso. Oggi fa un po' schifo e peggiorerà fino a rinascere mirabile dalle proprie webceneri.

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martedì, ottobre 10, 2006

Spaziomusica: a Pavia un ottobre bello ricco
Sia sabato che poi anche ier sera i piedi mi hanno portato a SpazioMusica. Ho chiacchierato coi ragazzi, sbirciato il programma e vi segnalo le cose IMHO più interessanti.

Gli You am I vengono dall'Australia dove sono idoli e hanno i loro bei trascorsi ad aprire concerti in giro per il mondo per gentaglia tipo Who, Nirvana, Stones. Qualcosa vorrà pur dire...

Il californiano Gregory Darling, che sta girando anche le librerie Feltrinelli, è un bel tipo di cantautore pop che dichiara discendenze e collaborazioni stimolanti e responsabilizzanti. Ha fatto un disco di cui - dicono - si parlerà.

Edoardo Catfish Fassio è l'autore de Il Blues, bellissimo libro che mi fa compagnia in questi giorni. È anche molte altre cose Catfish, innanzitutto un dj storico della scena blues. Per me è un signore che mi sta raccontando una gran bella storia. E di sicuro vado a salutarlo.

Verso fine mese arrivano i Marta sui tubi e pure i PgTime, prima data pavese del mio rockfratello Teo. Ma di questo riparleremo.


postato da: burp alle ore 10/10/2006 13:35 | link | commenti
categorie: blues, pavia, spaziomusica
martedì, luglio 11, 2006

musica
"I owe my soul to the company store"
Domani sera al Castello Visconteo di Pavia, concerto della Corale Valla, di cui qui si parla spesso per ragioni musical, amical, familiari. Maggiori dettagli li trovate qui. Le novità in scaletta saranno dei piccoli sconfinamenti in territori extra gospel (
Spiderman Theme, We Will Rock You).

Il mio rock-soul-fratello Teo per l'occasione ripescherà dal cilindro del repertoire Sixteen tons, un brano che per noi famigghia ha una certa storia (ma ne ha anche una meno personale). Trattasi assai semplicemente della prima canzone che Teo cantò compagnandosi con la ghitarra, circa un quarto di secolo fa. Che ancora non aveva i peli in faccia ed era il sosia del piccolo della famiglia Bradford. E rompeva infinitamente meno i maroni.

La canzone parla proprio del duro lavoro di sgobbing (da to sgob) di un minatore del carbone. È bellissima. A maggior ragione, secondo me, se ve lo canta uno che per campare sgobba per davvero dentro un fottuto magazzino.



postato da: burp alle ore 11/07/2006 18:38 | link | commenti
categorie: musica, blues, pavia, gospel
mercoledì, febbraio 22, 2006

agenda musicale
Il jazz al Bluestage di Linarolo

Bluestage logoA Pavia di solito ti capita che per ascoltare del jazz devi andare a Milano.
Però da qualche tempo c'è un bel localino fuori città con la sua serata jazz tutti i giovedì. (Ehi guai a chi pensa che lo scrivo qui e ora solo perché giovedì prossimo ci suono io). È il Bluestage di Linarolo, comodamente raggiungibile in 10 minuti sulal statale per Lodi-Cremona.

La programmazione è prevalentemente blues, ma appunto il giovedì c'è del jazz.
La settimana scorsa il trio di Piero Bassini (c'ero), domani quintetto di Visibelli (ci vado), giovedì prossimo un gruppo chiamato... guarda che combinazione! Burp Quintet (eccomi, olè, trakkete appollaiato sul piano).
Mi piacerebbe vedervi in parecchi giovedì prossimo da quelle parti. Se poi spargete la voce e portate degli amici, be' più siamo più ci divertiamo.


postato da: burp alle ore 22/02/2006 15:38 | link | commenti (4)
categorie: musica, blues, jazz
giovedì, novembre 17, 2005

musica: a Pavia omaggio a Dylan
May your song always be sung

TerlixOk, questo giovinotto con la chitarra si chiama Paolo Terlingo e suona il rock e il blues. Spesso ben mescolati, prevalentemente con The Rude Mood (ascoltali qui, se ti garba compra qui), ma anche altrove.

Domani venerdì 18, a Pavia a Spaziomusica, Paolo ripresenta un progetto acustico su Bob Dylan: "Zimmerman Circus, omaggio a Bob Dylan".

Tra gli ospiti c'è anche il mio rockfratello Teo.
Io sono per ascoltare, chiacchierare, bere delle birre.




postato da: burp alle ore 17/11/2005 15:42 | link | commenti (10)
categorie: musica, blues, pavia, spaziomusica
venerdì, novembre 11, 2005

musica: capolavoro + documentario
Kind of blue (dual disc)

Kind of blueAlla Feltrinelli aveva lo sconto e non ho resistito. Ho comprato il dual disc di Kind of blue, disco di Miles Davis del 1959, disco fondamentale per la storia del jazz. Disco jazz in assoluto più venduto di tutti i tempi.
Il dual disc è un cd speciale: da una parte è un normale cd audio (e normalmente contiene il disco originale rimasterizzato o con altre caratteristiche tecniche che ti godi solo se hai un impiantone); l'altro lato è un alto dvd in questo caso c'è un documentario. Costava una ventina di euri e via.
Kind of blue lo possedevo solo su una TDK C-60 del 1992, che immagino ormai fossilizzata in garage. Reperti di un tempo che fu, di cui Emmebi ha nostalgicamente indicato un giacimento

Ora, se hai già Kind of blue in cd, questo dual disc te lo puoi perdere. Rispetto all'originale, il cd contiene un alternative take di Flamenco Sketches. Il documentario è caruccio ma non imperdibile. Ci sono questo e quello (Hancock, Jackie McLean, Shirley Horn, persino Bill Cosby) che parlano del fascino e dell'importanza di Kind of blue. Nulla di nuovo insomma. C'è anche - questo sì almeno emotivamente più emozionante - il volto rugoso e la risata catarrosa di Jimmy Cobb, il batterista unico vivente della formazione che incise il disco.

Se però Kind of blue non ce l'hai, beh il discorso cambia. Perché, in quel disco c'è sempre da scoprire. E da imparare. Rilassandosi per giunta.
E così mi son chiesto perché proprio quel disco, perché così famoso e amato e citato e comprato.

E butto là un po' di risposte:
- Perché è un disco di Miles Davis, ma con lui ci sono almeno altri tre fuoriclasse assoluti (per non dire caposcuola) dei rispettivi strumenti: Trane, Cannonball ed Evans. I "gregari" sono gli elegantissimi Cobb e Kelly. Quindi il cast è di livello assoluto.
- Perché è un disco lento, morbido, a tratti lirico. È un sacco cool. 
- Perché è un po' nero africano e un po' cerebrale europeo.
- Perché essendoci Evans, che spennella la modalità, è un disco "colto". Winton Kelly è l'altro pianista e suona solo in una traccia (Freddie Freeloader): è bravissimo, è un signor pianista. Suona blues. Solo splendidamente blues. Fate caso alla differenza con Evans.
- Perché 2 pezzi su 5 sono dei blues, una forma che ci è stranota e che anche un ascoltatore non esperto seppur inconsciamente riconosce. (Altri due brani sono modali e poi la gemma di Blue in green è altro ancora.)
- Perché è un disco modale, appunto. Riprendendo alcuni esperimenti evansiani (la cui preistoria stava in Chopin), Davis decide di lavorare su poche scale, una o due, e di costruire tutto (temi, accordi, improvvisazioni) sulle note di quelle scale. Mi viene in mente un quadro fatto con due soli colori e le loro sfumature. (A me che di figurativo non so nulla, dico, mi viene in mente questo. E a te?) Il modale, che da questo disco in poi diventa un vero e proprio stile, per chi ascolta è rilassante (o noioso, dipende) come un porto sicuro. Per il musico invece è una sfida. Perché si trova a dover lavorare con molte meno frecce al suo arco. No cambi di accordo, no altre tonalità. E allora vengono fuori espressività e interpretazione. Saper creare cose nuove a ogni chorus con gli stessi pochi elementi, questa la sfida. 
- Perché è un disco da cucco. Lo dice persino Jimmy Cobb nel documentario. E Cosby aggiunge che "se lei non aveva ceduto a Flamenco Sketches (ultima traccia), allora la serata era in bianco". E quindi in teoria sarebbe uno dei pochi dischi - mi chiedo - per cui non vale l'adagio contiano sulle donne che odiavano il jazz?
- Perché è un disco regalatissimo (e giustamente) a tutto il pubblico non jazzofilo.

Ok, fin qui quello che è venuto in mente a me. Se ne vuoi sapere di più, sulla storia di quel disco c'è un libro apposta in cui investier i soldi che risparmi dal dual disc: “Kind of blue”, Ashley Kahn, Edizioni Saggiatore, ne scrissi al buio qui
Deve essere bellissimo: l'altro giorno da Birdland l'ho sfogliato con una fitta al cuore e una al portafoglio, che si era appena dissanguato.

UPDATE: per combinazione e per la piccolezza del mondo, la scorsa estate tra i monti, ho conosciuto Enrico Merlin, un chitarrista trentino che quel giorno a Romeno metteva in scena uno spettacolo per bimbi su Disney in jazz.
In seguito scoprii che questo ragazzo è un fior di esegeta dell'opera davisiana. Tanto che il suo lavoro è gratificato di un link diretto dal sito di Miles Davis. Mica pizza&fichi.


postato da: burp alle ore 11/11/2005 15:56 | link | commenti (1)
categorie: musica, blues, jazz, davis